Non parliamo di crisi, ma tre domande per Simone Pianigiani ci sono, eccome

Tra una scoppola con Gran Canaria che se ne va, e un derby con Cantù che arriva, parliamo di AX Armani Exchange Milano senza pronunciare il termine crisi. I campioni d’Italia viaggiano 8-0 in LBA e in EuroLeague hanno incassato la prima, «reale» sconfitta della loro corsa europea. Solo ipotizzare processi dopo Barcellona e Kaunas sarebbe mortificante per il valore stesso della lega EuroLeague. Tuttavia, i dubbi emergono, e per Simone Pianigiani abbiamo tre domande.

Abbiamo un problema nel reparto lunghi?

11’ per Mindaugas Kuzminskas, meno di 13’ per un Kaleb Tarczewski in difficoltà, neanche un 1’ per Christian Burns. In campionato, rispetto ad un anno fa, Simone Pianigiani pare avere più fiducia nelle seconde linee, in Europa no: significa che a questo livello l’Olimpia Milano ha solo due giocatori degni di fiducia, ovvero Arturas Gudaitis e Jeff Brooks?

Ma si può ancora attendere Curtis Jerrells?

Una premessa: Curtis Jerrells vale una competizione che ha giocato in passato, vivendo la cavalcata del primo anno di Luca Banchi. Essere da primissimo livello in EuroCup è di per sè una garanzia, ma gli anni passano, e le situazioni fisiche non possono avere contorni definiti per chi vive da fuori le dinamiche di squadra. Il problema è il presente, «oggi» influenza «domani». Quindi, Curtis Jerrells può essere atteso ancora a lungo? Mike James viaggia quasi a 40’ di media, Nemanja Nedovic sarebbe elemento di ri-equilibrio, ma per Pianigiani questa squadra ha quattro creatori di gioco (James, Nedovic, Micov e Jerrells), di cui tre vivrebbero molti minuti comuni in campo (o quasi tutti). Serve l’alternativa dalla panchina: si può davvero pensare di restare ancora a lungo al capezzale di «The Shot»?

Il progetto difesa-transizione è possibile solo con Nemanja Nedovic?

In estate, la grande «suggestione» era una squadra di «transizione», più attenta in difesa (perchè priva della coppia Theodore-Goudelock in questo senso) e capace di attaccare il ferro nei primi secondi con elementi più portati non tanto all’uno contro uno, quanto a reggere il contatto fisico per una dose di atletismo più spiccata. Di fatto, questo si è visto solo al Pireo. Può essere solo Nemanja Nedovic il metro di questa filosofia? Pare chiara la volontà difensiva di contestare il tiro dall’arco piuttosto che l’accesso al pitturato, ma le difficoltà nella difesa sul p&r centrale sono le stesse della passata stagione, e ora sono peccato originale. L’Olimpia può essere facilmente attaccabile dopo il primo blocco, e percentuali alte da “2” permettono una facile pressione sul portatore di palla dalla rimessa. Levati i primi 8’’ di possesso, la squadra diventa prevedibile anche sull’altro lato del campo.

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5 pensieri su “Non parliamo di crisi, ma tre domande per Simone Pianigiani ci sono, eccome

  1. Sottoscrivo ogni parola del tuo articolo; è una disamina che condivido al 200%.
    Aggiungo solo qualche mio pensiero.

    – REPARTO LUNGHI
    Il coach ha delle rotazioni dogmatiche. Tarczewski parte sempre nei primi 5 (sistematica sostituzione nel primo quarto) e Kuzminskas (salvo qualche scampolo) gioca nel secondo e nel quarto quarto. Non capisco perché queste scelte non possano essere flessibili in base all’avversario. Tarczewski non ha grandi problemi contro i centri fisici ma soffre quelli tecnici; quindi se il Barcellona parte con Tomic dopo 5 minuti hai Tarczewski con problemi di falli e fuori partita: non sarebbe meglio schierare Gudaitis ed accoppiare Kaleb a Seraphin? (è un esempio singolo ma riportabile in altre partite).
    Kuzminskas è chiaramente un giocatore in crisi di fiducia; perché non provarlo in quintetto dandogli un segnale diverso dal solito? Tra l’altro la scelta di schierarlo nel quarto quarto (pur non essendo al top) rende tante volte obbligato un rientro rapido di Brooks (riducendo ulteriormente la fiducia del lituano).

