Buongiorno Olimpia | La posizione di Messina sul pubblico, la banalizzazione della stampa social

In questi giorni di bulimia comunicativa Olimpia il basket “parlato” non resiste all’immancabile errore di interpretazione

In questi giorni di bulimia comunicativa Olimpia, con presentazioni che andranno avanti sino al pomeriggio di venerdì con la coppia Daniels-Grant, il basket “parlato” non resiste all’immancabile errore di interpretazione, comodo a far crescere i click con la polemica costruita ad arte.

Capita lunedì che Ettore Messina, incalzato dalla stampa alla secondaria del Forum d’Assago, dia forma al pensiero societario in merito alla gestione del dibattito sui limiti d’affluenza per la stagione d’arrivo. 

Non è in discussione il fine ultimo, ovvero il ritorno del massimo pubblico possibile al Forum, per quanto in sicurezza, se permane la «doverosità di un certo tipo di pressione che deve essere fatta dalla FIP, dalla LBA e dai nostri club».

Lo è di più il metodo: «Credo che fare delle minacce sia un autogol. Forse la strada migliore sarebbe mostrare una grande sicurezza anche col 35% perchè questo potrebbe portare in modalità più rapide all’accoglimento delle nostre richieste».

“Nostre richieste”, ovvero della LBA, portate avanti dal presidente Umberto Gandini, ovvero: «spero che il rientro a scuola vada nel verso giusto e poi ci sia la lungimiranza di capire che la strada giusta è riaprire sempre di più per vaccinati e immunizzati», stando alle parole di quest’ultimo.

Ritrovare il pubblico il prima possibile e in dimensioni superiori? Sì. Dare fiato ad un’opportunità di serrata in caso di stallo, come paventato da Luca Baraldi della Virtus Bologna? No. Una posizione, chiara, che nasce dalla convinzione che il muro contro muro, per un basket poco vicino alle istituzioni, sia controproducente. 

Punto. Eppure, organi di stampa soprattutto figli della “rete”, si sono immediatamente gettati sulla strada dell’eterno dualismo tra borghese e proletario, con il primo ad andare di “alzata di spalle” sulle emergenze del secondo.

Leggere che tutto diventa facile quando alle «spalle hai Giorgio Armani», significa fondere “fine” e “metodo”, volgarizzando due posizioni in un duello caciarone buono per infuocare una scena social di lettori e commentatori che troppo spesso si fermano al titolo, e non al contenuto.

ROM vive in rete e sui social (più in rete che sui social, a dire il vero), e da sempre ritrova nel suo pubblico un’ispirazione, non una guida. I lettori, oggi come non mai, devono essere parte della nostra “agenda mediatica”, non i padroni.

La penna deve restare in mano a chi scrive, altrimenti comprendiamo quando il presidente FIP ritrova nei giornali cartacei i canali su cui dare fiato all’opinione. La professionalità è l’unica via. Senza, tutto diventa volgare duello da strada.

Nei giorni dell’insediamento di Umberto Gandini, come qualcuno ricorderà, la prima conferenza stampa venne tenuta senza alcun portale. Si scatenò un giustificato inferno polemico, che si materializzò in una lettera prodotta dal sottoscritto per Sportando, e sottoscritta da altri siti internet.

Esattamente 24 ore dopo, uno dei portali aderenti, banalizzò il tutto scrivendo che a quella conferenza erano stati invitati solo i giornalisti di “fede milanista”, dunque amici del presidente.

Da allora, giusto dirlo, la considerazione della LBA nei nostri confronti è cresciuta, con spazio e partecipazione. Ma quel giorno, il dubbio che Petrucci avesse ragione, mi ha assalito pericolosamente. 

Rileggendo le interpretazioni delle parole di Messina, il dubbio è tornato a fare capolino. 

Conclusione: la LBA è unita per una battaglia che riporti il pubblico a palazzo in misura maggiore al 35%, pur conscia, nel suo intimo, che il botteghino non sia certo il supporto maggiore dei suoi costi stagionali. C’è chi spinge per la serrata, chi per il dialogo. Il sottoscritto propenderebbe per la prima strada, ma poco conta. La decisione arriverà nelle prossime assemblee.

Noi della stampa di “rete”, intanto, facciamoci un esame di coscienza.

8 thoughts on “Buongiorno Olimpia | La posizione di Messina sul pubblico, la banalizzazione della stampa social

  1. Il controverso Luca Baraldi viene dal calcio dove una serrata avrebbe una ripercussione rilevante. Nel basket la sua proposto di serrata porterebbe solo ulteriori danni alle squadre, già prostrate dal covid. L’idea di Messina di gestire in modo esemplare la % di apertura al pubblico concessa, per arrivare progressivamente ad ulteriori aumenti, mi sembra la strada più sensata e praticabile. Però con vaccino e green pass e mascherina il 35% nei palazzetti è troppo poco. Il vaccino serve per riaprire e all’estero lo stanno facendo, si vede all’aperto nel calcio con stadi pieni in Inghilterra e Germania, solo da noi ci sono ancora misure da lockdown.

