L’Olimpia Milano piange Cedric Henderson, scomparso il 5 aprile 2023 nella sua Marietta, Georgia. Visto brevemente in NBA nel 1986, nello stesso anno ha conquistato con l’allora Simac uno Scudetto e una Coppa Italia.
Cedric Henderson e Milano, la storia
Alessandro Ruta, nel suo “L’impero del basket”, ci restituisce la storia in città di questo “grillo salterino”, che impressionò tutti per atletismo e grinta, raccogliendo, come possibile, l’ingestibile eredità di Joe Barry Carroll.
Quell’estate i biancorossi attendono Russ Schoene, al training camp con gli Indiana Pacers, e cercano di completare la squadra con un budget inferiore al passato, complici anche i problemi di spazi dopo il crollo del palazzone di San Siro.
Alex Strivrins è la prima scelta, agli allenamenti però c’è anche Cedric Henderson, non ancora ventenne, uscito da Georgia ma non selezionato al Draft.
Il ragazzo, 203 centimetri di puro atletismo, arriva in città con la sua “posse”, e si installa subito al Nepentha, allora uno dei simboli della vita notturna milanese in Piazza Diaz, alle spalle del Duomo.

Un giorno, Dan Peterson, va su tutte le furie: «Cedric, cosa ci facevi di notte al Nepentha?». Il giocatore cade dalle nuvole: «Ma no, ma come fa a saperlo?». «Secondo te quanti ragazzi neri di oltre due metri vanno in giro per questa città?».
Stupisce allora tutti quando, il 30 settembre 1985, il club lo mette sotto contratto con Russ Schoene nell’ultimo giorno di mercato. Ma Cedric Henderson, ben presto, diventerà per tutti “Cedro”, adottato dai tifosi (e abbandonato dalla sua “posse”, rientrata su consiglio societario negli Stati Uniti), e uomo faro nei playoff.
Restano tanti ricordi. Come quando arrivò al Palalido, per la gara inaugurale con Livorno, alla fine del riscaldamento. O come quando, a Kaunas, Dino Meneghin nascose il suo passaporto facendogli credere che, lui americano, sarebbe rimasto bloccato nel mezzo della vecchia URSS.
La leggenda narra anche di un surreale dialogo con Dan Peterson e Franco Casalini, in auto. I tre passano davanti al Castello Sforzesco, e “Cedro”, stupito, chiede: «Ma chi vive lì dentro? Il re». Il resto è storia nota. Buon viaggio Cedro.

Fu il primo giocatore verticale, arrivo’ decisamente immaturo ma diede una grande mano nella finale con Caserta. Arrivava a stoppare ad altezze impensabili. Riposa in pace grillo!