La costruzione delle squadre
Definire anno “zero” la stagione passata, e “uno” quella attuale, può avere un senso, per quanto estremamente semplificativo.
«Non è una squadra di Messina». Frase che nella stagione 2019-2020 abbiamo sentito spesso, e scritto anche noi, ma che sarebbe fuorviante legare alle rimanenze di roster ereditate dalla gestione precedente.
Kaleb Tarczewski, Arturas Gudaitis, Jeff Brooks, Vlado Micov, Nemanja Nedovic… nomi di valore, non figli delle scelte di Messina, ma ripartire da zero non è mai possibile ad un livello come l’EuroLeague moderna.
I roster sono più profondi, i contratti più pesanti, duraturi e vincolanti. Tuttavia definire l’azione di Ettore Messina “passiva” sarebbe limitativa in sede di mercato.
E’ arrivato Sergio Rodriguez, sono stati salutati contratti alla mano Mike James e James Nunnally… superstar d’EuroLeague, credibilmente le prime due opzioni offensive. E si sono presentati al Forum anche Michael Roll, Aaron White, Luis Scola, Shelvin Mack.
In campo non si è vista «la squadra di Messina» perché i giocatori non hanno saputo ritagliarsi addosso il vestito, e il sarto stesso ha trovato difficoltà ad adeguare il tutto, consapevole, e qui torniamo ad un assunto di partenza, che: «il pret-à-porter non fa per me».
Ettore Messina ha dovuto capire, e sbagliare, ma sempre agendo secondo linearità di pensiero, e con risultati importanti ben oltre il campo. La sua Olimpia Milano non poteva più dipendere da un Alessandro Gentile, un Andrew Goudelock o un Mike James.
La sua Olimpia doveva essere “variabile”, di difficile lettura per gli avversari, capace di cambiare in corso d’opera secondo le letture in campo del suo condottiero. Un insieme di carte a sorpresa, che non possono prescindere dall’esperienza e dallo spirito vincente di alcuni suoi interpreti.
In 12 mesi i presupposti del “ciclone Messina” si sono attuati. E questo non è aspetto da poco conto, perché il tutto è stato inseguito, come già detto, con linearità. Cultura organizzativa.
Forse un dato non è mai stato troppo sottolineato: Sergio Rodriguez, Gigi Datome, Luis Scola, Kyle Hines. Tutti giocatori simbolo della New Era di EuroLeague, un tempo impossibili da raggiungere, ora accorsi a rivelare un nuovo status di credibilità. Uno status che è figlio di Ettore Messina. Del Ciclone Ettore Messina.
Poi, appunto, si può sbagliare. Shelvin Mack? Inadeguato. Aaron White? Idem. E lo confermano anche le loro presenti prestazioni, ben lontane da quelli che sono gli obiettivi sbandierati dal club Olimpia Milano.
Ma, lasciando ad ogni singolo appassionato il giudizio ultimo sull’opportunità stessa di certe decisioni, sarebbe superficiale ridurre il tutto alla dicotomia Mack-James.
Poteva l’asso del Cska rientrare nell’ottica Messina? Evidentemente no, e allora giusto togliersi il dubbio, come nel caso di Arturas Gudaitis. Fermo restando che, nella sostituzione del play ora al Cska, si potesse fare molto meglio.


Grazie Maggi i salti in avanti culturale e gestionale saranno fondamentali per costruire una squadra che si possa strutturare per tendere ad una egemonia generazionale in Europa ed essere attrattiva di riferimento oltreoceano. Spero tanto che Baiesi possa essere dei nostri molto presto
Grazie Alessandro molto interessante ed approfondito. Ci da modo di capire ed apprezzare il lavoro fatto dietro le quinte, quello che di solito il tifoso non vede.
Ho trovato interessante anche la ricostruzione del ruolo di Proli che ha fatto molto ma chre rispetto alle sue competenze era arrivato al capolinea
Articolo interessante , però un po’ troppo entusiasta verso un progetto che fino ad ora non ha spostato in alto l’asticella dei risultati e non da respiro di medio lungo termine vista l’età dei principali giocatori
Concordo come sempre con Biancorossodasempre perché, come in ogni sport di squadra, saranno i risultati sul campo a determinare il successo o il fallimento di un progetto.