Cinciarini è il play in cui l’Olimpia crede, Pascolo il coraggio che cancella le altrui paure: solo la classe operaia può salvare Milano dal terzo fallimento biennale

L’Olimpia Milano batte l’Olympiacos per la quarta volta nella sua storia (record 4-10), fermando la corsa al primato di una squadra capace di vincere in dieci occasioni nelle ultime dodici uscite. Nella «lunga notte del Repesa II», al Mediolanum Forum, si vivono attimi di intermittenti quanto accecanti luci, figlie di una classe operaia sin troppo relegata, nel recente passato, ai nudi spogliatoi del cantiere.

Energia. Che non è figlia del solo atletismo. L’Olympiacos cattura 6 rimbalzi offensivi nei primi tre minuti e mezzo di gara, chiude il primo quarto con un 9-3 specifico sotto il canestro milanese, tocca il ventesimo nei primi attimi del quarto quarto, ma eppur non fugge. Inizialmente per lo 0/5 dall’arco, poi perché non impone alcun cambio di marcia, neanche quando l’avversario va in bonus dopo 3’ del quarto quarto, rispondendo con 8-2 di parziale nei successivi 2’. Il basket non è mero sport di statistiche, esiste anche quel che non appare, ovvero volontà e aggressività. I biancorossi del Pireo allora si affidano ai singoli, ma Spanoulis chiude con 3/10 dal campo (0/4 dall’arco), Erick Green con -27 di plus/minus, Ioannis Papapetrou con -18 e Matt Lojeski con -21. Di fatto la squadra di Sfairopoulos non aveva mai concesso 99 punti in questa stagione europea, con Milano a segnarne 58 nel solo secondo tempo. Nelle ultime quattro gare, tutte vinte dai greci, furono 62 per Fenerbahce e Baskonia, 69 per Panathinaikos e Barcellona… ma in 40’;

Valore. Numeri che devono esaltare quanto dimensionare la prestazione dell’Olimpia, che anche per meriti propri ha forse schiantato il peggior Olympiacos della stagione. Rimangono i segnali. La vittoria arriva con 16’ di McLean, 13’ di Hickman, 17’ di Kalnietis, 10’ di Raduljica e 17’ di Sanders.Tutti e quattro, nell’ultimo quarto, saranno solo spettatori. Logiche da doppio turno, sì, ma torna il concetto della «classe operaia». Un progetto nasce da un nucleo, e il nucleo è fatto degli «uomini veri» di Proliana volontà. Nella negatività ci vuole la positività, e i 22’ di Cinciarini (10’ nell’ultimo quarto), e il suo +27 di plus/minus (il più alto di serata con Krunoslav Simon), stanno ad indicare «forza mentale». Cinciarini è il play in cui i giocatori dell’Olimpia credono, come dimostra la solida prestazione di Simon (9 punti su 16 nel quarto quarto), o il +25 di plus/minus di uno Zoran Dragic non più terrorizzato dalla sua ombra;

Fattore Dada. Energia, catalizzatore di forza mentale, infine un briciolo di follia. Che, in realtà, si chiama semplicemente coraggio. Questo è Dada Pascolo. L’ex Trento chiude il terzo quarto con una tripla di capitale importanza, che lo sprona a realizzare poi 11 punti in 5’. La gara dell’Olympiacos finisce qua, e al flopping di Papanikolaou.

«La lunga notte del Repesa II» dunque, vive la sua prima vera luce. Difficile oggi leggerne il naturale lume della via d’uscita, perché anche dalle parti di Tel Aviv questo è stato spesso confuso con una semplice torcia di passaggio. Rimane un fatto: deporre gli inutili talenti per tornare ai volti del coraggio. Solo così l’Olimpia Milano fuggirà dall’ombra del terzo biennale fallimento.

Alessandro Luigi Maggi

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