E’ il momento di Deshaun Thomas? Per Trinchieri era “un coltellino svizzero”

Alessandro Maggi 5

Dubbio Tim Luwawu-Cabbarrot in casa Olimpia Milano, e allora potrebbe tornare ad essere il momento di Deshaun Thomas

Dubbio Tim Luwawu-Cabbarrot in casa Olimpia Milano, e allora potrebbe tornare ad essere il momento di Deshaun Thomas. Andrea Trinchieri lo definì: «Coltellino svizzero».

Deshaun Thomas, le parole di Ettore Messina

Il classe 1991 di Fort Wayne vive il momento più difficile della sua carriera. 3.4 punti di media in EuroLeague nella sua prima stagione in Olimpia Milano, non vede più il campo dell’8 dicembre per “scelta tecnica”.

Ettore Messina, durante il brindisi natalizio con la stampa, rispondeva così ad una domanda di Andrea Tosi de La Gazzetta dello Sport: «Thomas non è fuori squadra. Si allena e se occorre giocherà». L’occasione arriverà questa sera contro il Monaco in caso di assenza di TLC?

La stima di Andrea Trinchieri

Nella passata stagione Deshaun Thomas ha giocato nel Bayern Monaco agli ordini di Andrea Trinchieri, producendo 9.6 punti di media con il 40% da 3.

Intervistato da Area 52, il coach milanese ne parlava così: «Lui è una combo-forward, è un giocatore che ha punti nelle mani». E ancora: «Quando va in ritmo è impressionante».

Caratteristiche numerose: «E’ uno che può fare canestro, in modi diversi. Lui qualche talento ce l’ha. Io lo considero un coltellino svizzero. C’ha l’apri-bottiglia, c’ha il cavatappi, c’ha il seghetto. Cerchiamo di utilizzarlo con tutti i suoi accessori».

5 thoughts on “E’ il momento di Deshaun Thomas? Per Trinchieri era “un coltellino svizzero”

  1. Quando un coach fa rendere al meglio i giocatori a disposizione. Thomas non si è rincoglionito da un anno con l’altro. La ragione della suo underperforming va ricercata altrove

  2. Corretto…avendo lavorato (in passata vita) per anni in una top sports agency (William Morris Endeavor) a Los Angeles e avendo interagito indirettamente con vari atleti NBA (i nomi hanno poca importanza), confermo che il lato umano e’ nelL’ 80% dei casi quello che e’ in grado di tirare fuori un extra 30-40% dal bulk del roster. Fanno eccezione quel 5% di top superstar che hanno meccanismi di automotivazione che vanno al di la’ di tutto. Il resto degli atleti ha spesso bisogno di cuscini di sicurezza che si trovano in parte dello staff tecnico, in parte nella leadership sul campo (i top 2-3 players, Green, Curry per GSW, Lebron per i Lakers e simili), sia l’head coach o, quando non del caso (trovi sempre head coach che hanno caratteri spigolosi e impazienti), nel team di assistant coach e/o nella proprietà’ (sia GM, business operations o anche ownership). A Milano (giudico dal di fuori chiaramente e con poca competenza di causa) hai una proprietà’ distaccata (comparata per dire a un Golden State o Los Angeles Lakers che sono hands on facendo quello di lavoro al 100%), una figure accentrata di head coach e GM (consolidato tutto sotto Messina), grande personaggio storico ma con un carattere apparentemente difficile e non noto per mettere i giocatori a “loro agio” e generalmente impaziente (basta guardarlo nei clinics), e un contrappasso praticamente inesistente nello staff tecnico (poco esperto per offrire una voce diversa rispetto a Ettore). La leadership in campo e’ sostanzialmente lasciata a Melli, che (giudizio personale) e’ sicuramente un grande guerriero ma non lo giudico necessariamente un trascinatore naturale. Quindi in casi simili a Milano quest’anno gli swings (alti e bassi) sono molto molto ampi e le possibilità di “recuperare” players che escono dalla rotazione o che entrano in difficolta’ psicologica (vedi un Alviti, Thomas, palpabilmente un Pangos in inserimento) sono spesso basissime, a maggior ragione se non stai parlando di superstar fuori media. Cosi’ finisci a tagliarti le gambe in caso in cui gli infortuni ti penalizzano: chi entra e’ insicuro, il nervosismo aumenta e la fiducia reciproca si affossa…Quello che hai notato e’ in realtà’ quello che ho visto succedere all’interno di vari team professionisti e quello che spesso separa una stagione vincente da un disastro. Non che quest’anno per Milano debba essere necessariamente un disastro, mi limito semplicemente a osservare le difficoltà strutturali….Pero’ di quello nessuno (men che meno Messina) ne parla sui media

    1. Sul contraddittorio mancante tra coach e staff hai ragione. L’anno scorso con Pozzecco (peraltro chiamato dallo stesso Messina) la voce diversa del Poz e la sua grande umanità stemperavano gli spigoli di Messina. Quest’anno con Poz passato alla nazionale, il suo sostituto per contraddire il coach sarebbe Peppe Poeta, che però è giovane, ha appena smesso di giocare ed è nello staff quasi da praticante e probabilmente è troppo in soggezione di fronte al coach per parlargli a viso aperto, mentre Pozzecco era un first coach che ha accettato di scendere di livello per imparare da Messina e forte della propria esperienza non aveva nessun timore reverenziale.

      L’uscita in contemporanea del Poz perfetto secondo e del Chacho con la sua leadership sui compagni in campo e fuori è stata una mazzata devastante su una squadra che già ha dovuto sopportare molti cambi nel roster.

  3. Secondo me gli errori di Messina quest’anno, nella gestione sono stati:
    – ha cavalcato per un pezzo (1 mese?) Deshaun Thomas come 3 titolare in contumacia Shields con risultati disastrosi, tant’è che adesso Thomas invece non lo si vede piu;
    – sbagliato utilizzo di Davies per il primo mese mese e mezzo di stagione, con situzioni troppo statiche da fargli cavalcare.
    – Cabarrott troppo con la palla in mano (che vuol dire mettere in difficoltà il giocatore e snaturarlo). Questa situazione ci è costato chiaremente una vittoria in EL, scelta che sembra quasi indicare che non si conoscono le caratteristiche del giocatore;
    – Voigtmann: ok sta facendo male ed in Europa sta calcando poco, ma cazzo in Italia deve giocare 20 o più minuti tutte le sante sere, sennò come stracazzo fai a rifargli prendere fiducia e ritmo? Escludo che Voigtmann non sia un buon giocatore da legabasket, visto il livello
    – stesso discorso fatto per il tedesco vale in toni minori anche per Baldasso e Alviti
    Queste le cose piu evidenti che ho notato.
    È anche vero che segnali di cambiamento e miglioramento si sono anche visti, sull’utilizzo di Davies, sul fatto di usarlo anche in coppia con Hines, su di un Baron piu coinvolto ecc., ma ripeto, Messina, quest’anno fin qui ha fatto scelte che mi hanno perplesso assai, con alcuni errori evidenti che sinceramente mai gli avevo visto commettere prima con questa frequenza.
    Poi che sia burbero e scontroso negli atteggiamenti è altrettanto vero, ma li a mio avviso ci puo mettere mano poco o il giusto.
    Parlo proprio di errori tecnici, non motivazionali.

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