“Mi è venuta l’ansia. La mia è stata una scelta non eroica, ma necessaria”. Ettore Messina racconta le sue dimissioni

Alessandro Maggi 13

Ettore Messina, al Federico Buffa Talks, ha parlato della sua scelta di lasciare la panchina di Olimpia Milano. Ecco la trascrizione

Ritorno Ettore Messina

Ettore Messina, al Federico Buffa Talks, ha parlato della sua scelta di lasciare la panchina di Olimpia Milano. Ecco la trascrizione.

«In una intervista sull’autoesigenza, io ho detto la mia normale, banale opinione: credo di essere molto esigente con me stesso, certe volte più di quello che sono con i miei giocatori. Quando vedi che le cose non stanno andando come vorresti, o come probabilmente credi che sia necessario che vadano, cioè bene, non accetti che possano andare male».

«A quel punto a me è venuta l’ansia di andare in campo, e di non riuscire a vedere quello che volevo vedere, e soprattutto di prendere anche qualche insulto. E’ quello che poi accade in un palazzo dello sport, ci sta, anche se non dovrebbe essere così».

«A quel punto lì mi sono messo nei panni del giocatore che assiste a questo pollice su, pollice giù. E anche se non sono mai stato un giocatore, credo che questo non aiuti sia il giocatore che la squadra. Quindi non è una scelta eroica, è una scelta necessaria».

Ettore Messina quindi vittima degli insulti social? «Se ci tieni non puoi fregartene. Devi avere un livello di certezza nei tuoi mezzi che ti permette di dire: “vabbè, quelli che criticano, o quelli mi mandano le mail anonime di insulti, non hanno diritto di esistere nella mia testa”. Puoi anche non andare su Instagram, su TikTok… Però poi c’è l’amico che, in assoluta buona fede, ti dice: “Caspita, ho letto quello che han detto, ma io sono con te.” Involontariamente, ti ha già fatto star male. Il rumore non lo puoi nascondere, il rumore c’è».

«Non sono riuscito a rimanerne fuori, che è ovvio che sia un sintomo di debolezza, però non sono riuscito a rimanerne fuori. Perché sennò alla fine, per come la vedo io, diventi come quello che sta andando contromano e dice: “Guarda tutti ‘sti scemi che vanno nella direzione sbagliata!”. Se devi convivere con questo tipo di valutazione di quello che è il tuo lavoro, il tuo modo di essere, il tuo modo di reagire, ci sono dei momenti in cui lo fai con grande convinzione, è il momento in cui questa convinzione non ce l’hai».

Ettore Messina quindi racconta un aneddotto, come sempio. L’addio di Sugar Ray Richardson alla Virtus nel 1992. L’addio del giocatore, Bologna che si spacca in due, la successiva sfida con la Jugoplastika in cui l’americano era andato a giocare, gli insulti scritti sotto la casa del coach: «Io però lì avevo un’età, un entusiasmo e forse anche una lucida follia che mi ha fatto avere l’energia per fronteggiare tutto questo».

Oggi non più: «Andando avanti con gli anni, questo tipo di situazione hai meno energia per farlo. Perché ti fa più tristezza. Quindi non riesci a trovare l’aggressività per fronteggiare questo tipo di situazione. Almeno questo è quello che è capitato a me».

13 thoughts on ““Mi è venuta l’ansia. La mia è stata una scelta non eroica, ma necessaria”. Ettore Messina racconta le sue dimissioni

  1. Si, necessaria, e aggiungo, tardiva, fuori tempo massimo, caro ex coach, le condizioni perché ciò accadesse erano maturate già da molto tempo (fa), farlo nel bel mezzo della stagione, piuttosto che all’inizio di questa o della precedente stagione è stato solo l’ultimo di una serie di errori gravissimi

    Coach Messina ha perso da tempo il senso della realtà delle cose, peccato (per noi)

  2. Messina è depresso da anni e l’ansia in panchina è una cosa feroce che ho provato in prima persona , sedersi in panca ancorato agli Xanax è veramente terribile. E sarà la prima cosa che lo assalirà quando dovesse ritentare , non se ne esce ( arrivo sacchi docet)

  3. Un’intervista da giardare e ascoltare, con rispetto, per una persona con un’etica del lavoro e della responsabilità enorme, che in pochi hanno. Una conoscenza e amore della pallacanestro altissima

    1. Guardartela e ascoltatela pure tranquillamente tu, l’essenziale è che se se ne sia andato via come coach e speriamo che a giugno se ne vada pure dall’altro ruolo che ricopre così finalmente siamo “liberi”.

    2. Guardare e ascoltare Si concordo
      Etica del lavoro e responsabilità enorme ? Lo vogliamo confrontare con tantissime innumerevoli attività svolta ancor più con maggiore etica e responsabilità ? E poi che metterlo a confronto con medici direttori semplici dipendenti con responsabilità ben maggiori ? Soprattutto mettendo in comparazione stipendio e responsabilità

      Conoscenza del basket nulla da obiettare così come probabilmente amore verso il basket amato come da tutti noi.

