Olimpia Milano Eurolega: il pagellone della stagione biancorossa

Fabio Cavagnera 7

La classe di Mirotic e la crescita di Tonut le note liete di un’annata piena di sconfitte e difficoltà

Olimpia Milano post Zalgiris

Prima di chiudere definitivamente la stagione europea dell’Olimpia Milano e pensare solamente a corsa scudetto e mercato, diamo un ultimo sguardo all’annata biancorossa in Eurolega, con il consueto pagellone di fine stagione. Un altro 12° posto, con record negativo (15-19), mancando tutti gli obiettivi prefissati nella scorsa estate, compreso quello minimo del play-in.

INDICE

  1. Maodo Lo
  2. Rodney McGruder
  3. Alex Poythress
  4. Giordano Bortolani
  5. Kevin Pangos
  6. Stefano Tonut
  7. Nicolò Melli
  8. Billy Baron
  9. Shabazz Napier
  10. Pippo Ricci
  11. Diego Flaccadori
  12. Devon Hall
  13. Guglielmo Caruso
  14. Shavon Shields
  15. Nikola Mirotic
  16. Kyle Hines
  17. Johannes Voigtmann
  18. Ettore Messina

7 thoughts on “Olimpia Milano Eurolega: il pagellone della stagione biancorossa

  1. A Messina assegno un 3, perché non si è limitato a gestire una squadra fatta da altri, come Banchi. Messina ha scelto ogni singolo giocatore per il suo progetto di gioco, sprecando milioni di budget e gestendo male la vicenda Pangos e poi ha combinato un disastro peggiorando il già pessimo risultato dell’anno scorso in Eurolega.

    Aggiungerei un voto 4 ad Armani e Dell’Orco che hanno prolungato Messina e l’anomalia del doppio ruolo fino al 2026 a prescindere dai risultati.

  2. 4 a messina è la somma di 2 come pobo e 2 come coach? Sennò non si spiega…
    E di conseguenza, io non le darei insufficienze ai giocatori, ma un bel 6 politico a tutti, perchè sono convinto che con un’altra guida saremmo qui a dare molti 7 e 8. Un esempio su tutti, il tedesco lungo. E’ tutta la stagione che il bollito lo fa difendere sistematicamente su una guardia, con ovvie conseguenze su fiato e fiducia. La % da tre sarebbe stata così bassa se invece gli si fosse chiesto di fare il suo? Io non credo…

  3. il roster lungo poi non funziona … i giocatori per rendere devono avere minutaggi importanti … quando Bortolani ha avuto tanti minuti ha reso … anche in EL … se poi pensiamo che un giocatore possa rendere giocando 4/5 minuti a partita … in cui la prima cosa che sbaglia va in panca … beh …

    1. Concordo sul mancato sfruttamento del roster (i soldi per Caruso e Kamagate e Bortolani si potevano risparmiare e per il ruolo Panda in panchina metti in roster ragazzi delle giovanili al minimo sindacale, tanto non giocano mai).

      Il mancato sfruttamento del roster, mantenendo i minutaggi sui soliti pochi giocatori, aumenta anche il rischio d’infortuni.

      Deleteria è la sotituzione al primo errore, coi players che giocano contratti e non si prendono i tiri aperti per paura d’essere sostituiti.

      Sugli urlacci in campo, poi lasciamo perdere. Messina impari da Ancellotti, sempre posato, non urla mai, ed è rispettato da tutti i calciatori. Con Carlo non capita mai che gli ex si tolgano sassolini dalle scarpe come sta avvenendo con Messina.

  4. Immagino che il 4 al pastore sia di stima …. che due anni di seguito fuori dalle F8 .. oltre perdere SCI/CI e non essere performanti il LBA … tenuto conto del budget a disposizione …

  5. Per DUE stagioni, FALLIMENTARI, CONSECUTIVE, esiste UN’UNICO COMUNE DENOMINATORE . È noto ( quasi ) a tutti.

  6. Ataman l’ha fatto due volte, prendere l’ultima in classifica e in un anno portarla in alto, addirittura in altissimo con l’Efes, col Pana vedremo, ma difficile non vederli in F4 già quest’anno.

    Ma l’ha fatto anche il Monaco: Eurocup vinta e poi l’anno dopo f4, quest’anno vedremo, ma se le rifacessero non sarebbe una sorpresa.
    Hanno costruito una bellissima squadra, e col gruppo sono riusciti a “domare” Mike James, che ha potuto mostrare di essere uno dei veri protagonisti di EL – al contrario di certi tromboni dalle statistiche personali sfavillanti, ma inutili alla squadra.
    Mike James che all’Armani è stato scartato perché ingestibile…
    (E non hanno il palazzetto da 12.000, forse nemmeno tanti sponsor, ma vincono lo stesso. Divertono e vincono. E crescono e programmano. E attirano).

    Dunque per chi sa fare, in EL c’è pieno di opportunità per costruire progetti interessanti, perfino vincenti.
    Occorre ovviamente una cultura dello sport, della competizione, occorre unità d’intenti su questo fondamentale, occorre un management in grado d’implementarlo.
    Occorrono scelte chiare e segnavia ceck point del percorso.

    E non mi pare che a Monaco o a O.A.K.A. manchino t-shirt e ballerine, numeri e kisskam, e il palazzetto pieno all’orlo.
    Dunque la cultura sportiva, della competizione e dell’impegno, se esistono, possono convivere benissimo con la parte decisamente secondaria, anche se non superflua, dell’intrattenimento.

    In altre parole l’Armani Milano potrebbe benissimo integrarsi con l’Olimpia Milano e la sua cultura, cosa che finora non solo non ha fatto, ma neanche mostra interesse a fare, purtroppo.

    Potrebbe essere un calcolo sbagliato da parte loro, vedremo: a me sembra che senza cultura sportiva, della competizione e quindi dei risultati, in Europa ancora si rischi il flop.
    Le folle attratte da motivi secondari, ma non superflui, lo ripeto, secondo me tendono a sciogliersi come neve al sole, se in mancanza dell’unico vero glamour delle grandi manifestazioni sportive: la lotta, il risultato.

    Che si creda davvero di essere appesi allo scudetto, quando tutto dice che comunque lo scandalo doppio incarico a Messina non verrà cambiato, è semplicemente irreale e ridicolo.
    E colpevole.

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