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Olimpia, per reagire serve eliminare quell’aria depressa

I biancorossi perdono fiducia appena sbagliano un paio di azioni di fila e mostrano facce cupe e quasi rassegnate

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E adesso? È la domanda che si fanno tanti tifosi dell’Olimpia Milano, dopo l’ennesima prova deludente dell’ultimo periodo, che rischia di aver compromesso la corsa europea, anche se la classifica la vede ancora appaiata con le rivali all’ottavo posto. Le strade sono due: sfruttare questa settimana senza partite per ricompattarsi e trovare una via d’uscita, in fin dei conti siamo a febbraio e ci sono obiettivi chiave da raggiungere, oppure rischiare di sprofondare.

Detto che, come scritto ieri, la squadra biancorossa gioca male e, per questo, arrivano anche pessime percentuali al tiro, c’è da risolvere una questione psicologica. Un’aria depressa, con facce cupe, quasi ad attendere arrivi inevitabile il momento negativo, a cui non sarà possibile rispondere. E, di conseguenza, arrivano le sconfitte. 

Infatti, quando l’AX sbaglia due o tre conclusioni di fila va in confusione, smette di giocare di squadra, perde completamente fiducia e si affida troppo spesso ad azioni personali. Complicandosi così ancor di più la vita e permettendo spesso anche alle formazioni avversarie di trovare giocate comode in contropiede e subendo parziali pesanti. 

Allenarsi, parlarsi e arrabbiarsi”, questa la ricetta data da Ettore Messina per risalire la china. Visto che non ci sono stati sussurri su problemi ‘lavorativi’ e nemmeno di spogliatoio, probabilmente la parola chiave è la terza. L’Olimpia sembra una squadra troppo spesso rassegnata al proprio destino negativo, per reagire serve anche arrabbiarsi, mostrare la faccia cattiva, anche a muso duro. Eliminando così quelle immagini depresse, scuotendosi e tornando poi a giocare con un po’ di gioia e leggerezza. Questo il compito che attende il coach e la squadra biancorossa per svoltare. 

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orlandoilrosso
orlandoilrosso
3 mesi fa

Ai tempi di Peterson c’era un feeling con D’Antoni che non vedo così intenso oggi tra Messina e El Chacho.
Forse e dico forse, il coach dovrebbe ascoltare di più il suo play, seguirne i consigli

Anonymous
Anonymous
3 mesi fa

L’errore più grande è pensare che il problema sia di tipo mentale e di fiducia, i problemi sono altri e ben più gravi, uno su tutti è quello strutturale che a cascata si porta dietro tutto il resto

orlandoilrosso
orlandoilrosso
3 mesi fa

Nel rispetto delle tue opinioni, puoi per favore chiarire cosa intendi per strutturali?

Doc63
Doc63
3 mesi fa

Sono d’accordo con Anonimo che i problemi non sono solo psicologici. Però ci sono e gravi anche quelli. Già risolverli si andrebbe ai play-off. Da un po’ che scrivo che Messina ha un maestro della psicologia nella porta accanto: Peterson. Chiedere aiuto a lui , fagli fare nello spogliatoio le sue lezioni motivazionali e proiettare Tracer – Aris ultimi 5 minuti tutti i giorni. Quando si è in crisi bisogna chiedere aiuto.

Charliesan
3 mesi fa

Tutti i grandi allenatori allenano la testa ed il fisico. Se qui non funziona nulla significa che la squadra ha troppi limiti.

