Ettore Messina: Io, il Popovich dei poveri. A Milano sto imparando

Ettore Messina parla di Nba, e Gregg Popovich lo incorona: Se qualcuno fosse stato abbastanza intelligente lo avrebbe già assunto in Nba

Dario Skerletic per Sportando ha tradotto parte di una lunga intervista concessa da Ettore Messina a The Athletic.

Forse accadrà, o forse no…forse potrei tornare nuovamente a fare l’assistente

Su un possibile ritorno in Nba

Mi sto divertendo in Italia, è una buona esperienza, sto imparando molto su come il team interagisce con la società e viceversa. Cerco di essere il Popovich dei poveri…

Su Olimpia Milano

Se qualcuno fosse stato abbastanza intelligente, lo avrebbe già assunto come capo allenatore qui in America. Per ora non è successo, ma Ettore è uno dei migliori di sempre. Non so cosa altro ci sia da dire…

Gregg Popovich su Ettore Messina

9 thoughts on “Ettore Messina: Io, il Popovich dei poveri. A Milano sto imparando

  1. “Popovich dei poveri” magari non gli è uscita benissimo, anche se si capisce lo stesso il senso di quanto voleva dire, e spero che nessuno si metta a strillare che si sente offeso.

    La grande intelligenza dell’uomo però si riconosce nell’accenno al rapporto tra “team e società”.

    Abbiamo sempre detto che allenare a Milano è difficile, i fatti lo confermano, ma lo ripetiamo tutti senza avere mai provato veramente a dire perché. Ciascuno ha una sua propria idea delle ragioni, ne sono certo, ma la tiene per sé.
    Non c’è un vero dibattito aperto su tale difficoltà, che io sappia.
    Ed ecco che il nostro valoroso Ettore ci mette subito il dito…

    Magari non vinceremo l’Eurolega, ma di sicuro con lui ci divertiremo, e divertendoci, cresceremo.

  2. Non si può non riflettere sul fatto che gli allenatori a Milano negli ultimi decenni non durano più di due anni.

    Non basta vincere uno scudetto, bisogna vincere sempre lo scudetto e qualche volta anche l’eurolega altrimenti essendo il tifoso di Milano abituato bene (però in anni molto lontani) non si accontenta. Ed allora allenare a Milano ed anche giocare a Milano diventa difficile perché non si ha il tempo.

    Questa è la prima ragione il tempo, a Milano si corre: vogliamo un bambino sano e bello dopo 5 mesi e questo è molto difficile. Gli allenatori parlano di impostare un progetto ed il tifoso chiede i risultati e dopo qualche sconfitta mugugna e la società barcolla e l’ambiente ne risente.

    Ho visto i tifosi dello Zalgiris in metro a Milano, dopo la partita persa, cantare con delle facce rilassate quasi contenti, come mai ? ho pensato che non si aspettano niente se non giocare e competere ed amano il basket e la squadra. Ecco ho il dubbio che il tifoso dell’Olimpia ami più la vittoria della squadra. Se vinci ti amo se perdi ti tradisco, non a caso sono quasi tutti uomini.

    Ci manca una cultura sportiva forse perché la maggior parte dei tifosi non ha mai giocato, non sa cosa vuol dire affrontare un avversario e che la sconfitta fa parte del gioco ( e per filosofeggiare della vita)

    Quindi a Milano ci vogliono uomini forti molto forti (come Messina) perché il contesto non ti aiuta quando hai difficoltà.

  3. Mi piace un blog dove i pensieri sono così profondi. Condivido quanto sopra e ritengo che uomini fragili attualmente in squadra non ce ne siano. solo gente che vuole imparare, magari non soddisfatta delle proprie performance come ADV che va in palestra e si allena da solo (con l’aiuto dello staff) e le critiche li turbano il giusto (dipende da chi vengono)

    1. Messina è un mito e la battuta del Popovic dei poveri è soprattutto una forma di presa in giro di se stesso.

      Quando un grande professionista ha la dote dell’ironia diventa un grandissimo.

      Nel nostro super piccolo, possiamo provare ad innalzare il livello della cultura sportiva e la capacità di vivere serenamente anche la sconfitta.
      Qui, in questo blog.

      Buon Natale!!!

  4. La pazienza a Milano non esiste. E i coach ne risentono. Il problema e’ che se cambi ogni due anni non fai mai gruppo, non crei un ciclo! Non credo che molti dei tifosi non abbiano mai giocato: difficile amare questo sport cosi’ pieno di regole difficili se non hai mai fatto un tagliafuori, se non sei mai “rimasto” su un blocco, se non hai mai tirato una stoppata o partecipato a un dai e vai!
    La fame di risultati del tifoso milanese e’ abbastanza recente. Nei mitici anni ottanta l’Olimpia ha vinto tantissimo ma soprattutto ha affrontato tante battaglie sportive e il tifoso si accontentava comunque anche di qualche sconfitta, a condizione che in campo i ragazzi avessero dato tutto. Ma erano altri tempi. Anche negli altri sport c’erano squadre che si identificavano in certi giocatori, quelli che erano definiti “bandiere”. Oggi non e’ piu’ cosi’ e questi atleti sembrano essere piu’ mercenari (passatemi il termine) che bandiere. Per quello mi commuovo quando seto gente come Micov che dichiara di voler chiudere la cartiera qui o quando vedo qualche giocatore storico che e’ al Real o al Barca o al Pana da sempre.
    Non so se Messina sara’ il nostro Messia ma colgo la voglia di costruire qualcosa. E questo mi piace. Poi deve coniugare il programma a medio termine con la necessita’ di vincere (quadi) subito. Per questo abbiamo quei tre adorabili vecchietti (Luis, Chacho e Vlado).

  5. Guardando ieri Efes CSKA e pensando che sto presuntuoso ha cacciato MIKE James, mi viene da pensare che forse è meglio che torni a scrivere stats in NBA

  6. sono felice di leggere una serie di commenti tutti incentrati sulla incapacità cronica ad avere pazienza! A tutti farebbe piacere vedere l’Olimpia dominare sia in LBA che in EL, passando da un trionfo all’altro, ma questo non è possibile. Esistono gli avversari ed esistono le sconfitte. La totale assenza di cultura sportiva è il vero problema, oltre al tipico atteggiamento italiano di trasporre nella manifestazione sportiva tutto il carico di soddisfazioni/frustrazioni che la vita reale ci riserva. Si pretendono vittorie a raffica senza considerare il lavoro alle spalle di ogni singola partita, quanti allenamenti necessita un automatismo con uscire nel modo corretto da un blocco o come eseguire efficacemente un cambio difensivo, e parlo di cose semplicissime. Messina è sicuramente un coach con un progetto più alto che vincere la partita del giorno dopo….. lasciamolo lavorare!

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