Olimpia Milano Magic Moment | Il tuffo di Bob secondo Marzagalia

Gli Olimpia Milano Magic Moment nei nostri racconti infarciti di ricordi, anche personali. E’ Alberto Marzagalia a raccontarci il tuffo di Bob

Mercoledì 24 maggio 1989, più di 30 anni fa, come fosse oggi. Alle 18.30 inusuale  appuntamento al Tennis, solita sfida ricca di insulti in stile ben poco “wimbledoniano”, rivalità accesa, si fa fatica persino a restituire le palline a chi deve servire.  

La classica partita del giovedì è stata anticipata perché il giorno dopo, al mitico PalaTrussardi, è  in programma gara 4 delle finali Playoff, un Milano-Livorno che pare ormai del tutto indirizzato verso la sponda biancorossa, dopo una certa paura nel primo episodio poi scongiurata da due convincenti prove in gara 2 e 3. In sostanza una festa annunciata.  

Alle 20.30, sfruttato l’ultimo “set point”, si chiude la settimanale parentesi tennistica, con l’abituale corollario di reciproche gentilezze. E’ tempo di spogliatoio e di doccia. E qui arriva il sorpresone…

Sparito il portafoglio ma, soprattutto, una busta con la bellezza di 8 biglietti per gara 4, acquisto fatto per diversi amici che non volevano mancare all’atto finale. Ed ora chi glielo va a dire? Chi ti ripaga il gruzzoletto speso per avere quei preziosissimi tagliandi, ottenuti solo perché Via Caltanissetta è in quegli anni casa tua?  

Ecco l’idea dell’investigatore del secolo… Se rubi un portafoglio in uno spogliatoio e scappi, dove lo butti dopo aver preso contanti e quanto ti possa interessare? Ovviamente nel primo contenitore disponibile, che davanti all’ingresso del circolo è quello del vetro.   Indagine rapida e recupero istantaneo, il Grissom di oggi che c’era in te già allora non ha rivali.

Ovvio che di contanti non vi sia traccia, ma come di fronte ad un’illuminazione divina, ecco comparire la piccola busta piegata, all’interno della quale brillano come i diamanti più puri gli 8 biglietti. Commento immediato? «Che pirla il ladro faceva 100 volte tanto bagarinando i biglietti e lasciandomi quel paio di “deca” in contanti…»  

Meglio così, è un segno, è fatta, domani si vince e si dimentica tutto, anche il McNealy da 32+21 e 52 di valutazione nei 50 minuti di  gara 1 degli ottavi, un Philips-Irge 114-116 che avrebbe potuto chiudere con un anno di anticipo un’era.  

Com’è andata quel giovedì lo sapete tutti, nessuna festa e l’incubo di gara 5 a Livorno, l’ultimo posto al mondo in cui vorresti giocarti uno scudetto.   C’è un sapore strano in quel sabato pomeriggio, la sensazione è di aver perso il treno in gara 4 e che quel gruppo di uomini straordinari sia al capolinea. Ognuna delle tante gare decisive, da Losanna in poi si portava dietro il peso della paura che tutto finisse lì, che Mike, Bob e Dino fossero all’ultimo ballo.  

La partita è una guerra di nervi, tanti strappi, moltissimi errori e spaziature che oggi farebbero rabbrividire. Da Fantozzi che segna il primo tiro da tre ed esulta più di Tardelli a Premier che lancia l’asciugamano a Gianni Decleva, il tecnico a Pittis, poi ancora il fallo “intenzionale” ad Albert King (che classe, la purezza del gesto come ne ho visti pochi altri), ma è lo stesso Premier che fa quello che nessuno avrebbe nemmeno il coraggio di provare: ribalta la gara ed è +8. Finita? Macché…  

Fantozzi ancora dall’arco per il -5, Mike sbaglia ed arriva il quarto (quinto…) fallo di Albert King: liberi di Wendell Alexis e -3.   E sulla palla persa di D’Antoni ecco che si materializza il più grande gesto della storia della pallacanestro italiana.  

Alberto Tonut in contropiede, libero verso il ferro, controlla che King, alla sua sinistra, non lo possa ostacolare. E’ fatta per un facile layup, ma… dal nulla dopo due passi di un atletismo sospetto per un 38enne, Bob McAdoo si tuffa per andare a deviare la palla impedendo lo scontato canestro livornese.  

Ancora oggi, a rivederlo, non ci si crede. Quello straordinario corpo che vola parallelo al parquet e finisce dinanzi alle centinaia di livornesi stipati a bordo campo.  

