
Peppe Poeta, nel suo intervento ad Area 52, ha parlato anche delle nuove logiche del mercato in Eurolega. Ecco le sue dichiarazioni.
Sul mercato di EuroLeague
“L’Eurolega ormai è diventata un mercato di livello allucinante. Oggi, con il fatto che le due greche hanno alzato completamente il mercato, insieme all’Hapoel e a Dubai, c’è stata un’impennata clamorosa dei prezzi. Poi, subito dietro di loro, ci sono le due spagnole e le due turche. Onestamente oggi i costi sono lievitati, quindi è difficilissimo arrivare ai giocatori di primissima fascia”.
Sullo scommettere su rookie della competizione
“Bisognerebbe provare ad avere più coraggio per andare a cercare qualcosa di diverso, magari nel sommerso. La verità, però, è che questi giocatori hanno bisogno di tempo per adattarsi all’Eurolega, e purtroppo di tempo ce n’è pochissimo. Se pensiamo a tanti rookie arrivati in Eurolega, il primo anno è stato quasi sempre molto difficile: da Chris Jones al Maccabi, da Keenan Evans al Maccabi, passando per Sylvain Francisco, Carsen Edwards e Jerian Grant. I primi anni in Eurolega, anche per rookie che poi hanno avuto successo, sono stati quasi sempre complicati”.
Sui motivi di una scelta rischiosa
“Perché il livello di richiesta fisica e mentale, e questo emerge anche parlando con i giocatori, è completamente diverso. Non si tratta solo del livello tecnico e tattico in sé, ma proprio dell’energia fisica e mentale di cui hai bisogno. Giocare la domenica, poi il martedì e poi ancora il giovedì, mantenendo la forza mentale e fisica, è durissimo. I tempi di recupero si accorciano, lo stress mentale cresce e il tempo di adattamento per un rookie diventa inevitabilmente più lungo”.
Su Quinn Ellis
“Anche per questo sono così contento di Ellis. Quando fai una scommessa su un rookie, il punto non è soltanto capire se quel giocatore possa stare o meno in Eurolega, ma quanto tempo hai a disposizione per svilupparlo. Ed è proprio questo che frena tutti, obiettivamente. In primis gli allenatori, perché poi sono loro che devono portare risultati e, per forza di cose, quasi nessuno si prende il rischio di aspettare un giocatore per sei mesi”.
Su McKinley Wright
“Dubai probabilmente lo aveva preso pensando soprattutto all’Adriatic League, perché in teoria avevano anche Nate Mason e poi Boogie Ellis. Non si aspettavano una crescita del genere da parte sua, e onestamente credo che non se la aspettasse nessuno. C’era proprio uno studio secondo cui, l’anno scorso, tra i primi 100 giocatori di Eurolega per valutazione solo 3 erano rookie. Una cosa del genere, comunque, era stata evidenziata chiaramente. Ed è davvero difficile per un rookie.
Poi basta parlare con i ragazzi stessi, con quelli al primo anno: ti dicono tutti “wow”, perché entri in un tourbillon incredibile. La sera dopo una partita un giocatore spesso non va a dormire prima delle 4 per via dell’adrenalina. Quindi magari la domenica sera vai a letto alle 4, il lunedì fai un po’ di scarico, il martedì hai il Real Madrid e il giovedì il Fenerbahce. È proprio un altro mondo”.
Sul cambio di ritmo
“Come tutte le cose, è una questione di allenamento. Tu ti alleni per giocare a un certo ritmo, ma quando arrivi in Eurolega non sei ancora preparato a sopportare quel tipo di carico, e quindi devi attraversare un periodo di adattamento. Per forza di cose funziona così. Ed è per questo che i veterani, i giocatori solidi di Eurolega, oggi costano così tanto. Hanno un prezzo importante. Se poi guardi la classifica di Eurolega, vedi squadre come Fenerbahce e Olympiacos, che hanno tantissimi giocatori con molti anni di esperienza nella competizione: sono esperti, sanno stare a quel livello, e infatti sono davanti”.

