Olimpia Milano post Madrid | Non chiamatela impresa. Difesa, Carroll e gestione

Olimpia Milano post Madrid di una bellezza infinita per tutto il popolo biancorosso. Andiamo a rivivere questa gara

Olimpia Milano post Madrid di una bellezza infinita per tutto il popolo biancorosso. Andiamo a rivivere questa gara, che ha lasciato molteplici visioni, e molteplici sfaccettature di analisi. 

Impresa

Non chiamatela impresa. Non lo è. Lo abbiamo detto anche ieri nel nostro “audio” notturno. Non è impresa, perché in primo luogo questa Olimpia Milano ha tutto per sedersi al tavolo delle grandi. Non è impresa, perché già in occasione del nostro “Dossier Real Madrid” avevamo parlato di “missione non impossibile”.

Non è impresa perché il Real, a prescindere dal record, dal momento, e anche dalle assenze, non è più così distante come in passato. Olimpia è un progetto in parabola ascendente, il Real in parabola discendente. Anche se ovviamente è tutt’altro che in declino, e ha il potenziale per costruire a breve un nuovo ciclo.

La cronaca della partita

Non è impresa, ma è grande vittoria. Perché è un dato di fatto: l’Olimpia Milano si è presentata a Madrid, ha piazzato il parziale, si è ritrovata nel finale, e ha vinto con i suoi “campioni”, il Chacho e Delaney su tutti. Ma non solo.

Il parziale del terzo quarto

Tutto parte dalla difesa, anche quando hai uno dei migliori attacchi della competizione. Guardiamo il parziale di 19-2, aperto e chiuso da Kevin Punter. Tutto nasce da un recupero della guardia del Bronx, e viaggia su alti ritmi di transizione. 

Non un caso i 4 punti in aiuto di Kaleb Tarczewski, giocatore che “muore” in un attacco a metà campo, o la tripla del 41-58 di Kevin Punter stesso, scaturita da un uno contro uno vinto sul p&r da Delaney, con scarico di Moraschini dall’angolo.

Se l’Olimpia Milano difende la palla circola, e anche un centro di centimetri può essere maggiormente coinvolto.

Jaycee Carroll

In un gioco costante di “vasi comunicanti” arriviamo all’unica notizia spiacevole, Jaycee Carroll e la gestione dei vantaggi. Perché la difesa influenza l’attacco, e un “malattacco” condanna la difesa. In questo caso, per Pablo Laso, l’arma è sempre Jaycee Carroll.

Le pagelle di ROM

Olimpia Milano 18-13 nel primo quarto, quindi parziale di 12-3 firmato dalla guardia USA. Guardia USA che arriva a 20 punti nel 6-0 di fine terzo quarto e nel 13-2 dei primi 5’ del quarto.

Certo, Carroll ha firmato giocate pazzesche, a conferma del suo talento (verrà ricordato come il più grande tiratore della New Era) e dell’eccellente momento di forma attuale, ma tutto nasce da scelte errate in attacco del Chacho e di Hines, e da una transizione difensiva incapace di ricomporsi nella rincorsa. Il secondo aspetto può essere merito Real, perché di grande sfida parliamo, il primo non può che essere responsabilità degli uomini di Messina.

La gestione dei vantaggi

E qui arriviamo alle similitudini con la gara di Istanbul contro l’Efes. Come allora, un +17 gettato alle ortiche. E questo è aspetto su cui riflettere in casa biancorossa. 

Questa squadra non ha certamente in molti suoi interpreti la “vivacità” atletica di un tempo, ma l’esperienza questo sì. E allora diventa difficilmente spiegabile la mancanza di lucidità nel momento della gestione. Da parte del Chacho, da parte di Hines, da parte di tutti. 

La visione del Guaz

Parliamo di un team che ha vissuto, nelle carriere di molti suoi singoli, momenti di alta drammaticità cestistica. Da cosa nasce la confusione vissuta a cavallo tra terzo e quarto quarto? Una condizione approssimativa, e le assenze, possono spiegare tutto questo?

Non è questa una condanna “tout court”, perché l’esperienza è quella che ha permesso di riprendere il filo del match, e il talento è quello che ha animato le mani del Chacho sulla giocata decisiva. 

Kaleb Tarczewski

Non si può chiedere a Ettore Messina di essere quello che non è. Non si può chiedere all’Olimpia Milano, e al concetto stesso di professionismo, di essere quello che non sono.

Non si possono richiedere minuti in campo “in omaggio” per chicchessia, a prescindere dalle prestazioni, dalla comprensione di quello che gli succede intorno.

