Il terribile impatto degli italiani su questa nuova Olimpia Milano. Cinciarini un guerriero che deve riprendere le armi, Fontecchio un’inevitabile bocciatura?

L’impatto degli italiani. «Terribile», almeno nella definizione data da Alberto Marzagalia nell’analisi di ieri su realolimpiamilano.com, figlia del derby con Varese. I numeri, d’altronde, sono chiarissimi: 30 minuti su 200 totali, 5 punti, 0/0 da 2, 1/2 da 3, 3 rimbalzi, 1 stoppata, 4 palle perse ed un recupero. Con Davide Pascolo ancora ai box, Awudu Abass (0’) e Marco Cusin (13’) parzialmente giustificati dai problemi fisici settimanali, sul banco degli imputati restano Andrea Cinciarini e Simone Fontecchio. E se imputati a ottobre pare termine affrettato, meglio organizzare una prima udienza conoscitiva, onde evitare che la pena possa essere capitale a fine stagione.

Simone Fontecchio. Il 199 centimetri di Pescara chiuse l’ultima stagione con la Virtus Bologna, poi retrocessa, con 27’ di media in Serie A, costellati da 9.3 punti, 3.5 rimbalzi, 1.9 assist e 1 palla rubata a partita. Una dimensione completa, con un tiro da 3 da costruire (quasi 4 conclusioni tentate a partita, poco più di 1 messa a segno). Giunto a Milano, il giocatore è nelle grazie “ideali” di Jasmin Repesa più del compagno Abass: «un grande atleta» dirà, ma con necessità di tanto lavoro. In EuroLeague lo spazio è poco, 11’ di media in 10 partite sulle 30 di squadra, in LBA poco cambia: 28 presenze sulle 39 di squadra, 11’ di media. I picchi arrivano in fase interlocutorie della stagione (24’ a fine novembre con Pistoia, 16’ di media ad Aprile) e anche nella nefasta serie con Trento (la squadra è orfana, rispetto ad inizio stagione, di Gentile, Simon, Raduljica e Dragic) Fontecchio resta sugli 11’ in 4 gare su 5. Il basso minutaggio comporta spazi da “specialista”, con i tiri dall’arco che pareggiano quelli da 2 (57 vs 45 in LBA, 13 vs 17 addirittura in EuroLeague), e che non permettono una libera espressione. Il futuro non sorride, visto che in Europa saranno di scena Kalnietis e Dragic ad allungare le rotazioni, e già in estate l’agenzia del giocatore (la Players Group di Vittorio Gallinari) aveva studiato vie alternative. Milano ha qualcosa da offrire ad un giocatore che, comunque, aveva stuzzicato anche la curiosità di Ettore Messina? La risposta è probabilmente no, e qui il concetto di eleggibilità dei giocatori nostrani entra in crisi (e Tanjevic vorrebbe anche fare peggio…);

Andrea Cinciarini. Chi segue queste frequenze si è ritrovato spesso al cospetto di sottolineature decise del valore del classe 1986 di Cattolica. Inizialmente «capitano non giocatore» nel Repesa II,  chiamato poi al capezzale della squadra Cinciarini si era rivelato decisivo come «equilibratore», nonostante un rapporto non idilliaco con il coach croato, passato per un confronto positivo poco dopo il Natale della prima stagione (credibilmente dopo il ko con l’Alba Berlino), e nuovamente negativizzato (come accaduto ad altri compagni) nella stagione successiva, tanto da aprire a voci di possibili accordi con Venezia e Reggio Emilia. Ma Cinciarini, come detto, ritrova il filo lasciando il segno in alcuni momenti critici, come nel successo di EuroLeague con l’Olympiacos o nella semifinale di Coppa Italia con Reggio Emilia, senza dimenticare alcune prese di posizione motivazionali come dopo Barcellona. L’apice è gara-3 della semifinale scudetto con Trento, quando il Cincia indica la via al cospetto di una condanna ma… un orizzonte non ci sarà. Le due gare successive con Trento saranno disastrose anche a livello individuale (23’ di media, 4 punti, 4/15 al tiro, 4.5 rimbalzi e 3.5 assist ma anche 2.5 palle perse), la Nazionale sarà solo una toccata e fuga (2 gare, 6’ complessivi ad EuroBasket), e le prime due uscite 2017-2018 dicono 11’ di media, 1 punto, 1/5 al tiro, e tante pacche sulle spalle di Simone Pianigiani al ritorno in panchina. Anche il tiro da 3, tanto decantato nella sua crescita nel primo anno milanese, non produce più una realizzazione dal 25 maggio (gara 1 con Trento) con l’apice di 2 a segno toccato il 10 settembre 2016 con Avellino. Un involuzione negli spazi, è vero, ma anche nelle prestazioni, che non può essere accettabile per un capitano, e un giocatore che dimostrò di essere da primissimo piano nazionale nell’ultimo anno di Reggio Emilia, o nella Coppa Italia vinta con Milano nel 2016. Cinciarini è un lottatore che non si è mai arreso, che il presente sia solo un barcollare prima di una nuova ripartenza.

Alessandro Luigi Maggi

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