Il copy social dell’Olimpia per l’addio al basket giocato di Kyle Hines è perfetto. Nessuno gli ha voluto bene più di noi. Oly e Cska sono abituati ai grandi, a vederli giocare, a vederli vincere; e da un grande di un’era passano al grande successivo.
Noi non lo eravamo più e ci siamo aggrappati a quelle spalle da Atlante. Chi mi conosce bene, sa perfettamente quale sia il mio Monte Rushmore dell’Olimpia targata Armani: Ettore Messina, Sergio Rodriguez, Kyle Hines, Gigi Datome (Micov è capitolo a parte perché è idolatria fanatica). Senza l’uno, non c’è l’altro e senza l’altro non c’è l’uno.
E senza il loro avvento saremmo ancora a vivacchiare, un anno si vince e l’anno dopo detona tutto. Ettore è il patriarca; Gigi è la mamma che sa sempre come rincuorarti, con una parola giusta; Chacho è lo zio un po’ artista – che è riuscito a fare i soldi vendendo un quadro all’Arciduca di Castilla – che porta allegria al tavolo; e poi c’era Kyle, papà di tutto e di tutti, capitano senza lustrini ma dall’uniforma intonsa e impeccabile: non abbandona mai la nave nella tempesta grazie alla sua grande statura morale, tiene la barra dritta anche nel buio perché conosce le stelle, tutti lo guardano perché finché lui non è nel panico (e, spoiler, non va mai nel panico) nessuno è autorizzato a scoraggiarsi.
Ad Hines sono legate alcuni delle immagini più importanti e suggestive di questi ultimi 4 anni: la dote sono tre scudetti e una Final Four. Il muro umano su Baldwin è la versione Olimpia su LBJ su Iguodala; la cancellata ferrea su Bolomboy ispirazione del primo murales-grafica di ROM; la scure su Micic innesca lo scalpo di Istanbul. Ma non solo, perché è facile ricordarsi di azioni che fanno saltare sulla sedia: io ricordo i mille rimbalzi offensivi (quello allo scadere a Oaka per rimediare una partita che stavamo buttando nel gabinetto), la sensazione di non avere in campo non un solo difensore ma un intero sistema difensivo e quel primo quarto – chissà come mai proprio assieme a Gigi – che scaccia ogni tipo di paura in gara7 contro quelli là. E c’è chi ti ha definito “Bonsai”… Una Sequoia semmai.
Bastava averlo in campo per avere la massima confidenza da fuori. Non è sempre stato perfetto, ci mancherebbe, ma in cuor tuo sapevi che nel momento decisivo lui avrebbe tirato fuori una giocata decisiva. Il cuore e l’anima. Li hai regalati a noi nei tuoi ultimi anni da atleta. E tu resterai per noi come il primo amore: con il tempo ne passeranno altri ma continueremo a guardarti con gli occhi del fanciullo palpitante.


Bellissimo ritratto di sir Kyle.
Uomo, e giocatore, a cui Messina mai e poi mai avrebbe rinunciato in una singola partita di playoff, in barba ad età, acciacchi, fatica, critiche e via dicendo. Troppo importante la sua sola presenza, per il coach, lo staff, i compagni, a dimostrazione della grandezza del personaggio in questione.
Giocatore straordinario, dotato di intelligenza cestistica sopra media; persona meravigliosa, leader silenzioso, rispettato da tutti gli amanti della pallacanestro.
Molto bello che abbia salutato Milano non con un addio bensì con un arrivederci, lasciando chiaramente intendere la possibilità di un futuro ritorno.
E allora… arrivederci Sir Kyle!
Alla retorica visionaria e psichedelica del Guazz, che tutti noi amiamo – io di sicuro – stavolta scappa un eccesso di retorica che finisce per risultare immangiabile.
Dove dice, alla lettera: “E senza il loro avvento saremmo ancora a vivacchiare, un anno si vince e l’anno dopo detona tutto”.
“Loro” sarebbero Messina e pretoriani.
Mentre invece è evidente a tutti, anche al Guazz, ne sono certo, qui però tradito dalle necessità del suo stile, che con Messina vivacchiamo ormai da più di due anni e siamo detonati da altrettanti, per quanto con la panza piena e il Forum pure, ma di alimenti senza nutrimento: come quel latte così sterilizzato, da essere privato di ogni sostanza, come purtroppo mostra la debolezza dei suoi uomini in campo, quando conta.
Diciamo che sarebbe ora di terminarlo quell’avvento, anche perché non ci sono più Hines né Gigi, e se per questo neanche Nicolò…
Nessuno qui è rimasto glabro, a Palma’ dacce un taglio.
?
Non ho capito.
short version; che barba.
Kyle <3