Non si capisce più nulla, fa confusione persino un comprensibilmente agitato Gianni Decleva che parla in diretta di «McAdoo che placca Tonut». Niente i tutto ciò, è semplicemente la giocata difensiva del secolo.   C’è tutto Bob McAdoo in quel gesto, il campione straordinario, quello che appena arrivato a Milano non voleva togliersi la “sua” tuta dei Lakers come a riconfermare il suo essere superiore ma che alla fine forse andava persino a letto vestito di biancorosso.  

Robert Allen McAdoo, uno che è stato Rookie of The Year, MVP ad interrompere il dominio di un certo Kareem Abdul Jabbar e capocannoniere di NBA, cosa va ad estrarti nel momento più difficile?   Un tuffo, un gesto indimenticabile per esecuzione ed impatto, qualcosa che nemmeno lui si seppe spiegare allora, quasi imbarazzato alla domanda di Aldo Giordani durante la DS della sera seguente: «The dive?» e giù risate, come non seppe fare pochi mesi fa in cui colloquio con Toni Cappellari: «Io, un attaccante nato che non ha mai sudato troppo in difesa, che vengo ricordato in Italia per una giocata difensiva… Qua in America non ci credono…».  

Ed ancor più particolare è che quel tuffo, a livello di punteggio fu quasi dannoso, perché sulla rimessa Fantozzi pareggiò con una tripla, mentre l’appoggio di Tonut avrebbe garantito ancora il +1 a Milano. Ma tutto ciò non conta niente di fronte ad un gesto simile che ha scritto l’ennesima pagina di gloria di una squadra composta da uomini straordinari prima ancora ch giocatori unici.  

L’eleganza e lo stile inconfondibili di Bob, che ci aveva incantato scuotendo le retine di tutta Europa, non erano mai state così intense e travolgenti. Era la Milano che non si arrendeva, mai. Erano uomini che semplicemente non accettavano la sconfitta in alcun modo.  

Quello che accade dopo è storia arcinota, il canestro di Forti assolutamente non valido ed uno scudetto che è stato l’ultimo atto leggendario della Milano nata col Billy sulle ceneri della Cinzano e della Innocenti.  

Un sabato sera tristissimo, una doccia prima di uscire per una classica “sbronza per dimenticare” e mentre sei sotto la doccia bussa tua madre e ti dice «Siamo campioni d’Italia, vaff… Forti, ha segnato a tempo scaduto». I dettagli dell’esultanza nudo per casa è meglio evitarli…  

Ben oltre la mezzanotte  si ferma il pullman all’angolo di Via Hajech, troppo stretta perché ci potesse svoltare, ma soprattutto perché non meno di 2-3 mila persone (sia per la polizia che per i sindacati…) sono lì ad attendere i propri eroi.   «Sai che alcune auto di tifosi livornesi ci hanno seguito fino in autostrada?» Toni Cappellari ora ride, ma nel racconto c’è la storia di una pomeriggio in cui si sono concentrate tutte le emozioni possibili ed immaginabili.  

Il tutto fu talmente straordinario che la Domenica Sportiva, il giorno dopo, celebrò l’impresa dedicandogli perfino la “Moviola di Carlo Sassi”, uno degli appuntamenti più attesi da tutti gli italiani.

“The dive” fece la storia perché permise di allontanare di un anno quel famoso incubo della fine dell’era di Mike, Bob e Dino.

Era la fine di aprile del 1990, la Viola Reggio Calabria forse non si rese neppure conto di quel che combinò. Guidata da Dan Caldwell, nonostante un McAdoo da 38 in 38 minuti con 18 rimbalzi, la squadra calabrese vinse 90-87 e permise a Flavio Tranquillo, allora giovane radiocronista biancorosso, di pronunciare parole che restano nella memoria di chiunque abbia vissuto quegli anni straordinari:

Oggi si chiude un’era, oggi abbiamo probabilmente visto per l’ultima volta insieme Mike D’Antoni, Dino Meneghin e Bob McAdoo e non possiamo non sentirci testimoni di qualcosa di storico

Si chiuse un’era, ma la leggenda di quegli uomini è scolpita nell’eternità. Come il tuffo.

One thought on “Olimpia Milano Magic Moment | Il tuffo di Bob secondo Marzagalia

  1. Meraviglioso, da brividi viva le difese, anche quelle inutili l’arma di chi vuole vincere che rivive proprio in questi giorni dai che ricomincia un’era. road to Colonia e la gioia di esserci in tutti e due i momenti, Grazie per i bei ricordi

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