
L’Olimpia Milano conquista la settima Supercoppa della sua storia, la seconda in fila, il quarto titolo italiano consecutivo. Ma noi, dopo la Reyer Venezia, cinque considerazioni le abbiamo.
La Virtus parte da -20, la Reyer non da -19
Pareva una finale scontata sul +19, a metà del secondo quarto. Ma quella della Reyer non è stata una lenta rimonta, frutto anche di un lento declino biancorosso. No, perché Venezia torna a -10 a fine primo tempo, e sotto la doppia cifra poco dopo l’intervallo, superando sul 50-49 a 3’ dal termine del terzo quarto. L’Olimpia cala e diventa superficiale, vero, ma Venezia riequlibra lo squilibrio. Venezia viene raggiunta da due liberi di Bolmaro dopo rimbalzo offensivo nei regolamentari, ha il tiro della vittoria, sfiora il +2 con Wiltjer a 1.17 dell’overtime. E parliamo di una squadra priva di Rice, la prima opzione offensiva designata, e con Erick Green ancora non arrivato.
Il fattore Leandro Bolmaro
Chi scrive ha votato Leandro Bolmaro mvp. Non solo 17 punti, 8 rimbalzi, 3 recuperi e 2 assist. Sì, ci sono le 4 perse (comunque meno di Wright, 5), con quei lob sopra la testa che potrebbe evitarsi, però anche la bomba del 74-77 a 1.27, i due liberi salvifici dopo rimbalzo offensivo a 14’’ per il 79-79, e 4 punti e 2 rimbalzi in overtime. Il giocatore c’è, e risponde presente alla presa di responsabilità.
Il fattore Ousmane Diop
9 punti e 4 rimbalzi in una finale, una stoppata e un recupero e in overtime. Andiamo a rivedere. A 1.16 dalla fine dell’overtime, sull’87-87, difende bene su Wiltjer, e poi stoppa Tessitori. A 50’’ sulla palla vacante di Bowman la recupera lui innescando Peters. E tanti saluti. Decisivo.
Quel possesso che sia da esempio
1.32 dalla fine dei regolamentari, 74-74, palla a Milano. Porta palla Bolmaro, blocco di Peters e uscita di Guduric che riceve in movimento, blocco di Wright che rolla dentro, il serbo attacca verso sinistra, attira due uomini a sè, e serve Bolmaro nell’angolo. Questo è un gioco che dimostra la visione di Guduric, e il modo di metterlo in moto. Questa è la strada.
La tenuta mentale
L’Olimpia Milano effettivamente non ha perso il filo, ma ha dovuto vincere tre volte la partita. E questo in Europa non ti viene perdonato. La colpa non è aver dissipato il +19, ma quel +9 a 4’ dalla fine, vanificato in 2’ da un timeout di Spahija. In quei casi deve essere la difesa a salvarti, visto che un regista quando conta non c’è. E ieri è mancata sempre nei momenti propizi.
Poeta e Guduric non sono dei fattori, il primo ancor meno perchè insiste nello schierare il secondo, specie nei momenti decisivi.
thompson e cole per ora soldi sprecati.
Terza Supercoppa di fila