Arbitri nella bufera. Le parole di Messina e la lettera di Lamonica

Alessandro Maggi 7

LBA Playoffs 2024, esplode la polemica. Dopo i fatti di gara-2 tra Virtus Bologna e Reyer Venezia, il richiamo di Ettore Messina

LBA Playoffs 2024, esplode la polemica. Dopo i fatti di gara-2 tra Virtus Bologna e Reyer Venezia, il richiamo di Ettore Messina dall’Unpol Forum d’Assago dopo il 2-0 su Brescia. Le direzioni arbitrali non sono mai state così al centro del mirino, e da più fronti.

E, forse, tutto nasce da una lettera, quella inviata dal Commissioner Luigi Lamonica ai direttori di gara prima dei playoff, e rivelata dal giornalista Jack Bonora lo scorso 18 aprile.

Parole, accuse e veleni

Dubbi sul metro arbitrale erano già emersi nel corso di gara-1 tra Olimpia Milano e Pallacanestro Brescia, non dimenticando il breve sfogo del patron bresciano Mauro Ferrari. «Non era fallo, non è mai fallo. Gabriel tocca il pallone mentre Flaccadori se lo tiene in pancia».

Ma la tensione si è alzata nel finale di gara-2 tra Virtus Bologna e Reyer Venezia. I veneti rientrano dal -20, poi due fischi, un fallo in attacco di Tucker e uno in difesa su Cordinier, scatenano la furia di Neven Spahija. Il coach croato non si presenta in sala stampa, quindi viene squalificato per una giornata, senza dimenticare la forte ammenda al club.


La Vu Nera, dal canto suo, è perplessa sul metro arbitrale utilizzato nei confronti di Toko Shengelia, che resterà in campo soli 15’.


Lunedì sera sono tornate in campo Olimpia Milano e Pallacanestro Brescia. Già 13 falli nel primo quarto di gioco, in sala stampa Ettore Messina non le manda a dire: «La partita è stata di contatti molto forti da entrambi i lati, né noi né Brescia abbiamo avuto idea del metro, tutti eravamo scontenti. Forse bisognerebbe fare una riflessione, in base a quello che sta succedendo nei playoff. I giocatori non capivano il metro, la terna non è parsa nella migliore serata».

La lettera di Lamonica

Non sta a noi entrare nei singoli episodi, nella giornata di lunedì lo ha fatto, almeno per il caso di Virtus-Reyer, l’ex arbitro Corrias. Ma è evidente l’insoddisfazione di tutti e quattro gli attori di queste semifinali. Mero interesse di parte o giustificato dissenso?

Ai lettori la risposta, tuttavia la fiscalità che accompagna le direzioni arbitrali pare avere una chiara regia se ci affidiamo a quanto emerso nelle scorse settimane.

Il 18 aprile il giornalista Jack Bonora, su Sport Club, rivelava l’esistenza di una lettera inviata dal Commissioner Luigi Lamonica, e Marco Giansanti, agli arbitri in previsione delle ultime giornate di campionato e dei playoff.

Due passaggi chiave: «Dobbiamo essere una vera squadra avendo il controllo totale di tutto ciò che accade, tecnico e non»; e:  «Permettiamo una fisicità che non è pallacanestro. Mani addosso, trattenute, spostare un giocatore ecc. non sono azioni legali e non c’è mai un fischio. Dobbiamo proteggere la partita. Siamo ritornati ad assistere a dei match che tutto sono tranne partite di pallacanestro». 

Si sottolinea anche: «La fisicità all’interno della tecnica è lecita e consentita, le botte no, mai. Interveniamo subito per pulire il gioco e non permettiamo che le partite si sporchino o diventino incontri di pugilato».

Il concetto verrà ribadito poi dallo stesso Lamonica alla stessa trasmissione tempo dopo: «Nelle ultime giornate di campionato, il livello di equilibrio è stato notevole, con quattro squadre in lotta per il primo posto, cosa che non si vedeva da anni. Altre otto o dieci squadre lottavano per un posto nei playoff e altre ancora per evitare la retrocessione, rendendo ogni partita decisiva e spingendo le squadre a dare il massimo, talvolta aumentando la fisicità del gioco o cercando di mascherare i limiti del proprio roster. Questo ha portato a un gioco più aggressivo».

Vi è indicazione e buon senso, ma anche richiamo all’ordine. E questo pare avere generato un metro arbitrale “nuovo”, che oggi le squadre in campo faticano ad interpretare.

