Stanchezza, sottovalutazione, sofferenza mentale. Perchè Milano è arrivata nuda alla meta?

Olimpia Milano post-Virtus#4, che chiude una stagione che resterà nella storia del club: l’analisi del giorno dopo di ROM

Olimpia Milano post-Virtus#4, che chiude una stagione che resterà nella storia del club. Dopo tanti sorrisi, e momenti di orgoglio, una mesta resa che vela un cammino importante con inevitabile tristezza.

Il cammino in Italia

Tra il 7 marzo e l’11 aprile l’Olimpia Milano cade in quattro occasioni su quattro, con Trento, Venezia, Varese e Brindisi.

Da lì dodici successi in fila, avviati e chiusi con la Virtus Bologna. In questo lasso di tempo, Finals comprese, se escludiamo Gigi Datome, abbiamo tra gli italiani i 14.5’ di Riccardo Moraschini in 12 gare, i 14’ di Pau Biligha in 13, i 10.3’ di Andrea Cinciarini in 7, i 13.2’ di Jeff Brooks in 12, , i 3.6’ di Wojciechowski in 5, gli 8’ di Davide Moretti in una singola gara.

Tenendo conto che le gare sono state in tutto 16, nessuno ha raccolto l’intero pacchetto, anzi.

Cosa si evince da tutto questo? Senza entrare nel merito dei valori e delle scelte, per questo ci sarà tempo, semplicemente ci sono state due squadre. Una in EuroLeague e una in LBA, visto che i 6 italiani sono obbligatori.

E quella di LBA aveva rotazioni ridotte, senza una reale fusione tra la componente straniera e quella autoctona. Due realtà che si ritrovavano in campo la domenica, una a guardare l’altra.

La serie

Gara-4 non ha cambiato le analisi su quel che è stato questo confronto. Perso sotto ogni punto di vista, in ogni componente.

Milano ha lottato 20’, ritrovando Shavon Shields, non Kevin Punter e Sergio Rodriguez, producendo 19 punti nel secondo tempo.

La squadra ha confermato la sua natura difensiva, 73 punti concessi in gara e 36 nel secondo tempo, ma davanti non ha avuto alcuna forza, alcuna capacità di leggere, capirsi, e colpire.

Diventa difficile comprenderne i motivi. L’Olimpia Milano era stanca? Inevitabile ed evidente. E’ una constatazione. Non LA spiegazione. Per favore, comprendete bene questo passaggio. Stiamo constatando di aver visto in campo una squadra stanca. Non stiamo dicendo che questa sia l’alibi.

Serve andare oltre ovviamente. La squadra di Ettore Messina ha giocato oltre 90 gare in questa stagione, anche se nel conto bisogna inserire una prima fase di Supercoppa che, per il valore degli avversari (in attesa di giocatori stranieri e in piena preparazione), aveva il piglio di una pre-season. Quella che non viene calcolata nel conto delle gare ufficiali degli avversari in EuroLeague.

Detto questo, le 90 gare facevano parte del programma di questa stagione. Sono state certamente considerate da Ettore Messina, e valutate dal “Performance Team” alle sue dipendenze. Nessuno è rimasto stupito, niente è cambiato nel corso della stagione a livello di format (anche se qualche recupero c’è stato, e non è stato semplice). 

Eppure, alla meta l’Olimpia Milano è arrivata nuda, con un crollo prestazionale netto rispetto a Colonia. Perchè? Certamente vi è un “rebound”, negativo, a livello di energie mentali soprattutto, da tener ben da conto. In Italia le avversarie lavoravano sui playoff, Milano lavorava sulle Finale Four.

E’ quello che capita a tutte le grandi d’Europa, sia chiaro, l’esperienza in tal senso fa molto, il primo anno costò carissimo anche al Fenerbahce di Zeljko Obradovic, ko nelle semifinali scudetto in Turchia per mano del Pinar, poi campione contro l’Efes di Ivkovic.

Ma il roster era composto da giocatori esperti, che certamente hanno pagato molto lo sforzo fisico, ma avrebbe potuto e dovuto essere un esempio e un avvertimento per i compagni. 

In campo, infine, si è vista una squadra stupita, probabilmente anche colpevole di sottovalutazione dell’avversario. In gara-1 ha creduto di essere padrona come sempre del suo destino, mettendo la quinta nel secondo tempo.

Lì la rimonta non è riuscita. Prima incertezza. In gara-2 è scesa in campo convinta di indirizzare subito il match. Invece la Virtus non ha concesso nulla. Seconda incertezza. E qui è emerso il costante spartito di quel che è stato, con il dominio avversario negli ultimi quarti. Mentale, prima che fisico. 