      Amore e affetto verso Olimpia direi che parte notevolmente staccati da chiunque frequenti questo sito e mi limito a questo, senza ricordare le centinaia di migliaia di persone o milioni che amano ben più di lui l’Olimpia senza rumore di essere smentito.

      Rispetto ed educazione non equivalgono certamente a mistificazione o beatificazione per uno che giustamente o meno ha percepito, si scriveva e leggeva, due milioni all’anno fissi senza pensare a premi risultati.

      Stasera la seguirò sicuramente come te, o l’hai già vista/sentita ?

      1. Ciao OlimpiaMilano1936, pieno rispetto per la tua risposta. Trovo però il confronto con altre professioni un tantino inutile, o provo a spiegarmi meglio io: parlo del suo modo di intendere il lavoro di allenatore di basket, che dura da quasi 40 anni, non ce ne sono molti in giro con queste caratteristiche. Sappiamo benissimo che ci sono centinaia di professioni più delicate e importanti, ma il mio non era un confronto con altri lavori. Ne’ parlo di mistificazione o di beatificazione. Credo che in questo mondo pieno di persone poco serie, questo si in tante professioni anche più importanti del basket, lui sia molto più serio di altri. Per l’amore per l’Olimpia, ognuna ha la sua idea, ma dove fosse finito ad allenare credo che lui lo sapesse senz’altro, altri anche ne recente passato non ne sono così sicuro, ma di nuovo queste sono solo opinioni. Presente anche questa sera, come sempre. Ciao

      2. Ciao Massimiliano, prima di tutto non vorrei essere stato male interpretato, nel senso che rispetto la tua idea e il tuo post.
        Detto questo, non avendo circostanziato al solo mondo cestistico, per quanto concerne etica e responsabilità, ho voluto solo scrivere una nota nel pieno rispetto di chi, di etica e responsabilità nella propria attività professionale quotidiana, ne ha ben oltre quelle di un coach sportivo, dimenticando per un attimo la non proporzionalità tra chi opera nel mondo dello sport e altri ambiti. Se perimetriamo al solo sport/basket ok, anche Messina rientra nel novero di coloro che svolgo questa mansione in modo professionale. Il suo errore a mio modesto avviso, è stato quello di cimentarsi in un ruolo che con il senno di poi, non gli si addice. Con un Gherardini, le cose sarebbero andate completamente in modo diverso IMHO.
        Per me amore per l’Olimpia lo hanno dimostrato Rubini, Gamba Peterson Casalini, Roggiani, Faina … limitandomi a qualche nome e alla sola realtà Olimpia. Messina come Pianigiani Repoesa Banchi ecc, sono solo di passaggio, professionali, ottimi allenatori e persone, ma amore per il basket, anzi per la pallacanestro, sicuramente si per l’Olimpia parlerei di dedizione, di professionalità di rispetto verso la proprietà, ma un pò meno verso l’ambiente che come sappiamo tutti è a volte ipercritico, per usare un eufemismo

        E per stasera che dire se non forza Olimpia. Un saluto

      3. Nessun problema Olimpia Milano 1936, figuariamoci. Per stasera, speriamo..

  4. Che gli fosse “venuta l’ansia” era evidente, l’ho scritto tante volte in questi ultimi anni.

    Ansia da frustrazione e impotenza, per i risultati molto scarsi ottenuti a fronte di disponibilità da F4 anno sì anno no: ansia depressiva, da sbagli sui giocatori scelti, talmente lampanti da essere grotteschi, per un allenatore dal suo curriculum.
    (Il raggio della morte, che tanto successo ha anche presso chi mi odia e m’insulta, ma non può fare a meno di ripeterlo, è la sintesi metaforica di quell’ansia che lui ha sparso nel club).

    Come al suo solito finge di dire delle verità scottanti, ma soltanto quando sono ormai acclarate. Valore zero.

    Che poi ci spruzzi sopra una modestia falsa, quando si nomina eroico – che solo gli stolti l’hanno pensato dopo anni di fallimenti a Milano – ma solo per fingere di rifiutarlo, è il ritratto perfetto dell’uomo, un omino piccolo piccolo.
    Ha mollato, io credo, perché a quel punto era inevitabile, altro che pressioni, divisioni, “debolezze” da social di cui vorrebbe ammantarsi: ha mollato perché non se ne poteva più e non era giusto andare avanti, perché a tutto c’è un limite!

    E l’ha fatto, vigliaccamente, troppo tardi.

    1. Più che mollato secondo me l’hanno costretto a farsi da parte…altrimenti sarebbe ancora lì aggrappato alle due poltrone. Se le sue dimissioni fossero state vere avrebbe lasciato entrambe le cariche…

  5. L’ ansia è di chi ha paura di non arrivare a fine mese, non di uno come lui che percepisce svariati milioni di euro che cmq vada cade in piedi.
    Ormai sono quasi 7 anni che sentiamo e leggiamo banalità da parte sua ma ora sta superando se stesso. Tutte insieme in una sola botta. Chissà quanto gli rode che l’hanno costretto suo malgrado a lasciare la panchina in questo modo.

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