7 thoughts on “Arbitri nella bufera. Le parole di Messina e la lettera di Lamonica

  1. Ora, non so se esista un problema arbitri, di certo esiste un ossessione arbitri da parte di Maggi che indirizza e fa convergere ROM su questo tema, come l’implosione di una Supernova che viene inghiottita da un black hole; in questa battaglia lo lascio solo; io, rimango fuori dal buco nero, la parola al campo, al gioco, agli atleti, l’argomento ref non mi appassiona, non mi interessa

  2. Quando era uscita la notizia della lettera scritta da Lamonica agli arbitri in vista dei playoff sinceramente ero perplesso.
    In primo luogo per la notizia stessa, nel senso che il testo della lettera recapitata agli arbitri avrebbe dovuto rimanere segreto, non reso di pubblico dominio.
    In secondo luogo, per il fatto che si chiedesse agli arbitri di modificare la linea guida seguita fino a quel momento n campionato. Che poi, l’argomento dovrebbe essere trattato in una riunione in presenza, non mediante una lettera…
    Solitamente i playoff sono caratterizzati da un innalzamento del livello di intensità e fisicità, quelli di EL ne sono stati l’esempio migliore con arbitri molto permissivi. Qui in LBA si è chiesto agli arbitri il contrario, di essere meno permissivi rispetto a quanto non accadesse in rs dove solitamente l’intensità è minore… Boh, ovvio che poi i giocatori siano confusi.

  3. E’ da un anno che vedo incontri di boxe che limitano la tecnica e favoriscono chi piu’ mena in campo senza un intervento arbitrale competente. Fischiano l’antisportivo per una carezza in contropiede e non sempre fallo normale sulle mazzate trancia braccia sotto canestro per evitare di subire il canestro. E questo anche in eurolega. Stessi arbitri incapaci dappertutto. Cosi facendo condizionano i risultati e e azzerano il vantaggio delle squadre piu tecniche co.ntro gli zappatori mani addosso tutta la partita falsando spesso i risultati. Di questo passo non serve piu’ comprare degli ottimi giocatori di basket ma conviene comprare degli ottimi picchiatori seriali.

  4. La passione degli italiani per discutere l’arbitraggio, sempre e comunque, e a prescindere.

    Maggi con insistenza pari solo quella spropositata di Messina, Ferrari senza competenze e farneticando di pareggi con un tiro da cosa, da 4 punti?, chi la vuole corta chi la vuole lunga, chi non la vuole, chi si porta sul 2-0 e invece di godere del vantaggio chiaro, si ammorba e ci ammorba col tema arbitrale.
    Chepppalle!

    Gli arbitri decidono il metro partita per partita, e date le circostanze.
    È il loro lavoro e la loro abilità e autonomia.

    In G1 di Milano il nervosismo dei giocatori era evidente ed eccessivo fin dall’inizio, quindi hanno stretto i cordini del fischietto, peraltro come da direttiva, apprendo.
    Mi pare abbiano fatto bene, perché la partita s’è svolta su binari corretti e praticabili.

    In G2 il metro è stato più largo, perché le circostanze erano più sciolte, non c’era più la tensione di prima perché i giochi appaiono se non proprio fatti, in via di risoluzione.
    Dov’è il problema?

    E se il problema è che i giocatori non capiscono il metro, imparassero a comprenderlo e valutarlo, che il metro arbitrale fa parte del gioco.
    Peraltro in G1 e G2 il metro è stato costante e imparziale, quindi dov’è il senso della discussione?

    Di Bologna non parlo perché guardavo la finale di EL, in quanto appassionato di basket ad alto livello, ma il fallo finale su Cordinier l’ho visto ed era piuttosto evidente.
    Poi in Italia fa appassionare alzare le braccia al cielo, fare gli offesi e prendersela con gli arbitri, come fa l’allenatore di Venezia, brutto e scomposto.
    E magari chissà, spera di lucrare qualche vantaggio minimo per G3.
    In Italia, terra della passione del discorso sugli arbitri, a volte funziona…

  5. Più della valutazione del metro arbitrale, la questione è quella se si vuole dare agli arbitri la possibilità di correggersi,
    quindi la possibilità di cambiare fischio, di allargare l’ambito della chiamata di challange, di verificare le loro chiamate.
    Il fallo su Cordinier c’era, ma è stato fischiato al giocatore che non lo ha commesso. Poco importa? si. Invece lo sfondamento subito da Cordinier non era sfondamento, quello invece cambiava il risultato.

  6. Del resto capisco benissimo – parlo delle partite di Milano – che non potendo in realtà parlare di basket, perché se n’è visto pochissimo, tranne forse qualche numero estemporaneo di Della Valle – ma appunto, fuori scala -, non potendo parlare di una vera competizione per superiorità milanese troppo manifesta, per creare hype resta il tema arbitrale, così amato in Italia.
    E di creare hype c’è bisogno sempre, va detto.

    1. Aspetta aspetta….hype (montatura pubblicitaria)…..questa me la segno….

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