Olimpia Milano post Panathinaikos | Sempre le solite cose. O cambi o muori

Alessandro Maggi 17

Olimpia Milano post Panathinaikos. Sono le stesse cose, gli stessi concetti, le stesse conclusioni. Non c’è il carattere, non c’è la reale volontà

Olimpia Milano post Panathinaikos. Sono le stesse cose, gli stessi concetti, le stesse conclusioni. Non c’è il carattere, non c’è la reale volontà, quella fisica, di girare questa stagione.

Sia chiaro, perdere ad Oaka è nell’ordine delle cose per tutti. Conta il “come”. Anche al netto di un roster rimaneggiato dove Melli, Mirotic e Voigtmann non possono andare oltre i 20’.

Però manca la convinzione. La si vede in quei primi appoggi sbagliati, nel litigio ostinato con il ferro per i primi 20’. Lo si vede in ogni fase chiave del match, quando Lessort brutalizza tutti nel pitturato.

Non contano tanti i numeri, anche se il 104-51 di valutazione non è proprio così difficile da interpretare. Anche se lo 0/0 di Voigtmann potrebbe sollevare domande. Anche se i 10’ di Maodo Lo dicono qualcosa come i 16’ di Kyle Hines…

Conta la testa. Che oggi non c’è. Che in Europa manca da un anno e mezzo. Non manca l’orgoglio, manca la pancia per andare oltre e la testa, appunto, per comprendere come farlo.

Con il Panathinaikos emerge la differenza. Tra chi sta in alto e chi sta in basso. Tra chi gioca con Jerian Grant in regia per 30’, e chi per mesi ha ritenuto che la sola assenza del playmaker fosse il problema.

Che tale era, per carità, ma era manchevolezza in un contesto sbagliato. Non scatta la scintilla, non c’è un sol cuore che batte. Tre anni fa si parlò della salvifica neve di Madrid, fondamentale per cementare il gruppo.

La classifica però era già altra cosa, e qui probabilmente neanche un terremoto basterebbe. Ettore Messina, in tal senso, concede un’altra sala stampa simile a quella con l’Efes (anche in quel caso, Ataman) della scorsa stagione: «Ci è mancata competitività e questo è onestamente imbarazzante, mi voglio scusare con la nostra proprietà e con i tifosi».

Non dimenticando come, in primo luogo, imbarazzante sia essere fuori dai play-in con un roster del genere, in queste parole emerge il diavolo della perseveranza. 

I roster si costruiscono con la qualità e la testa. Nessuno mette in dubbio la professionalità dei 16 uomini in biancorosso. Nè tanto meno il talento. Si contesta l’inevitabilità dei fallimenti europei. Si contesta il risultato del lavoro.

A mesi di distanza, cosa si è imparato dalla scorsa stagione? Poco o nulla. E guardando reazioni e dialoghi in panchina, non si vede neanche più lo spirito di collaborazione e dialogo.

Ettore Messina è uomo solo al comando. Troppo solo, e troppo al comando. La questione non è il ruolo, ma il confronto. Oggi esiste?

In cinque anni tante cose sono state costruite: esiste una cultura, esiste un marchio Olimpia che va anche oltre il marchio Giorgio Armani, esiste la partecipazione del pubblico e quella delle aziende.

Ma, un anno e mezzo dopo possiamo dirlo, l’Europa è tornata a considerare l’Olimpia Milano un “vorrei ma non posso”. Se ne parla per i fallimenti più che per le glorie. Tutti sanno di avere di fronte un gigante dai piedi d’argilla. Che ha paura.

Di Oaka si parla della difesa. Ma è normale approcciare un match vitale con 6 punti in 6’? Le transizioni subite sono anche figlie dei tanti errori al tiro ad attacco mal piazzato. Il Pana ha corso perchè aveva spazio per farlo. 

Tutto parte dalle scelte, e dalla paura. E se i giocatori hanno paura, curriculum alla mano, la colpa è loro e dell’allenatore. Sottolineare gli stessi errori in sala stampa, ad un anno di distanza, significa non avere una ricetta. E la ricetta può averla solo Ettore Messina. Altrimenti, si cambi modo di lavorare.