Stanchezza, sottovalutazione, sofferenza mentale, incapacità di connessione sulla sfida. Tutte componenti di un tracollo che Ettore Messina non ha saputo sovvertire. Sempre le stesse scelte, sempre gli stessi errori, sempre gli stessi muri su cui andare a sbattere.

Non c’erano le gambe, non c’era la lucidità. Serviva un piano “B”, non da improvvisare, ma da costruire nel corso della stagione proprio in virtù delle 90 gare. Esisteva? Non ne dubitiamo, ma certamente non si è visto.

Il concetto di squadra

In ogni squadra esistono delle gerarchie. A Milano si sono viste. In ogni squadra ogni componente deve sentirsi parte di questa squadra. Su questo secondo aspetto il dubbio è quanto meno lecito.

Occhio a scegliere gli italiani come “capri espiatori”. Sarebbe semplice, e ingiusto. Perché nessuno può mettere in dubbio le carriere di gente come Andrea Cinciarini, Riccardo Moraschini, Jeff Brooks. Come nessuno può mettere in dubbio l’impegno di tutti loro, o quasi.

Un giocatore è figlio di sé stesso, del suo talento, del suo impegno, e delle opportunità. Non tutti le hanno avute. Scelte, non censurabili ne giudicabili, ma ora l’Olimpia Milano sa dove intervenire. Sul mercato e sulle gestioni.

4 thoughts on “Stanchezza, sottovalutazione, sofferenza mentale. Perchè Milano è arrivata nuda alla meta?

  1. No no io invece metto come capri espiatori proprio gli stranieri “primo fra tutti” Rodrigez che nel campionato italiano non si è mai impegnato e ha fallito in tutte le finali…l’unico italiano che ha sbagliato è Messina. In battaglia devono rimanere lucidi i comandanti, invece entrambi si sono dimostrati molto annebbiati. E le dichiarazioni finali ne sono la conferma.

    1. Io non sono d’accordo con te quando indichi Rodriguez come colpevole perché per me anche qua è una responsabilità di Messina che non ha saputo gestirlo considerando la sua età facendolo giocare sempre in Eurolega e quasi sempre in LBA. Unica attenuante è che per un lasso di tempo era assente per infortunio Delaney il quale al netto dei problemi fisici non ha reso secondo le nostre aspettative ed era più presente nei social (peraltro in discussioni che neanche gli competono) che in campo dove in molte occasioni ha mostrato un atteggiamento irriverente e spocchioso.

  2. Ed i palmasco’s boys non si scusano???

    Come non eravamo noi idoti,incapaci,ingrati e degni di tifare Cantù che ci permettevano di dire, A MARZO ,che non facendo giocare di più gli italiani si arrivava a maggio/giugno cotti??

    Vuoi che Messina non sappia chi quando deve giocare???

    ECCO LA RISPOSTA ALLA VS SACCENZA !!

    Grazie Messina per la splendida Eurolega ma vediamo se avrai imparato che in Italia giocano sempre e per minimo 10 minuti gli italiani, qualunque siano , sennò a maggio si viene umiliati

    E la cosa peggiore è leggere la presa per il culo di quel verme di Stonerook (Peccato che Blair quel giorno non lo abbia spiaccicato)

    Forza Olimpia sempre e grazie di tutto

    Grandissima stagione

    Speriamo serva di lezione

  3. Ecco due esempi di travisamento e ingratitudine Maggi scrive una cosa ben precisa e condivisibile e loro capiscono solo quello che è aderente ai loro preconcetti, così non va. Abbiamo perso ci sta. Dan Peterson era altrettanto criticato e c’erano tifosi che volevano cacciarlo tutti gli anni. Ci ha messo quattro anni a vincere lo scudetto e 5 per la coppa dei campioni. Il punto è che Messina ha commesso degli errori ma ha indirizzato la squadra nella giusta direzione e non si può solo riconoscere i primi e disconoscere i secondi è disonesto intellettualmente. Saccenti e boriosi rispediti al mittente. State sereni e buona estate a tutti

Comments are closed.

Next Post

Mike Hall risponde a Shaun Stonerook: Qual è il tuo problema uomo?

Ieri vi abbiamo proposto il tweet di Shaun Stonerook, bandiera della Mens Sana, che se la rideva dopo il 4-0 della Virtus. Mike Hall risponde

Iscriviti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Leggi articolo precedente:
Anticipi LBA Serie A
Marco Belinelli: A 4′ dalla fine ho capito che avevamo vinto. I volti di Milano erano spenti

Marco Belinelli in trionfo sul Resto del Carlino: Ho pianto anche stasera. Magari non come nel 2014, ma qualche lacrima...

Chiudi