Viaggio nell’Olimpia che dovrà essere, tra voci, realtà ed esigenze di primaria importanza

Un tranquillo weekend di paura. Quella paura di sognare che, dopo l’estate 2016, è sentimento comune del popolo milanese.

Quelle appena trascorse sono state le prime ore di una lunga serie per l’Olimpia Milano, un continuo giorno dopo che porterà la società milanese all’ennesima ricostruzione, a partire dalla panchina, per proseguire con una parte significativa del roster.

Senza addentrarci nelle singole operazioni di mercato, argomento che tratteremo da domani, cercando di fare un po’ di pulizia tra le mille voci che cominciano a girare attorno al Forum, proviamo a capire quelle che sono, sarebbero, le esigenze primarie per la nuova stagione.

Partiamo dalle certezze. Jasmin Repesa non sarà più l’allenatore di Milano. Sono già iniziate le trattative per un rescissione che, presumibilmente, si completerà entro il venerdì di questa settimana. Decisione maturata da tempo, con fatti e parole, poiché se apparentemente si confermava la fiducia al tecnico croato, le continue e  ripetute smentite a quanto regolarmente chiedeva e dichiarava, sono state, da mesi, la pietra tombale sull’avventura milanese del coach di Capljina.

Ai nomi che sono circolati nel fine settimana, che ha seguito il crollo con Trento, manca solo di aggiungere quello di Popovic… Da Blatt a Laso, da Plaza a Buscaglia, da Messina alla promozione di Cancellieri e forse ne dimentichiamo qualcuno. Probabilmente il presidente ha già deciso e, secondo alcune nostre fonti, avrebbe anche già in mano il contratto del nuovo tecnico. Dinamiche di mercato che si chiariranno a breve, a meno che non si tratti di attendere che il candidato termini la stagione con la sua squadra, eventualmente ancora in corsa in uno dei vari campionati.

Indipendentemente da chi sarà effettivamente la nuova guida tecnica, corre l’obbligo di sottolineare una prima problematica che si sta ampiamente sottovalutando. L’inizio della nuova stagione sarà estremamente complicato per chi passerà attraverso una ricostruzione, dal punto di vista tecnico come da quello degli uomini. Dal 31/8 al 17/9 si giocherà #eurobasket2017, evento che vedrà impegnati, presumibilmente, almeno la metà dei dodici prossimi titolari milanesi. Senza conoscerne i nomi, basta considerare che, immaginando un roster come quello dell’anno concluso, almeno 6-8 elementi sarebbero impegnati nella competizione continentale (da quello di oggi sarebbero almeno 7-8). Chi si sederà sul pino del Forum, si troverà a dover gestire una preparazione inesistente, se non per 4-5, massimo 6 giocatori, dal punto di vista della squadra, che si riunirà nella sua completezza solo dopo la metà di settembre. E’ ipotizzabile che taluni comincino ad aggregarsi dopo gli ottavi di finale, datati 9-10/9, ma altri potrebbero arrivare perfino verso il 18-20/9, se la loro nazionale dovesse arrivare almeno in semifinale. Il 23/9 è la data in cui si dovrebbe disputare la Supercoppa, cui si arriverebbe praticamente senza allenamenti di squadra. Una o due settimane per l’inizio del campionato (prevedibile 1/10 o 8/10) e, dopo un paio di giorni, via all’Eurolega, fissata per il 12-13/10 (anticipi da fissare dopo il calendario). Il tutto senza pensare cosa accadrebbe nel caso che il nuovo coach fosse impegnato in prima persona con una nazionale stessa. 

In sostanza, si inizierà la stagione con pochissimi allenamenti, molti dei quali a ranghi ridotti, e soprattutto senza quegli elementi che dovranno garantire la crescita di un gruppo che riparte da un ultimo posto europeo ed una netta eliminazione ai quarti di finale nazionali. Non si può non definirla  situazione assai complicata, di cui si sarebbe dovuto tener conto in fase di programmazione già dallo scorso anno. Al netto di rendimenti tragici di alcuni elementi, ovviamente da sostituire, un cambio di guida tecnica durante questa estate era cosa da scongiurarsi assolutamente, così come una profonda rivoluzione del roster.  Se vi erano dubbi su coach e giocatori, la maggior parte di questi andavano risolti alla fine della scorsa stagione, con un pizzico di lungimiranza. Sarà durissima, così come sarà probabile che l’inizio della prossima stagione vedrà prevalere le organizzazioni confermate nel tempo, come coach e come parco giocatori.

