Repesa e Cinciarini: due linee di pensiero differenti o solo forme d’espressione per concetti tristemente noti?

Basta un Barcellona per tornare al punto di partenza? Domanda immediata dopo il ko di giovedì sera, che di fatto mette in contrapposizione due linee di pensiero differenti (o solo forma d’espressione), dai nomi di Andrea Cinciarini e Jasmin Repesa. Due modi di pensare ed esprimersi (per concetti tristemente noti), per un 78-83 che era stato 45-30 a 2’ dalla fine del primo tempo, passato poi per un 2-25 di contro-parziale. Il tutto contro una squadra in confusione totale, dove Miro Raduljica riesce nella seconda missione di risveglio di Ante Tomic, perno di un roster orfano di Doellman, Navarro e Perperoglou (e un Oleson in convalescenza).

Linea Repesa. Ribaltando il fattore cronologico. In sala stampa la visione del coach croato non nasconde amarezza («lungo e pesante blackout»), ma zittisce ogni innalzamento di negatività. Perché l’EuroLeague arriva dopo l’esperienza delle Final Eight di Coppa Italia, che svuotano a livello mentale. Tutto vero, soprattutto per una Milano che ha vissuto, a differenza delle rivali d’Europa, un fine settimana senza alcuna alternativa mentale alla vittoria. Una necessità, poco prima di una inevitabilità, ovvero la non qualificazione ai playoff europei. Per un gruppo che vive di paure e incostanze, quasi impossibile riaccendere una mente stanca in 40’ senza obiettivi reali se non onore e orgoglio. Il tutto sommando l’assenza di Simon, e gli acciacchi di Kalnietis, McLean e Dragic… Rimane poi l’atteggiamento “stizzito” alla domanda sull’atteggiamento di Sanders: un “non rispondo” che ricorda tanto le ultime settimane di Alessandro Gentile…;

Linea Cinciarini. «Come già detto, l’EuroLeague è un privilegio. Se vogliamo giochicchiare e farci bastare la Coppa Italia, non va bene». E’ da poco suonata la sirena, e le parole del capitano (che sono parole da capitano) risuonano a dir poco inattese. Un richiamo all’orgoglio, all’onore, una volontà di punzecchiatura mentale ad ogni compagno. Vincere insomma aiuta a vincere, perché perdere può solo spegnere nuovamente la luce. L’obiettivo si chiama scudetto, e come appreso a Rimini, la riuscita è tutt’altro che scontata. E solo la concentrazione, per Cinciarini, può essere la via sicura, senza mai abbassare la tensione. Con una sottolineatura: «Oggi ognuno voleva fare qualcosa in più. Se vogliamo giocare cinque contro uno, non siamo noi». E allora, tra le righe, si torna al punto d’origine: questa squadra non ha un sistema in cui credere nei momenti di difficoltà. Dato di fatto.

Alessandro Luigi Maggi

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