Sandro Gamba: Cari tifosi, è l’ora dell’aiuto

Alessandro Maggi 8

«Cari tifosi, è l’ora dell’aiuto» titola la Repubblica-Milano oggi in edicola per l’editoriale di Sandro Gamba

Sandro Gamba

«Cari tifosi, è l’ora dell’aiuto» titola la Repubblica-Milano oggi in edicola per l’editoriale di Sandro Gamba.

Leggiamo: «Mi aspetto, come in ogni situazione di crisi, che si riparta dai fondamentali. Dalla qualità dell’allenamento in palestra, ad esempio: chi ha voglia di sacrificarsi, di fare tutto quello che deve, mettendo da parte le lamentele e finendo sotto la doccia con la coscienza a posto? Funziona in settimana come in partita. 

E alla gente di Milano, esigente nel basket come negli altri campi, rivolgo un invito: non è il momento della caccia ai colpevoli. Tocca essere generosi. Aiutare. Spingere».

8 thoughts on “Sandro Gamba: Cari tifosi, è l’ora dell’aiuto

  1. A Milano di solito è la squadra che spinge il pubblico, e questa squadra non lo può (più) fare…..

  2. Chiunque ci sia in panchina dice sempre le stesse parole senza mai prendere posizione. Si vede che va verso i 94 anni….

  3. La storia del chiudersi in palestra a lavorare l’ho già sentita. Per anni. Da Messina. Che è ancora nell’organigramma Olimpia, e infatti non è cambiato niente, con una squadra costruita da lui per lui, e i promettenti giovani del vivaio fuggiti altrove.

    Massimo rispetto per Sandro Gamba, per la sua storia, ma ha 93 anni. Si riposi.

  4. Quanto dice Sandra Gamba fa parte di un basket, o forse di un mondo, che non esiste più. La gestione Armani ha portato solidità finanziaria e buoni risultati ma ha totalmente spersonalizzato l’essenza di appartenenza ai colori della nostra Olimpia. Il tifo che vivevo con esaltazione da ragazzino coi colori Simmenthal, le scarpette rosse, quel “pride” che Rubini incarnava e che ha trasmesso alla “Banda Bassotti” e poi alla mitica Tracer di coach Dan non esiste più. Inutile fare appelli, il tifoso odierno va a palazzo per passare una serata spensierata vedendo il basket e se esce vincitore bene, se perde pazienza, una bella pizza con birra e tutto si archivia. Il giovedì dopo magari si va al cinema o in discoteca o per un bel aperitivo e si dimentica il basket fino al prossimo impegno, se ci sarà occasione… Lo stesso vale per i giocatori, ottimi professionisti ma oramai abituati a cambiare aria anno dopo anno, è un lavoro come un altro, zero legami con l’ambiente, zero senso di appartenenza.

    1. @Hollwood concordo in toto. Ricreare quello spirito, quel senso di appartenenza, una volta distrutto è quasi impossibile.

  5. E’ semplicemente fantastico che il grande Gamba, 94 anni, sia sempre lì presente a bordocampo, Forum o Palalido non fa differenza, a manifestare vicinanza alla squadra ed a sostenerla.
    E la lucidità dei suoi pensieri è sorprendente, è un piacere poterlo leggere tutte le settimane.

  6. D’accordissimo con Hollywood. I bei tempi andati che anch’io ricordo, col Palalido infuocato (minchia, a sedici anni ci ho visto persino Bill Bradley, una sola volta, ahimè) non sono più ripetibili. Nello sport è cambiato tutto, e purtroppo non solo nello sport.

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