La classe operaia di Pascolo e Cinciarini, la prima occasione di rivincita con Sassari, ma anche le zone d’ombra di una semifinale

Quel fallo difensivo che poteva essere offensivo, quel rimbalzo che tutto ha cambiato. Volti diversi, medesima voglia di rivincita, in quella che sarà la prima vera occasione. Olimpia Milano-Dinamo Sassari: è questo l’ultimo atto delle Final Eight di Coppa Italia 2017. Intanto Reggio Emilia, con tre passaggi flash prima dell’ultimo atto.

Cincia&Pascolo. Milano deve costruire uno «zoccolo duro» italiano per lasciare il segno anche in Europa, ma senza stelle affermate deve prodursi il tutto in casa propria. Parole di Jasmin Repesa, ed evidentemente il percorso deve proprio essere a pochi metri dal punto di partenza, visto che la coppia Abass-Fontecchio ottiene in semifinale la bellezza di 9’ (tutti per l’ex canturino). Fortuna che la classe operaia resti al potere, e la coppia Cinciarini-Pascolo produca nei momenti decisivi lo stacco del successo. «Dada» sigla 9 punti nel quarto quarto, «Cincia» piazza tripla, palla rubata e assist per chiudere la contesa. Per il capitano, abbracciato vigorosamente dal presidente Livio Proli dopo la sirena, è anche una rivincita: «In quella finale di Supercoppa non c’ero con la testa, vedevo ancora tutti come miei compagni». Parole riferite alla finale del 2015, a conferma di un passato che nella mente di Cinciarini risuona con l’affetto che diventa paura. A dispetto delle provocazioni, inutili, ecco la risposta che chiude una parentesi;

Più. L’Olimpia è arrivata a Rimini da favorita d’obbligo, ma senza il largo disavanzo dei pronostici estivi. L’addio di Gentile (non sostituito), l’infortunio di Simon, i negativi inserimenti dei tre «colpi» di mercato: Raduljica, Hickman e Dragic. Dopo due gare vinte d’un soffio, il livellamento pare evidente, eppure rispetto alla carica di Sassari l’Olimpia può contrapporre alcuni elementi in fase “+”. Kalnietis come capita da tempo, Sanders che ha risposto ai dubbi dei quarti di finale (22 punti, 4 rimbalzi, 5 recuperi e 5 assist), Cincarini, Pascolo, Macvan e… Zoran Dragic. Nel gioco del dare (ingaggio) e avere (prestazioni), uno dei maggiori flop delle ultime stagioni ha risposto con segnali piccoli quanto sostanziosi, e infine decisivi. Due ottime difese su un Jawad Williams «on fire», costante aiuto sulle falle altrui, sostanzioso appoggio in transizione e la tripla che ha risposto al «canto del cigno» di Needham;

Meno. Olimpia in finale con una differenza canestri totale da +5, dunque ben al di sotto del dominio della passata edizione. Jasmin Repesa, classe 1961, si ribella ad una direzione arbitrale parsa tutt’altro che impeccabile, ma se il «tecnico» è comunque un atto positivo per una squadra sull’orlo di una crisi di nervi, l’espulsione a fine primo tempo pare eccesso, dato che l’isterismo, senza guida, ha gioco facile. In caso di sconfitta l’allontanamento non sarebbe passato sotto silenzio, così come la costante sfiducia in quel che doveva essere il sistema di gioco prodotto in estate. Milano non corre perché non spinge una volta recuperato il pallone, e oltretutto non impone ma si adegua all’avversario. Come spiegare d’altronde gli 11’ di Raduljica, che pur con 9 punti rimane spettatore quanto Cervi e Reynolds toccano quota 4 falli?

Alessandro Luigi Maggi

Annunci

Un pensiero su “La classe operaia di Pascolo e Cinciarini, la prima occasione di rivincita con Sassari, ma anche le zone d’ombra di una semifinale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...