    – JERRELLS

    sicuramente nelle idee di pianigiani Jerrells era il quarto creatore di gioco da alternare ai tre principali. L’anno scorso in Eurolega Curtis non ha per niente sfigurato dimostrandosi però molto meno difensore che nel 2014. Pur essendo da sempre un giocatore molto altalenante (ma sempre decisivo quando contava) quest’anno mi preoccupa molto la notevole perdita di rapidità che lo mette in difficoltà in ambedue i lati del campo. Solo lo staff può sapere se è un decadimento atletico oppure è limitato da qualche fastidio fisico.

    – DIFESA- TRANSIZIONE

    Una cosa ho sempre apprezzato delle affermazioni di Repesa: in Eurolega si vince solo se i piccoli possono garantirti una elevata pressione sulla palla (vedi acquisti di Lafayette e Jenkins). In questo momento Milano non ha nessuno specialista difensivo tra i piccoli ed un solo difensore oltre la media (Nedovic). Questo ci rende molto vulnerabili sui pick and roll con adattamenti dei lunghi che Gudaitis esegue alla perfezione mentre a Kaleb costano sempre qualche fallo di troppo. Va da sé che la minore efficacia difensiva frena la nostra transizione offensiva. Per come la vedo io (Micov a parte) non abbiamo giocatori di lettura ma giocatori con ottimi istinti offensivi che devono attaccare rapidamente. Poi ci sarebbe da capire se lo staff penserà mai di proporre qualche variante al pick and roll centrale ……….

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  2. È stata una brutta sconfitta, ok.
    La mancanza di Nedovic è diventata decisiva, com’era preventivabile, e come infatti si è verificato.
    La spiegazione del brutto periodo sta principalmente lì, inutile nasconderlo.
    Ti levano una delle tue punte, chiaro che tutto si complica.
    D’accordo, al Fener non succede, non succede al Real o al CSKA, ma noi non siamo ancora nessuna di queste squadre, e se ci levi una delle due punte, ne soffriamo, ovvio!
    Guarda il Khimki…

    Anche questa sconfitta è maturata nel secondo quarto, come a Kaunas, ovvero quando entra il secondo quintetto.
    Perché i primi danno e sono competitivi, sono i secondi che purtroppo non danno niente, e non si capisce veramente perché.
    Jerrels certo, ma anche gli altri tutti piuttosto evanescenti, Kuzminskas, Della Valle, Burns.
    Giocano poco? Pensa se stessero in campo di più, a parziali di 18 a 0 a volta…

    Il quintetto base regge eccome, il problema è che non sembra sostituibile, quindi si allungano di troppo i tempi in cui sono costretti a stare in campo.
    E parlo anche di voglia, oltre che di rendimento, lo spirito combattivo e tenace di James, Brooks, Gudaitis, Bertans, Micov.
    Cosa è successo? Perché questo calo del secondo quintetto, di cui Kuzminskas, con le sue difficoltà psicologiche, è il sintomo più eclatante?
    E qui salverei Cinciarini, che ce la mette sempre tutta.

    Per provare a capire, a me sembra che il rendimento calante di Tarczewski sia una spia di qualcosa che avviene nella squadra in generale.
    Non sono in grado di indicarla con precisione da fuori, ma il sintomo Tarczewski mi pare lampante.
    Il ragazzo infatti ha sempre mostrato impegno, voglia e volontà di migliorare, sempre – ed è migliorato molto da quando è arrivato.
    Adesso da qualche settimana è in evidente regressione.
    È anche nervoso, parla anche lui troppo con gli arbitri: se la prende con loro se non sta in piedi sulle gambe, e contro Gran Canaria ha discusso animatamente con Pianigiani e i suoi assistenti.
    Uhm… insolito. Sintomo di qualcosa.
    Di un nervosismo corrente che incide anche sul rendimento della squadra, specialmente nelle seconde linee, segnate dalla fragilità psicologica di Kuzminskas che perde palloni quasi senza accorgersene.

