Pubblico a palazzo: il primo dato è davvero catastrofico

E’ notte fonda per il basket italiano parlando di pubblico a palazzo. Basta guardare i numeri di Brescia e del derby di Bologna

E’ notte fonda per il basket italiano parlando di pubblico. Nella giornata di ieri si riapriva il PalaLeonessa, uno dei teatri più caldi dello stivale. 1.300 i posti disponibili secondo i giornali, 730 gli spettatori effettivamente presenti.

E il tutto si sposa alla perfezione co il derby di Bologna, dove 1.300 erano i seggiolini riservati al pubblico, 1.100 quelli effettivamente venduti.

In epoca di Covid-19, con i tanti dubbi sui prossimi mesi, e la dipendenza dei club dal botteghino (che copre 1/3 più o meno delle spese, il restante è spettanza degli investimenti degli sponsor), un dato a dir poco catatrofico per incominciare.

D’altronde, le notizie sulla pandemia restano allarmanti, i dati impongono attenzione, e gli italiani faticano a ritornare nei luoghi di grande affluenza.

6 thoughts on “Pubblico a palazzo: il primo dato è davvero catastrofico

  1. Attenderei prima di preoccuparmi, io credo che manchi awareness sulla ripartenza, non credo necessariamente manchi passione.

  2. La paura del contagio può esistere, specie nelle grandi città, e incide sulla voglia di andare a palazzo. Per altro, assitsere ad un match in un palazzone mezzo vuoto non deve essere così bello.
    Certo è che la latitanza di noi tifosi sarà un problema economico serio!

  3. Macché paura dei luoghi affollati, è piena l’Italia di luoghi dove c’è calca. Piuttosto credo che il tema sia il poco trasporto che può portare una Supercoppa che funge da preparazione tecnica delle squadre, con poco trasporto emotivo e l’assenza totale delle curve che spesso danno quella marcia in più.

  4. @Mr Tate concirdo in pieno. Io vado a palazzo per quello che mi da il basket, non per i cori. Certo: la curva ha un valore, non lo metto in dubbio….

    1. Ammetto di ritenere la componente ultras un problema del nostro sport. Ma solo quando va oltre il suo ruolo, entrando a piedi pensanti in società, alzano la voce, rivendicando, entrando nella gestione di biglietti e merchandising. Per tutto il resto, quando rispettano il loro ruolo, diventano fondamentali. E una risorsa.

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