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Kaleb Tarczewski, l’anno della consacrazione

La storia del centro biancorosso da olimpiamilano.com: dall’arrivo a Milano alla grande stagione, purtroppo interrotta dal virus

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Per parlare in modo compiuto di Kaleb Tarczewski e dei suoi quattro anni a Milano bisogna partire dall’inizio. Da quando arrivò all’Olimpia sostanzialmente come “insurance guy” in vista dei playoff del 2017. In quei giorni la società valutava giocatori esperti, pronto uso, oppure giovani emergenti, scommesse. Arrivò così Kaleb Tarczewski dagli Oklahoma City Blue, dove faceva il cambio di Dakari Johnson che in quel momento era considerato il miglior centro della G-League. Tarczewski era un vero rookie: dopo quattro anni all’università dell’Arizona (laurea in business management), non era stato scelto nei draft, ma gli Oklahoma City Thunder l’avevano voluto nel roster estivo, poi al training camp, poi lo portarono anche in Spagna a giocare due esibizioni contro Real Madrid e Barcellona. Tarczewski giocava con Russell Westbrook e Steven Adams.

Alla vigilia della stagione lo dislocarono nella G-League e a primavera decise di cambiare mondo e venire a Milano. “In pratica tutta la mia carriera professionistica fino a questo momento si è svolta a Milano. E’ la mia squadra, la mia famiglia”, dice. Si vede anche dalle piccole cose: all’inizio era ovviamente il ragazzo che doveva imparare, ritagliarsi spazio, non dare fastidio, limitare gli errori. Adesso parla con i compagni, aiuta i nuovi americani a comprendere, distribuisce consigli. Questione di maturità, esperienza, consapevolezza dei propri mezzi. E anche di uno status all’interno del gruppo. Il ragazzo che era arrivato come apprendista, oggi è uno dei centri più efficaci dell’intera EuroLeague: con 26 stoppate in 28 gare, è secondo solo dietro all’inarrivabile Walter Tavares del Real Madrid, ma è anche quarto nel tiro dal campo, nono nei rimbalzi totali, nono in quelli offensivi.

La sua crescita è stata evidente sia nel corso degli anni che nel corso della stagione. Il saltatore che segnava solo schiacciando, come ricevitore di alley-oop, convertendo rimbalzi offensivi o riempiendo la corsia centrale in contropiede (la velocità di Tarczewski per un uomo della sua stazza è prodigiosa), adesso ha aggiunto un gancetto ravvicinato, un accettabile tiro in sospensione dalla media e ha imparato a usare gradualmente il piede perno. Ed è diventato un eccellente passatore. In tante situazioni diverse, scaricando da sotto negli angoli, punendo i raddoppi sotto canestro per servire un tagliante ad esempio. In questo video ci sono i migliori giochi di Tarczewski senza considerare le specialità personali, schiacciate e stoppate.

C’è un altro aspetto da tenere presente: nel basket di oggi è rarissimo restare tanto tempo nello stesso club, sviluppare il senso di appartenenza che Tarczewski esibisce ogni giorno, frutto di un rapporto di totale fiducia del club in lui e di lui verso il club. Tarczewski ha giocato una partita con una mano rotta solo perché serviva un ultimo sforzo (contro il Buducnost l’anno passato), si è messa una calotta protettiva per giocare ancora nella finale scudetto del 2018. Il premio è che oggi è secondo di sempre nel club per presenze in EuroLeague, primo per rimbalzi catturati, primo in campionato nelle schiacciate. Quest’anno ha valicato i 700 punti segnati in Serie A e i 500 rimbalzi catturati. Non è decisamente più il rookie che ama le attività all’aperto e cerca di occupare uno spazio.

Ovviamente, la specialità è sempre quella. Tarczewski non ha mai negato di amare soprattutto una cosa sul campo da basket: schiacciare. Raggiunge altezze irreali, ha velocità di esecuzione sia nel salto che nel movimento delle braccia, oltre che nella corsa. Correndo ha schiacciato il canestro decisivo nella strepitosa rimonta sul Bayern Monaco. La combinazione Rodriguez-Tarczewski con alley-oop è decisamente la miglior soluzione esibita dall’Olimpia in questa stagione. Uno dei migliori passatori della storia europea per uno dei migliori “roller” della Lega.

Ma quest’anno Tarczewski ha giocato con una continuità di rendimento superiore. Nelle prime 12 partite di EuroLeague ad esempio è andato in doppia cifra una volta, segnando 10 punti. Nelle successive 16 è successo nove volte. Ha giocato una partita mostruosa a Istanbul contro il Fenerbahce, quando ad un certo punto ha convinto i giocatori avversari a girare al largo dall’area perché stava stoppando tutto. Poi si è ripetuto a Kaunas quando ha schiacciato sei volte, per la quinta volta andando oltre i 20 di valutazione, una specie di soglia che introduce nel mondo delle “grandi prestazioni”.

Tarczewski ovviamente è figlio di una pallacanestro diversa rispetto a quella che giocavano i suoi maestri, Jay Murphy che lo scoprì nel New England e Joseph Blair che l’ha allenato ad Arizona. Ai loro tempi, il gioco interno era fondamentale. Si andava in post basso per mettere pressione sulla difesa e aprire spazi, ma anche per segnare direttamente. Succede ancora, ma molto meno. I centri sono giocatori di energia, che attaccano il ferro tagliando, che proteggono il ferro con la loro verticalità. Tarczewski ha conosciuto solo questo tipo di basket, di grande dispendio fisico, di straripante energia, in cui ogni contropiede è uno sprint, ogni rimbalzo una lotta, un tipo di basket in cui si trova alla perfezione. E ora Kaleb è di diritto tra i grandi “Numeri 15” della storia dell’Olimpia.

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2 Commenti
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marco
marco
1 mese fa

Kaleb, quando e’ arrivato sembrava il classico giovane di passaggio per altre squadre, l’ americano che non trova spazio in NBA e viene in Europa in cerca di fortuna
Invece eccolo qua, sicuramente maturato e convinto dei propri mezzi.
Faccio una richiesta ai tecnici OLIMPIA, usate quest’ estate per dargli quei fondamentali in attacco che onestamente non ha ancora e diventera’ immarcabile per molti avversari.
Ultima cosa: e’ un guerriero… teniamocelo stretto.

Biancorossodasempre
Biancorossodasempre
1 mese fa

Mi piace pensare che questo articolo anticipi la notizia del rinnovo, speriamo!

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