I 18 mesi di Ettore Messina in Olimpia Milano: giudizi e sfide di un condottiero

Alessandro Maggi 4

Era l’11 giugno quando Ettore Messina veniva annunciato alla guida di Olimpia Milano. Lo chiamammo «Ciclone». Vediamo com’è andata

Ciclone Ettore Messina | Un Saggio per capire, con la partecipazione di Flavio Tranquillo

Riproponiamo, per incominciare, questo articolo del 19 giugno di ROM. E’ il prologo di questa nostra narrazione.

Sarà un LUNGO percorso di reciproca conoscenza, quello tra Ettore Messina e l’ambiente Olimpia Milano, retto dal naturale entusiasmo che accompagna ogni rivoluzione in atto. Una rivoluzione, come detto, che si abbatterà sul club come un vero e proprio ciclone.

Bisognerà comprendere, e per farlo realolimpiamilano.com ha contattato il giornalista di Sky e scrittore Flavio Tranquillo, uno dei più profondi conoscitori della materia cestistica e della materia Messina. Queste le sue parole per noi:

«Ho sempre pensato che le doti manageriali di Ettore fossero potenzialmente speciali. Mi pare di capire che l’Olimpia gli chieda di dispiegarle a tutto tondo, e sono curioso di vedere se per una volta avevo ragione. Posto che il manager sportivo non è il mago che scova i giocatori che lo fanno vincere sempre ma un professionista che costruisce una cultura organizzativa».

Cultura organizzativa, questa la missione che Ettore Messina dovrà in primo luogo sostenere, e che in molti hanno dimenticato in questi primi giorni concentrando ogni analisi su gioco e mercato. 

Il concetto di leader

Fissato questo primo principio, si può anche andare oltre, e qui Flavio Tranquillo ci corre in aiuto come co-autore, nel saggio scritto dallo stesso Ettore Messina nel 2012: «Basket, uomini e altri pianeti».

Abbiamo isolato alcuni passaggi, che ora proponiamo rapidamente. Partiamo dal mercato, da quella che sarà la prima ricerca necessaria:

«Vedendo Fischer e Kobe (nel saggio Messina racconta la sua esperienza ai Lakers, ndr) mi convinco sempre di più dell’importanza di poter contare su leader che si facciano portatori di un certo tipo di cultura del gruppo».

Principi che vanno ben oltre la tecnica o le statistiche. Il leader deve avere qualità che partono in primo luogo da condivisione e coinvolgimento. Questo ad esempio un confronto tra Ettore Messina e Kobe Bryant:

«Siete uguali (con Danilovic, ndr), ogni tanto fate sentire tutti delle nullità guardandoli con aria schifata, e così i compagni hanno paura di non passarvi la palla».

I Lakers sono in quel momento tra le primissime squadre Nba per incidenza degli attacchi in isolamento: «Il che va ricondotto all’eterna tentazione di dire al miglior attaccante del mondo “fai tu” alla prima difficoltà, cosa tutt’altro che ideale per lui e per noi».

E ancora:

«Prima o poi però, leggi playoff, le difese avversarie non saranno più disposte a concederli (riferimento ad una gara di 48 punti di Bryant, ndr) su base continuativa. Per allora dovremo quindi poter contare su un robusto piano B».

Essere un coach

E qui entra in gioco l’allenatore. Ecco alcuni assunti fondamentali.

«La gara (contro i Bulls, ndr) conferma la mia impressione che il loro allenatore Tom Thibodeau sia uno vero. E quando l’allenatore è così, la sua squadra sa cosa fare, attacco e difesa».

E quale deve essere il ruolo di un coach? «Il coach deve dare un contributo nella formazione della squadra, organizzarne l’attività nel quotidiano con gli allenamenti e poi portarla alle partite pronta ad affrontare le diverse situazioni che si possono presentare».

E questo è figlio di un duro lavoro, anche di riflessione e modellamento su caratteristiche che possono essere diverse dalle premesse: «Per me il coach è un sarto, chiamato a cucire il miglior vestito possibile per quel fisico, o squadra che sia». Attenzione: «Non chiedetemi di fare del pret-à-porter perchè non fa per me».

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4 thoughts on “I 18 mesi di Ettore Messina in Olimpia Milano: giudizi e sfide di un condottiero

  1. Grazie Maggi i salti in avanti culturale e gestionale saranno fondamentali per costruire una squadra che si possa strutturare per tendere ad una egemonia generazionale in Europa ed essere attrattiva di riferimento oltreoceano. Spero tanto che Baiesi possa essere dei nostri molto presto

  2. Grazie Alessandro molto interessante ed approfondito. Ci da modo di capire ed apprezzare il lavoro fatto dietro le quinte, quello che di solito il tifoso non vede.
    Ho trovato interessante anche la ricostruzione del ruolo di Proli che ha fatto molto ma chre rispetto alle sue competenze era arrivato al capolinea

  3. Articolo interessante , però un po’ troppo entusiasta verso un progetto che fino ad ora non ha spostato in alto l’asticella dei risultati e non da respiro di medio lungo termine vista l’età dei principali giocatori

  4. Concordo come sempre con Biancorossodasempre perché, come in ogni sport di squadra, saranno i risultati sul campo a determinare il successo o il fallimento di un progetto.

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