  2. Grazie per le parole profonde di questo articolo, che buttano luce su aspetti “collaterali” rispetto al basket giocato.
    La mia sensazione, da anni, è che la lega sia un movimento spaccato, frammentato. Le circostanze attuali sembrano confermarlo.

    Meglio chiudere o gestire al meglio le aperture parziali? Non lo so proprio. Sicuramente non capisco perché si possa stare in tanti in un ristorante al chiudo, ovviamente senza mascherina dovendo mangiare, e al palazzetto non più del 35 per cento della capienza, nonostante vaccino, green pass e mascherina. Smettiamola di vedere la gente al palazzetto esclusivamente come un fattore di rischio contagi. Senza pubblico, lo sport non può esistere. Nemmeno il tanto osannato calcio. Il pubblico è la passione che anima gli atleti e le società, è una parte fondante dello sport, della competizione. Lasciate il pubblico a casa è togliere qualcosa alli sport, che dà lavoro a migliaia di persone. Per restare al paragone con la gastronomia è come limitare all’asporto: che ne è del contatto con il cuoco/a, il cameriere/a, la location del ristorante?

    Riaprire in sicurezza significa anche questo, secondo me.

  3. Di.Me, secondo me il problema fondamentale è uno solo: se il vaccino funziona apri al 100% con green pass vaccinale e mascherina come fanno all’estero, oppure il governo italiano sa qualcosa che noi (e gli altri governi stranieri) non sappiamo, e si è fatto truffare dalle case farmaceutiche per far finta di ripartire con un vaccino efficace solo entro una certa percentuale (non accettabile). Delle due, o con vaccino e green pass apri al 100% e fai ripartire il consorzio civile in tutte le sue attività, oppure denunci le cause farmaceutiche per truffa. Il movente della truffa sono i soldi perchè, dopo 5 miliardi di dosi di vaccino somministrate, provate a quantificare gli introiti delle case farmaceutiche imputate ai governi e di condeguenza a noi contribuenti. Sono una montagna di soldi. L’Italia come sempre non decide, perché con vaccino e green pass continua a parzializzare gli ingressi come se fossimo in lockdown, che è una cosa vergognosa.

    1. Questa maniera un pò subdola di trattare l’argomento fa il verso e la sponda a teorie complottiste e negazioniste: dire, se non è A è B, se non è BIANCO è NERO significa liquidare un problematica complessa qual è la risoluzione di una pandemia: NON MI PIACE

      1. Non si tratta di essere complottisti o negazionisti perché il nostro governo ha sempre dichiarato che il vaccino è sicuro e che anche se non previene il contagio se si venisse contagiati sarebbe in modo molto lieve da non finire in ospedale quindi non ha senso mettere un limite di affluenza a chi ha il Green Pass con la mascherina altrimenti passerebbe l’idea che poi il vaccino non è così tanto sicuro e si finirebbe al discorso di Lupo…

      2. Bravo Fab, magari il mondo fosse bianco e nero… purtroppo i grigi abbondano, la conoscenza evolve e l’approccio a virus cambia in base alla crescente complessità del problema.

        Il lock down era a suo modo semplice e chiaro, il libera tutti è un errore (vedere Israele), la via mediana è un bilanciamento difficile e delicato che si sta cercando con fatica ed errori.
        Intanto sarebbe bello vedere tutti rispettare le regole invece di stare a chiuso con la mascherina sotto il naso (la cosa più di moda di questo folle agosto).

        Non meraviglia poi che qualcuno pensi di avere sempre la soluzione in tasca o abbia individuato il feticcio da bruciare (sia la casa farmaceutica da una parte o i no vax dall’altra).
        Sono le solite scorciatoie che vediamo ogni volta di fronte ai problemi complessi: o bianco o nero.

        Magari fosse così.

  4. Usciamo dal discorso basket…. Non sono a favore di riaperture indiscriminate e senza vincoli. Credo che la prudenza non sia un lusso ma un dovere. Tuttavia certi trattamenti differenti tra diverse tipologie di esercizi commerciali e/o attività mi lascia perplesso.

    Concordo con Tom: continuiamo tutti a rispettare le regole, ne abbiamo solo da guadagnare. In questi giorni di vacanza sono stato in molti locali e solo in pochi mi hanno chiesto di esibire il green pass, nonostante fossi in una zona d’Italia molto a nord, di lingua tedesca, che, almeno sulla carta, fa della disciplina e del rispetto delle leggi un proprio fiore all’occhiello.

    Il problema in Italia, come al solito, è che i controlli sono limitati e le sanzioni ridicole. Se unissimo controlli e autodisciplina, tutto andrebbe meglio. Ma questa cosa, non so perché, la capiscono in pochi.

    Tornando ai palazzetti, io, che non sono certo un epidemiologo na che un pochino credo di ragionare, credo che un rientro al 50 per cento, con green pass e mascherine, se gestito correttamente dovrebbe potersi fare. Non cambia molto, a livello economico, ma 50 è meglio di 35…..

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