Ettore Messina su Kaleb

I minuti si guadagnano, così come la fiducia, a seconda di quelle che sono le potenzialità che si possono portare in campo.

Kyle Hines, Zach LeDay, possono portare comprensione del gioco e intangibili. Kaleb Tarczewski no. Kaleb deve portare energia. E l’energia deve essere incanalata in un sistema, altrimenti diventa deleteria e fine a sé stessa, soprattutto in un ruolo ormai più difensivo che offensivo come quello del centro.

Se questo non avviene, “panchinare” diventa inevitabile. Ieri Kaleb ci ha messo energia. Ma, certo, deve anche essere messo nelle condizioni di “fare male”. Agli altri. Con servizi in fase dinamica. Ieri è successo. E la prestazione è stata strutturata.

9 thoughts on “Olimpia Milano post Madrid | Non chiamatela impresa. Difesa, Carroll e gestione

  1. Bell’approfondimento. Concordo sui canestri di Carroll che resta super. Real incompleto ma sempre temibile e ben allenato. Anche l’idea di attaccare comunque il ferro, nonostante Tavares, non mi e’ dispiaciuta. E’ da giocatori coraggiosi entrare nelle vicinanze del ferro. E c’e’ stato qualche bel sottomano o cameriere e Moraschini e’ stato sfortunato nell’ultimo tentativo. Anche da questi particolari si vede che la squadra ha coraggio.

  2. Pezzo molto interessante, Kaleb va servito in un certo modo per essere pericoloso e lui sa esserlo, perché un 2.13 che ti viene a schiacciare sulla faccia non è uno scherzo per nessuno. Morasca secondo me non è più “classe operaia” sa fare molte cose anche bei punti in attacco. Viene sottovalutato perché ha raggiunto alti livelli un po’ tardi, ma ora ha il suo legittimo posto inEL al pari di più blasonati compagni e avversari.

  3. Vorrei far notare lo sviluppo del calendario Eurolega. Abbiamo fino al 2 Marzo 6 partite in casa e solo 2 in trasferta (ASVEL e Berlino ) oltre al recupero In Russia con Zenit. Tutte partite non proibitive (posto che non ce ne sono quest’anno). Vero che quest’anno in casa o fuori va poca differenza ma senza viaggi ci si può allenare di più. Occasione unica per dare una spallata alla classifica e quindi spero in gestione oculatissima delle risorse ma ne sono sicuro. Poi le ultime 7 saranno 5 trasferte.
    Nelle prossime 9 (incluso recupero) un 7W-2L non è impossibile. Ci proietterebbe prima della volata finale ha un17-9 quasi da qualificazione matematica.

  4. D’accordissimo su tutto. L’unica mia considerazione è sui parziali subiti. Ci sono sicuramente responsabilità della squadra e cose da migliorare però è anche vero che il Real o Efes sono grandi squadre, composte da giocatori di qualità e carattere per cui è normale che ci sia una loro reazione è che questa possa portare a momenti di difficoltà. L’importante è controllarli questi momenti e ieri anche quando sono arrivati vicini nel punteggio la squadra non si è mai disunita ed ha sempre reagito.

  5. Bell articolo. Condivido. Anche se Olimpia in fase ascendente mi pare una discreta forzatura (se ci si riferisce al prox anno). Lo siamo più o meno come il real

  6. Ciao Alessandro in che senso lo siamo come il Real? A me pare che il quintetto base a parte il centro sia tra il giovane e il prime. Hines direi che morto non è e probabilmente il posto 5 sarà dove arriva il colpo di mercato.
    Chacho e Datome dalla panca me lo tengo pure anno prossimo. Micov vedremo. Roll e Brooks da valutare rispetto a Italiani e mercato, Moraschini solido e ha 30anni.
    Siano in crescita come coesione…. Perchè non saremmo in ascesa?

  7. 3 cose…. 1) guardare indietro alle 2 partite perse con Pana e Stella Rossa fa ancora molto male, non dimentichiamocene per le prossime partire “abbordabili” 2) Un po ce ne ha messa anche Laso litigando con Thompkins, giocatore micidiale, e lasciandolo fuori quando la partita si è decisa 3) Continuo a pensare che il rendimento difensivo di Kaleb dipenda molto dalla fiducia che prende, oppure no, nelle giocate offensive.. dovrebbe stare in campo sempre in coppia col Cacho perché obbiettivamente Delaney lo riesce a trovare di meno…

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