
Alberto Tonut, storia del nostro basket, ha parlato dell’assenza di suo figlio Stefano in vista di EuroBasket 2025 con la maglia di ItalBasket. Queste le sue parole a Il Piccolo.
“Complice un infortunio, ero stato costretto a saltare l’Europeo del 1985. Sono cose che fanno male ma che uno sportivo deve mettere in conto.
Dispiace perché nel corso di tutta la stagione non si era mai fermato, perché so quanto Stefano ci tenesse e quanto gli avrebbe fatto bene ritrovare in azzurro quelle sensazioni che gli sono mancate nel corso dell’ultima stagione.
Il Poz vedeva in Polonara e Tonut due punti di riferimento per la sua squadra, è andata così: bisogna pensare positivo, essere ottimisti e guardare avanti”.


Stefano è un ottimo giocatore italiano, che va semplicemente gestito e sostenuto.
Nelle mani del POBO è morto!!!
È l’effetto Messina. Qualsiasi giocatori arrivi a Milano, sotto EM subisce un’involuzione e peggiora le statistiche. Vale per gli stranieri e ancor più per gli italiani, specie se giovani.
Tonut è andato semplicemente ad incasellarsi in questa dinamica viziosa. Se cambia squadra o se va via Messina, sono sicuro che Tonut ritroverà numeri migliori.
Sono da sempre un suo sostenitore ma dello Stefano visto a Venezia a Milano abbiamo visto solo il cognome.
E nota a tutti la mia posizione totalmente critica nei confronti della gestione Messina ma pure i giocatori devono dimostrare di valere questo livello e non può essere sempre e solo colpa del coach di tutto quello che non funziona.
Che poi ( quasi) tutti quelli che arrivano a Milano normalmente regrediscano rispetto al loro abituale standard questo e’ un altro interessante argomento di discussione che meriterebbe approfonditi ragionamenti.
Qui e’ un esempio in cui l’analisi tecnica aiuta a darsi risposte, anche se costa fatica andarsi a spulciare statistiche, rivalutare fatti e contesti e guardare dietro ai numeri per capire il vero gioco dell’individuo. Generalmente parlando, il top 2% del parco giocatori (le cosiddette “stars”), quelli intorno a cui vengono costruite le rose e impostato l’approccio (almeno quello offensivo al giorno d’oggi, ove attacco e’ priorita’ #1, e difesa viene a seguito), sono quelli che ovunque li metti perfromano entro una banda prevedibile delle loro potenzialita’ (salvo infortuni, o rare eccezioni).
Perche’? Perche’ il 70% della struttura e’ costruita intorno a loro. L’approccio viene disegnato per esaltarne le caratteristiche e favorirne i movimenti, per spazi, angoli, posizioni in cui si vuole creare l’opzione 1, e conseguente opzione 2. In NBA ad esempio l’opzione 3 virtualmente non esiste piu’, i team disegnano schemi solo e esclusivamente intorno a 2 opzioni, che ruotano intorno alle top 2 stars, bilanciate dal movimento del resto dei compagni in campo. in Europa era meno vero fino a qualche anno fa, m a ci si muove in quella direzione, almeno come traiettoria di tendenza. Per chi non crede, intervistate una decina di top head coaches e vedete le risposte che vi danno. La filosofia di Messina e’ molto simile (almeno da quello che vedo in campo) a quella NBA, di cui ha importato almeno l’impostazione di fondo. Shields punto focale, dietro a lui un’opzione due (l’anno scorso intercambiabile con Mirotic), e una ricerca di bilanciamento marginale con il resto dello squad a seconda dell’emergere di serate “rilevanti” (LeDay ne ebbe alcune, salendo in cattedra sugli altri). La mia e’ una semplificazione, ma penso generalmente corretta per la stragrande maggioranza delle impostazioni di gara e delle responsabilita’ di ruolo almeno negli ultimi 2-3 anni.
Quali le implicazioni? Le implicazioni sono a livello dei “role players”. Spesso role players che arrivano dopo essere state fulcro offensivo di squadre minori, dove fruivano di spazi, angoli, posizioni sul parquet e fluidita’ di attacco costruita intorno a loro o per facilitarne le caratteristiche. Non piu’ nel nuovo team, in cui si vanno ad aggiungere ad una rosa che ha gia’ le opzioni proncipali disegnate intorno a qualcun altro.
E questo porta a adattamenti, a giocare spesso fuori ritmo (o a dover trovare il proprio ritmo in condizioni potenzialmente non naturali), a muoversi in parti del parquet meno congeniali, a avere meno tiri e meno opportunita’ per trovare la propria fluidita’…se prima potevi sparare a vuoto i primi 5 tiri e ricostruire la tua partita nel secondo quarto, ora non lo puoi piu’ fare. Se esci dal ritmo, hai meno possibilita’ di rientrarci. I margini di errore sono notevolmente ridotti.
Motivo per cui tanti giocatori che arrivano in squadre ambiziose da “protagonisti” in realta’ inferiori, faticano e “regrediscono. Esiste anche la realta’ opposta: giocatori che vengono dal basso ma che proprio in squadre ambiziose fioriscono in posizioni “specialistiche”, esaltando l’unica (o le poche) qualita’ per cui veramente eccellono, se inserita in un sistema che la valorizza. Spesso vero per “slashers”, e/o tiratori che vangono aggiunti a due minacce di punta…si aprono spazi e guadagnano quelle frazioni di secondo che migliora le loro percentuali di tiro.
Stefano secondo me fa parte di quel gruppo che ha bisogno di spazio in penetrazione per guadagnare fiducia al tiro, la mancanza di spazio e continuita’ lo mette in difficolta’…ha bisogno di essere parte del flusso offensivo in ribaltamento per esaltare il suo atletismo. Non eccelle nel pick and roll, ne’ in creazione, ne’ in scarico “catch and shoot”, ne’ sul tiro dagli angoli. Almeno fin qui quelli a mio avviso sono state le limitazioni che ne hanno costruito la sua “prigione”, volendo drammatizzare. Ha avuto buone gare quando il flusso lo ha facilitato, ma il sistema e’ per lui stato di difficile digestione.
Lo stesso discorso puo’, con le dovute contestualizzazioni, essere fatto per altri giudicati “in regresso” a Milano.
Ragazzi, Tonut è un buon giocatore, ma è soprattutto un bravo ragazzo, meglio di quanto lo sia come giocatore, veramente tanti , troppi articoli e parole a lui dedicate……