
Marco Crespi è intervenuto a Tutti Convocati, la trasmissione condotta da Carlo Genta su Radio24. Di seguito alcune sue dichiarazioni.
Su Quinn Ellis e Saliou Niang
«Sono belli per quello che possono fare atleticamente e per ciò che aggiungono ogni giorno dal punto di vista tecnico. Sono belli anche perché hanno curiosità, voglia di inserire qualcosa di nuovo nel loro gioco. Ieri ho letto le pagelle e, secondo me, a volte raccontano poco: si dice “Ellis tre palle perse, uno su cinque al tiro, ha giocato male”. Io non sono d’accordo. Ha fatto viaggiare Milano. Credo siano due giocatori che, anche per chi si avvicina al basket, risultano piacevoli da vedere: l’eleganza unita all’atletismo è qualcosa che dà gusto».
Sulla nuova filosofia dei coach
«La parola empatia è spesso una “parola di plastica”: la uso anch’io quando parlo nelle aziende o all’università, ma in sé non significa nulla. Capisco però cosa intendi e provo a fare un’analisi legata alle tendenze attuali del gioco. Un capo allenatore oggi deve dare un’organizzazione difensiva semplice, in cui ognuno si senta parte del progetto. Deve esserci un’area di sviluppo individuale molto forte, perché i giocatori devono essere pronti, con le loro qualità, a interpretare un gioco sempre più veloce. In attacco servono poche situazioni chiare, in cui si arriva e si gioca.
Se il messaggio è semplice e viene recepito come qualcosa che porta al successo – che può voler dire vincere una partita, guadagnare di più l’anno dopo o arrivare in NBA – allora diventi empatico. Ma servono contenuti, perché il giocatore ti studia. Se fai solo il “paraculo”, lui se ne accorge e capisce che stai solo cercando di conquistare la sua attenzione».
Su Messina e Obradović
«Non funziona più il modello autoritario: oggi contano le motivazioni. Con tutta l’ammirazione che ho per Ettore Messina, che ha avuto anche uno stile diverso rispetto a Obradović – basti pensare alla lettera che ha scritto – parliamo di punti di contatto tra personalità di altissima qualità ma molto diverse. Credo però che nella vita ci siano dei momenti: anche dopo aver vinto tutto, si può decidere di smettere di allenare».


Messina dunque è ancora un tema d’attualità, giustamente direi, nonostante il fatto che ci sia qualche pretino di campagna che mi blandisce perché io smetta di parlarne, con i modi viscidi che usa questa gente…
D’attualità perché la differenza tra la sua carriera prestigiosa, e il tonfo con cui l’ha conclusa a Milano è troppo grande per non richiedere un esame, ed è anche troppo dolorosa per molti che amano Olimpia Milano, e l’avevano accolto con entusiasmo enorme, solo per essere tristemente traditi.
Sì traditi.
Le parole di Petrucci, che parlano di un’NBA E praticamente ufficiale, mentre cita apertamente e ufficialmente un interesse Olimpia, Milan, Inter, rafforzano sempre di più la mia opinione che “divisivo” sia maturato dai colloqui con quei futuri, probabili, grandi sponsor, o addirittura proprietari.
Dopo tre anni di fila molto deprimenti, sotto troppi aspetti, avrebbe dovuto ritirarsi molto, molto prima di quanto ha fatto, se avesse temuto di essere divisivo per l’Olimpia vista in campo.
Non l’ha fatto e ci ha tradito.
A me pare che solo la voce del padrone – presente o futuro, non so – l’abbia indotto a smettere…
D’attualità perché comunque c’è il suo seme nell’Olimpia Milano di oggi, un’eredità che ancora non è stata valutata propriamente, secondo me.
Rassicuro quindi vedove e pretini, di Messina mi riservo di parlare liberamente, come e quando voglio, quando l’occasione si presenta, come in questo post.
Un saluto e un sorriso a vedove e pretini.
Avevamo ragione noi! Voi siete (troppo) in ritardo.
Forza Olimpia Milano, fiera e guerriera, finalmente!
Bene bene, mi fa piacere che, uscito dalle depressione che ti aveva colto, stai pian piano ritornando il vecchio fetido @Palmasco. Io che certo non sono “di chiesa” posso comunque usare allegorie religiose per fare intendere, come e quanto, sia sbagliato e senza senso “infilare” l’argomentazione Messina in ogni qual dove (in ogni qual post)…..poi, fai come credi, a me frega il giusto cioè nulla, mi dai solo spunti per schermaglie letterarie
Che tristezza l’invidia nella vita …
Noi, voi? Siamo ancora fermi alle crociate.
Che noia