Conclusioni
L’ex assistente degli Spurs non ha ereditato macerie. Quelle le trovò Livio Proli, l’uomo di Giorgio Armani, il giorno del suo insediamento all’inizio del millennio.
Una società morta e sepolta, che negli anni ha strutturato una squadra di riferimento, un settore marketing e comunicazione degno di una “powerhouse”, uno status di potenza economica nell’immaginario collettivo, un ritorno in massa a palazzo secondo numeri che erano mancati anche a meta anni ’90 con Bepi Stefanel.
Un’Olimpia entrata sotto pelle alla città, ma incapace di trovare continuità di risultati, chiudendo cicli ogni due anni, innalzando e riponendo bandiere e riferimenti. Un primo passo appunto, bisognoso di uno step successivo, evitando l’evidente rischio di ripiegarsi su sé stessa.
Non macerie quindi, ma fondamenta solide di un palazzo ancora senza una reale architettura. Che si vuole di imponente bellezza, ed ecco entrare in gioco Ettore Messina.
Il club ha ora un assetto sportivo di alta professionalità, un progetto tecnico chiaro, giocatori che conoscono l’EuroLeague e gli strumenti necessari per arrivare in fondo ad ogni obiettivo. Una squadra strutturata, che ha approcciato l’Italia con il piglio della dominatrice, e l’Europa con un passo playoff.
Niente è stato lasciato al caso, il mercato è stato vissuto da protagonisti, e non attendendo le rimanenze dei grandi club europei, e la preparazione è partita ad inizio agosto, anticipando risvegli della pandemia.
C’è una tangibile sensazione di complessità ed efficenza, e di cultura. Nel “marasma” della LBA post-Bianchi l’Olimpia Milano ha saputo essere componente silente (anche troppo, parlando dei rapporti con la stampa nazionale, da coinvolgere per creare una reale narrazione) ma partecipe, attenta a non fare “salti in avanti” sui mezzi d’informazione, stimolando la discussione nelle sedi istituzionali.
A livello nazionale non è cosa di poco conto, perché al cospetto dell’opinione pubblica il club non si è voluto mostrare come parte di un mondo più ricco ed elitario, l’EuroLeague, ma volto d’eccellenza di un movimento ben più vasto ed originario, quello italiano. Quello della base.
Se nel calcio chi è traino sogna una “Superlega”, nel basket si è agito diversamente, sempre con il gioco al centro di ogni pensiero. Giusto ancora una volta tornare sulla lettera pubblicata da Eurohoops, che non richiama solo la lega di appartenenza, quella di EuroLeague, ma tutti i leader del basket europeo, auspicando unione d’intenti (e un mondo diverso) nel momento più delicato.
Cultura, appunto, a dimostrazione di un uomo, Ettore Messina, capace di andare oltre il campo, non solo nel potere decisionale. Aspetto che per molti altri sarebbe stato bastevole e soddisfacente.
Ettore Messina per l’Olimpia Milano è un’opportunità, oggi come 18 mesi fa, e viceversa. Perché c’è un club che vuole scrivere una storia europea e un’egemonia nazionale, e un coach che ricerca nell’esempio Rubini la dimensione conclusiva della sua carriera. Questo, non a caso, era possibile solo all’ombra del Duomo.


Grazie Maggi i salti in avanti culturale e gestionale saranno fondamentali per costruire una squadra che si possa strutturare per tendere ad una egemonia generazionale in Europa ed essere attrattiva di riferimento oltreoceano. Spero tanto che Baiesi possa essere dei nostri molto presto
Grazie Alessandro molto interessante ed approfondito. Ci da modo di capire ed apprezzare il lavoro fatto dietro le quinte, quello che di solito il tifoso non vede.
Ho trovato interessante anche la ricostruzione del ruolo di Proli che ha fatto molto ma chre rispetto alle sue competenze era arrivato al capolinea
Articolo interessante , però un po’ troppo entusiasta verso un progetto che fino ad ora non ha spostato in alto l’asticella dei risultati e non da respiro di medio lungo termine vista l’età dei principali giocatori
Concordo come sempre con Biancorossodasempre perché, come in ogni sport di squadra, saranno i risultati sul campo a determinare il successo o il fallimento di un progetto.