Di.Me.
Di.Me.
3 mesi fa

La squadra manca di fisicita’ e in EL si sente tantissimo. Pero’ concordo sul fatto che il problema piu’ grosso e’ quello mentale e di atteggiamento. Recuperando la voglia di lottare si puo’ almeno affrontare la LBA in modo piu’ positivo, giocandosela alla pari con le altre.
L’atteggiamento fa moltissimo. Poi i problemi strutturali restano e sono peccato originale in Europa. Ma quando a inizio anno si giocava con leggerezza sono arrivate belle gare

Osejin Komarevic
Osejin Komarevic
3 mesi fa

Fino a novembre, le stesse persone giocavano con un pallone a spicchi, e dato che brocchi non sono, i risultati si vedevano; da dicembre in poi sembra che giochino con la palla medica. Ci vuole quel furore che molti di noi ricordano e che risale alla preistoria, ormai. Il coach, se è un coach (in senso letterale), sa come fare. {Amarcord ON} A proposito: 83-49 io c’ero… E se sapemmo contenere un mostro come Galis (che giocatore!) al cui cospetto un James o un Larkin non son degni di sciogliergli i legacci delle scarpe, dimostrammo, se mai ce ne fosse… Leggi il resto »

Enrico58
Enrico58
3 mesi fa

Ai tempi di Peterson c’era uno zoccolo duro di italiani, soprattutto di giocatori cresciuti nelle giovanili della ns. società (Boselli, Gallinari, Pittis) insieme a coloro che pur essendo cresciuti altrove sposavano la causa Olimpia fin dal primo giorno (Premier, Meneghin) con totale abnegazione. Oggi vedo tanti mercenari (anche di passaporto italiano) purtroppo con cui credo faticherebbe non poco anche un Peterson d’annata ad allenare. Probabilmente così è il basket d’oggi però a me spiace che da Danilo Gallinari in poi non sia più uscito un solo atleta dalle ns. giovanili in grado di giocare almeno in LBA e portare l’anima… Leggi il resto »

Bloom
Bloom
3 mesi fa

Belli i ricordi della squadra guerriera. Ho in mwnte una foto di copertina di superbaket, con D’Antoni, Meneghin, Premier, McAdoo e Briwn (o era Barlow) in tenuta mimetica militare. Ovviamente il tema era: “squadra da battaglia”. Ho visto tantissimo basket anche giovanile ed ho ammirato squadre meno dodate dare lezioni ad altre meglio attrezzate. Milano non mamca di talento e dunque, se avesse contezza dei propri mezzi, entro i confini nazionali darebbe lezioni a tutti! Snobbare – in senso buono – l’EL? Difficile farlo, per duecmotivi: 1-gli organizzatori non gradirebbero 2-l’ultimo posto in classifica non e’ poi cosi’ lontano ed… Leggi il resto »

biancorossodasempre
biancorossodasempre
3 mesi fa

Ho la sensazione di una squadra svuotata atleticamente, del resto anche gli anni scorsi partiva bene e poi con l’inverno rallentava. Non so se il preparatore atletico è lo stesso, nel caso bisognerebbe rivedere la preparazione. Il crollo ormai fisiologico del terzo quarto avrà pure una spiegazione.

il giovine Lebowsky
il giovine Lebowsky
3 mesi fa

Problema nr 1 – la squadra non ha durezza mentale, quando sbaglia i fantasmi dell’errore fatto offuscano le successive scelte, invece si dovrebbe riprendere a giocare con maggior tranquillità. Per ottener questa capacità di tenuta serve tempo e personalità, non tutti nascono tosti ma quando hai in squadra 2 o 3 elementi così diventa più facile per tutti gli altri emulare e crescere. Problema nr. 2 – gli infortuni. Giocare con troppa frequenza impedisce di allenarsi con la giusta intensità. Fatta la preparazione pre-season il lavoro che segue è solo di approccio alle partite successive. Questo espone i fisici più… Leggi il resto »

orlandoilrosso
orlandoilrosso
3 mesi fa

Piccola considerazione: In questo post ci sono 11 interventi con pareri magari discordanti, ma tutti espressi con modi urbani. Sarebbe bello fosse così per tutto il blog. Bastava solo collegare il cervello prima di digitare e esprimere le proprie opinioni in maniera educata, se fate caso sono solo mezza dozzina i troll presentì, che non dovrebbero essere tollerati dal web master. Scusate lo sfogo ma leggendo alcuni interventi ho provato un profondo disagio

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