Milano respinge Varese sotto gli occhi di Bob Morse

In una giornata di campionato in cui tutte le squadre italiane impegnate nelle coppe inanellano sconfitte a raffica (vincono solo Torino e Venezia, ma contro avversarie “europee”) Milano si isola dal gruppo, battendo Varese solo nel finale, in un derby che francamente lascia molto, molto a desiderare sotto ogni punto di vista.

Siamo ad inizio stagione ed è corretto sottolinearne le peculiarità, come non ha mancato di fare Pianigiani, riguardo i carichi di lavoro cui si è sottoposta la sua squadra nelle due settimane che hanno accompagnato i successi di Cremona e di ieri. Peraltro è inizio ottobre per tutti, e lo si vede chiaramente dalle tante pessime cose viste qua e là su tutti i campi, con poche, solide eccezioni.

«Era importante vincere», prosegue l’allenatore. Giusto. Lo è sempre. Doveroso ed imprescindibile, aggiungerei, se ti chiami Olimpia Milano. Dolce condanna, da più di 80 anni a questa parte. Oggi ancor di più.

Difficile, e se vogliamo scorretto, fare processi od analisi definitive dopo meno di un mese dall’inizio dell’attività agonistica: queste vittorie, se non proprio in grado di entrare nella memoria dei tifosi, sono però sufficiente benzina per proseguire l’inizio del viaggio, che a breve prevede tappe un filo diverse: CSKA, Fenerbahce, Real Madrid, Barcellona e Maccabi in 24 giorni. Se le suddette vittorie possano dare sufficiente fiducia, beh, questo lo sanno solo tra le mura della secondaria del Forum: la verità, come sempre, la dirà il campo.

Analizzando la prova biancorossa, vi sono alcuni punti che emergono già abbastanza chiaramente dopo soli quattro impegni agonistici, come è certo che sappiano bene sulla panchina dei recenti vincitori di Supercoppa. A proposito di biancorossi… i colori! Difficile pretendere che Milano e Varese si vestano di blu o di nero, ma è possibile che una #LBA, le squadre e gli arbitri non si accorgano che visivamente le maglie dei giocatori sono facilmente confondibili (soprattutto il fronte)? Non vorrei che fosse un altro problema la cui risoluzione verrà affidata a Boscia Tanjevic… Del quale ho stima infinita, ma le cui mosse riguardo Gregor Fucka ( Under 14 ?) e Maurizio Buscaglia (fuori dalla Under 20) mi lasciano assai perplesso.

  • L’Olimpia ha due guardie di impatto assoluto, che in Italia non hanno rivali. Goudelock ha già dimostrato di poterne fare 20 bendato anche in Eurolega, mentre Theodore è atteso al primo confronto della carriera con quei rivali. Che senza due piccoli pericolosi non si vada da nessuna parte è ormai risaputo: che solo due piccoli pericolosi ti portino lontano è tutto da vedersi. Il lavoro del staff ritengo sarà fondamentale nell’ottica del coinvolgimento del resto degli uomini in campo, ieri troppo a lungo spettatori delle invenzioni dei due.
  • Arturas Gudaitis conferma, sebbene non scintillante come a Cremona, di essere attualmente l’unica minaccia  milanese vicino al ferro. Due-movimenti-due di Cory Jefferson non sono ancora sufficienti a definirne possibilità e ruolo, che oggi mi paiono più sul perimetro che in area, ma che tuttavia merita il giusto tempo per l’adattamento ad un gioco che si vede non ancora  suo. Certo che vedere camminare Patric Young, nel breve tragitto dal campo al tunnel degli spogliatoi, non è rassicurante.
  • La difesa Olimpia è già a buon punto. Un solo quarto, l’ultimo di ieri, su otto giocati in campionato, in cui si sono concessi più di 20 punti (21). Statistica che si estende a 4 se si considera anche la Supercoppa, su un totale 16 quarti giocati. Ciò che fa pensare ad una buona possibilità di crescita è che di errori ne sono stati commessi molti, quindi margine ce n’è molto. Importante capire come si reagirà di fronte al test di gente senza pietà come Sergio Rodriguez e De Colo, piuttosto che Sloukas e Wanamaker. Ci vorrà grande organizzazione, perché le due guardie di Milano non sono naturali protettori delle proprie fortune.
  • L’impatto degli italiani è terribile, molto vicino allo zero. Detto che manca Pascolo, probabilmente l’unico che avrà un ruolo importante, i numeri di ieri sono impietosi. 30 minuti su 200 totali, 5 punti, 0/0 da due, 1/2 da tre, 3 rimbalzi, 1 stoppata, 4 perse ed 1 recupero. Sono statistiche che ammazzerebbero la prova di un singolo, figuriamoci se a metterli insieme sono un playmaker, una guardia-ala ed un centro. Kalnietis o Cinciarini fin da Mosca? Al netto delle condizioni del lituano, è domanda fondamentale, al pari di quel che riguarda Kaleb Tarczewski e Marco Cusin. E’ chiaro che si debba dare molto di più, perché da giovedì non è pensabile che Theodore e Goudelock giochino 30-32 minuti ogni tre giorni. Altrimenti si cade negli errori (o necessità?) del recente passato.
  • Visti alcuni tentativi di set offensivi che esulano dal semplice “p&r” centrale e da quel “pugno” che altro non è che il celeberrimo “corna” senese. Ottimo e necessario, parte di quel processo di crescita che deve continuare e che si dovrà gestire affrontando squadroni veri nel prossimo mese. «In Italia ciò che conta arriva a febbraio ed a giugno». Giusto anche questo. Ed anche questo è così da sempre. Ma intanto c’è un’Eurolega da onorare ed è impresa tecnicamente molto difficile.
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