Dossier Kevin Punter | L’uomo da rendere sistema con Ettore Messina
Ora tocca a Kevin Punter. Dopo Davide Moretti, Shavon Shields e Kyle Hines, ecco il quarto protagonista del nostro dossier. L’uomo della Basketball Champions League.
Kevin Punter | La Storia
Kevin nasce nel Bronx. Ha una madre capace di tenerlo lontano dai guai, ma l’istruzione nel locale Istituto Don Bosco no, proprio non fa per lui. Il ragazzo è distratto, e il talento per la pallacanestro non pare poterlo salvare.
D’altronde, il talento non era ancora sbocciato. C’erano da quelle parti giocatori più alti, esplosivi, dotati. Kevin aveva passione, giocava duro, durissimo, e segnava, ma non abbastanza. Niente era abbastanza per Kevin, che probabilmente si faceva anche troppo distrarre dalla vita di strada.
Fu allora la madre a decidere per lui. Per entrare in un college di primo livello servivano ben altri voti, e lo spedì in North Carolina, alla Body of Christ Academy.
Una vera e propria scuola di recupero, o di preparazione, in cui Kevin si concentrò sullo studio, dimenticando per un attimo la palla a spicchi.
Poi, un giorno, la famosa telefonata: «Mamma non ce l’ho fatta. Torno a casa. Non sarò mai un giocatore di basket». Sì, i voti erano cambiati, ma non abbastanza. Senza un college di primo piano il “bomber” del Bronx non vedeva un futuro.
Per fortuna, non fu così. Dopo un primo momento di sbandamento ecco la chiamata di State Fair, un piccolo Purgatorio che durò solo due anni. Il talento d’altronde c’era, Kevin visita Missouri State, ma alla fine sceglie i Tennessee Volunteers, e il primo luglio 2015 riscrive il record del Pilot Rocky Top con 76 punti segnati in una partita.
Il talento è eploso, nella sua stagione da senior viaggia a 22.1 punti per gara, si ritrova nel secondo team della All-Sec. E’ la prima tappa per un giocatore che vincerà due Basketball Champions League (mvp con la Virtus) e una Coppa di Grecia.