    C’è un distacco tra protagonisti e comprimari in questa squadra, un distacco evidente, e forse i comprimari lo avvertono con troppa forza e reagiscono male? E si ribellano?

    Il rientro di Nedovic cambierà molte cose in meglio, non subito, ma da gennaio quando sarà davvero in forma, ma intanto la scollatura della squadra va sanata, con un lavoro accurato e severo, anche da parte della dirigenza – perché non è accettabile che ci siano malumori per il tempo che stai in campo.
    Quando entra in campo un professionista deve dare tutto, per un minuto, venti secondi o per 25 minuti!
    Ricominciamo da qui.

    E investiamo su un giocatore nuovo, per la crescita generale, secondo me.

    (Palmasco)

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  3. Quanti pensieri interessanti. Grazie.
    Anche io sono di quelli che vedono un po’ di scollamento nella squadra. Il quesito che si pone, allora, e’: e’ meglio una squadra senza gerarchie? Direi di no.
    I primi cinque (o sei) sanno di essere da quintetto. Anche gli altri sanno di non esserlo e di avere poco per dare tanto. Ma non e’ facile scendere in campo sapendo di dover dimostrare tutto in un minuto. Penso a uno come Burns. In 45 secondi di parquet in una gara di eurolega come puoi dare tutto? Tutto cosa? Tutto quanto? Burns da quattro puo’ stare in campo una decina di minuti anche in EL. Certo non e’ Brooks ma se lo fosse saremmo il real o ol cska, non Milano (e Burns sarebbe Singleton, probabilmente). Della Valle soffre in difesa ma in dieci -quindici minuti puo’ esprimere il suo immenso potenziale offensivo. Gli basterebbero in paio di triple in transizione, per accendersi.
    Aggiungo una considerazione che puo’ sembrare ovvia ma non lo e.’ Se Della Valle gioca con Jerrels che non rende, con Tarcewski che stenta, con Kuz che si deprime fa certamente piu’ fatica. Magari i cambi andrebbero gestiti lasciando comunque in campo almeno due o tre del quintetto base. Diffcile ma fattibile.
    Credo anche io che per Jerrels il tempo rimasto sia poco. Cosi’ come per Kuz, che anche io proverei a rilanciare dandogli fiducua in quintetto (come ultima spiaggia).
    Nedovic risolvera’ molti problemi perche’ e’ una pedina fondamentale della squadra e, avendone solo tre o quattro (Gudaitis per me e’ una di queste) soffri quando ne manca una. Altrimenti saremmo il Fener.
    Concordo con chi dice che il quintetto base potrebbe adattarsi alle situazioni, specie con riferimento al ruolo di cinque.
    Siamo in ottima posizione in lba e buona in eurolega. Adesso il lavoro necessario per lo staff e’ ricompattare il gruppo e trovare alchimie un po’ differenti per far rendere tutti al meglio. Il mercato? Io cercherei un tre di livello o un cinque un po’ tecnico da contrapporre a tipi come Tomic. Difficile pero’ trovare giocatori di livello attualmente disponibili.
    Difesa e transizione? Credo che il solo Nedovic sia “portato” per questo tipo di gioco. Un po’ forse anche Cinciarini. Certo e’ che la nostra difesa sul p&r centrale DEVE migliorare: in Europa certe debolezze si pagano care.

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    1. Stavo giusto per scrivere che non è obbligatorio lavorare di primo quintetto e secondo quintetto se non c’è l’hai; dai staff provate a mischiarli su. Burns entra e fa un fallo stupido, chiaro che volesse dimostrare grinta difensiva e chiaro che ha esagerato. Da lì a toglierlo subito…

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