Infine vi è un ulteriore potenziale problema non da poco. Se la scelta del nuovo coach dovesse ricadere su un nome relativamente nuovo ai livelli europei, magari un italiano che incarnasse profili di gioventù e progetto tecnico a lunga gittata, è chiaro che un lasso di tempo importante dovrebbe essere concesso al suo lavoro. Non ci sarà. Esattamente come se la scelta dovesse cadere su un coach la cui pallacanestro necessiti di maggior tempo del normale per essere assimilata. Pensiamo a chi propone un sistema come la “motion offense” di Messina, ad esempio (ma sia chiaro, è solo un esempio): inizi la stagione con 5-6 allenamenti e le montagne da scalare diventano vette himalayane.

Ma torniamo alle certezze, che, al momento, vogliono dire solo italiani e, probabilmente, Kruno Simon, cui si potrebbe aggiungere Zoran Dragic. Cinciarini, Pascolo, Fontecchio, Abass, forse Cerella. Tutto chiaro? Sì, ci vogliono i titolari per l’Eurolega e per vincere il campionato. Certezze cui si aggiungerà a breve, quella di Amath M’Baye, probabilmente preso da tempo, secondo una logica di opportunità di mercato, che sarebbe giusto seguire se non cozzasse, al momento, con le esigenze della squadra. M’Baye e Pascolo, con caratteristiche differenti ma nello stesso ruolo, non sono titolari di Eurolega. Lo potranno diventare? Sì, forse, da verificare. Competono con, che ne so, un Singleton ? Per ora no. Ed oggi l’Olimpia ha primariamente bisogno di altro. A partire dai ruoli 1-2. I fatti dicono che, rispetto alle altre 15 rivali europee della stagione conclusa, si tratta del reparto peggiore. Basta analizzare i nomi delle tre guardie in grado di giocare da playmaker di ognuna delle squadre avversarie. Se non hai tre uomini in grado di essere pericolosi dall’arco, così come razzenti nel ritmo e capaci di mettere pressione ai pari ruolo, alle squadre di Eurolega non prendi nemmeno la targa. Potremmo poi procedere con il ruolo di centro, altro seggio biancorosso vacante.

L’auspicio, che oggi è solo tale, è che immediatamente si chiariscano ruoli e competenze della dirigenza,  che non può lavorare parallelamente al coach, ma deve farlo rispettandone idee e richieste. Fatto questo, tutti seduti attorno ad un tavolo a capire che pallacanestro si vorrà giocare, con il coach a dettarne tempi e caratteristiche ed un GM da subito alla caccia dei profili che ne incarnino i principi. Che non dovranno più essere Raduljica e non Milutinov, piuttosto che Hickman e non Darius Adams. Tenendo ben presente che le prime scelte europee, per ragioni di budget che abbiamo sempre rispettato e condiviso quando ci sono state espresse, sono appannaggio di altri lidi. E rieccoci allo scouting, quello vero, quello che nasce e cresce  gennaio.

Un ritorno al campo, alle sue regole, alle sue esigenze, che sono i comandamenti del coach. Sempre.

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2 pensieri su “Viaggio nell’Olimpia che dovrà essere, tra voci, realtà ed esigenze di primaria importanza

  1. Buongiorno, esprimo sommessamente e senza alcuna presunzione di essere nel giusto alcune considerazioni sui nostri giocatori in prospettiva di una eventuale permanenza.
    Cinciarini: giocatore più sopravvalutato della storia. È un buon giocatore come però c’è ne sono tanti. Con lui play titolare non si vincerà mai nulla soprattutto in Europa. Ho anche dubbi sul suo ruolo di capitano collante: mi sembra più scena che vera dedizione.
    Abass e Fontecchio: ottime doti atletiche, discrete doti tecniche, intelligenza cestistica non sufficiente a farli eccellere. Forse punterei più su Abass per le evidenti doti atletiche.
    Cerella: lo vorrei sempre in ogni mia squadra, ma lo farei giocare di più e lo farei capitano ( non è certo più scarso di tanti che giocano titolari in A1).
    Pascolo: Altro ragazzo serio e dedito alla maglia su cui si può ripartire anche se i limiti, almeno in Europa sono evidenti.
    Tarc. : impegno energia forza fisica spirito di sacrificio. Tecnicamente acerbo ma può diventare un centro assai affidabile e di presenza.
    Simon: mi piacerebbe vederlo in un ruolo preciso e non play guardia o 3 a seconda delle azioni.
    Sugli altri non ritengo di dover sprecare tempo. Vostri pareri graditi.

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    1. Cinciarini non è il play titolare, nè in Italia nè in Europa. Lo è diventato per i fallimenti di Kalnietis e Hickman. E sarà sempre e solo il terzo play della squadra. Concordo su Abass: Fontecchio non è oggi adatto a queti livelli, e forse non lo sarà mai. Cerella capitano ho molti dubbi, la sua presenza o meno non avrebbe cambiato le carte in tavola. Tarc da valutare, con positività. Simon deve fare quello che sa fare, concordo, anche se la palla in mano gli piace eccome. Sugli altri poco da dire.

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