Buongiorno Olimpia, la rubrica semi-quotidiana di cui non si sentiva il bisogno che ci accompagnerà quasi ogni mattina al risveglio.
«Un sì senza numeri quello con cui il ministro della Salute Roberto Speranza ha comunicato alla Federcalcio la “disponibilità” del governo Draghi per prevedere la presenza di pubblico per le quattro partite dell’Europeo all’Olimpico di Roma (dall’apertura con la Turchia dell’11 giugno al match con la Svizzera del 16 e a quello con il Galles del 20, per chiudere con uno dei quarti il 3 luglio)».
Questo ne La Gazzetta dello Sport oggi in edicola, con la precisazione che la «forma di partecipazione del pubblico compatibile con il quadro epidemiologico» oggi non ha numeri, neanche la certezza di un 25% di affluenza.
Comunque il gioco è chiaro: si nasconde l’Europeo a porte aperte dietro un concetto di “rilancio italiano”, quando in realtà è solo la necessità di evitare figuracce mondiali visto che le altre sedi apriranno tutte al pubblico, forse con l’unica eccezione di Dublino.
Ma gli altri sport devono comunque restare con la luce accesa, e ben direzionata. Ripartire quest’anno con il pubblico in presenza era utopia, e chi ha pianto nelle prime giornate era solo per un gioco di parte in un quadro emergenziale ben chiaro.
La stagione del basket terminerà a porte chiuse, ma la prossima dovrà avere delle prime certezze da parte del Governo. Non esiste solo il calcio, che peraltro non si farà promotore dei bisogni dei più deboli (non ne ha qualità e spessore morale): se si riapre per l’Europeo, si riapra tutti. L’anno prossimo, a porte chiuse, non si deve ripartire.


Calcio si gioca all apero. Basket al chiuso. Paragone per me regge poco.
Eh ma se c’è l’obbligo della mascherina all’aperto vuol dire che al chiuso o all’aperto non ci sono differenze.
Una delle tante (troppe) incongruenze di questa gestione della pandemia, seppur complicata.
In uno stadio sì, in un palazzetto no?
Non si poteva andare per Pasqua in albergo a, chesso’ io, Rimini ma a Tenerife sì? E perché in chiesa per le funzioni religiose sì e a teatro, sempre ben distanziati, no?
Non è un blog sulla politica e non voglio dunque parlare di questo ma è evidente che certe “scelte” hanno ragioni che sfuggono dall’evidenza scientifica, e sono invece figlie della necessità di accontentare qualcuno.
Da tifoso, da italiano, mi sentirei offeso se per la nazionale di calcio si facessero differenze rispetto agli altri sport, qualsiasi siano le ragioni che stanno alla base.