
Sergio Rodriguez si è raccontato al sito ufficiale di Olimpia Milano nei giorni della Chacho Night. Ed è tornato anche sulla stagione 2020-2021, quella delle Final Four, ma anche dello 0-4 con la Virtus.
SULLA STAGIONE 2020-2021
“Il mio unico rimpianto è che non avevamo tifosi a riempire le tribune. Ma sentivamo che era importante per loro dargli quel tipo di stagione, perché tanta gente stava soffrendo. In Italia, a Milano, avevamo enormi restrizioni, più che altrove, e sentivamo la responsabilità di essere a nostra volta responsabili, professionali e possibilmente vincere le partite e rendere la nostra gente felice. È stata una stagione stupefacente, terzi in EuroLeague, le Final Four, una stagione che non dimenticherò”.
SULLE FINAL FOUR
“Nelle Final Four abbiamo combattuto. In una Final Four tutto può accadere. Lo so bene io, l’ho sperimentato tante volte. Ci sono momenti in cui le cose ti vanno bene o male, in cui una squadra è migliore o solo più fortunata. Con il Barcellona non siamo stati fortunati. Ma non puoi essere deluso quando hai provato a vincere con tutto te stesso. Però è vero avevamo buone sensazioni giocando contro il Barcellona e anche contro l’Efes, che ha vinto, perché lo battemmo due volte in quella stagione. Chi lo sa? Ma di quella stagione ricorderò sempre il percorso non l’epilogo”.
SULLA FINALE SCUDETTO
“Come giocatore, non ho mai cercato scuse, ma qualche volta ci sono cose che da fuori non si vedono e sono quelle che ti condannano. Le Final Four del 2021 sono state strane. Siamo dovuti andare a Colonia con un giorno di anticipo. Abbiamo avuto problemi con il volo di ritorno e siamo dovuti rimanere un giorno in più. Inoltre, la semifinale con Venezia era prima e dopo le Final Four. L’errore che abbiamo fatto è stato di cercare di fare tutto troppo velocemente. Abbiamo voluto giocare subito e questo ci ha penalizzato, perché non avevamo energia. In Gara 1, la Virtus era arrivata preparata. Avevano avuto più tempo per prepararsi. Avevano più energia e hanno giocato meglio di noi. Quando siamo andati a Bologna non avevamo più nulla dentro di noi”.