17 thoughts on “Olimpia Milano post Panathinaikos | Sempre le solite cose. O cambi o muori

  1. Condivido il pensiero di Alessandro. Cambierei solo l’ultima frase…..”Altrimenti, si cambi modo di lavorare” …con ….altrimenti si cambi head coach, e anche il POBO, già che ci siamo.

    Messina dice che i risultati non contano, poi quando perde continua a scusarsi con la proprietà e i tifosi. Non deve scusarsi, non deve dire….”mi sono confrontato con la proprietà che mi ha dato fiducia”…. deve rassegnare le dimissioni inderogabili da qualsiasi ruolo in Olimpia. Adesso può provare a raddrizzare la baracca, ma se non riesce abbandoni a fine stagione.

    Uno scudetto non basta a salvare Messina, perché il trofeo locale non conta. L’Eurolega è il campionato che conta, l’ha capito persino la Virtus BO che pure non ha ancora quella licenza pluriennale che noi non riusciamo ad onorare con risultati decenti.

  2. Ma se i giornalisti continuano a scrivere, cito a caso: “Anche al netto di un roster rimaneggiato dove Melli, Mirotic e Voigtmann non possono andare oltre i 20’”, e se devo leggere questa patetica attenuante, allora perché mai bisognerebbe “cambiare modo di lavorare”.
    Va tutto bene, benissimo, è solo l’emergenza, la sfortuna, gli infortuni.

    Ma perché, chiedo: in condizioni normali Mirotic potrebbe, è consigliabile che giochi più di 20 minuti? Può permetterselo, senza stare poi fuori due mesi?
    Non credo.
    Ammesso che ormai per Mirotic ci siano condizioni “normali”.
    E allora di che cosa stiamo parlando, quando devo leggere dei 20 minuti di Mirotic Melli e Voigtmann citati in aggiunta alle note di un risultato brutale?

    I 20 minuti di Melli, Mirotic e Voigtmann che, lo ricordo, giocano tutti e tre lo stesso ruolo, quindi a 20 minuti ciascuno, sono in grado fra i tre sommati, di coprire ben più dei 40 minuti di una partita!
    Certo bisogna saperli usare, perché campioni sono campioni, se li si facesse giocare come sanno.
    Penso che molte squadre di EL, anche sopra di noi in classifica, firmerebbero per avere Melli, Mirotic e Voigtmann insieme, anche se per soli 20 minuti ciascuno!

    Perché questa squadra ha anche, lo ricordo al giornalista, oltre a tre ali grandi, e Ricci di eventuale riserva per loro, ben due centri e ne aveva tre…
    Se poi non ne fanno uno, non è certo per colpa dei “soli” 20 minuti di Melli, Mirotic e Voigtmann!

    Quindi a che cosa serve sottolineare che Melli Mirotic e Voigtmann non possono andare ciascuno oltre i 20 minuti?
    Se non a cercare scuse, a giustificare, a tirare il sasso ma nascondere la mano – per poi concludere che “altrimenti” si cambi modo di lavorare?

    Continuiamo ad offrire alibi a Messina?
    Ottimo.
    Ma allora scriviamo anche che giocare di rincorsa per il decimo posto è più emozionante e divertente, più ricco di possibili titoli, di drammi, di emergenza, di miracoli, di eroi, del noioso cammino delle prime tre che giocano bene, vincono, e sono già qualificate.

    Che stanchezza.
    E, lo ricordo, il problema di Messina non è il ponte.

  3. Anche Maggi ha definitivamente acclarato il FALLIMENTO delle 2 ultime stagioni .
    E’ talmente lampante che la persona che prova a curare il malato Olimpia, oramai da due anni,
    sta somministrando delle cure che hanno solo peggiorato la situazione.
    Se a Messina stessero veramente a cuore le sorti dell’Olimpia, si sarebbe già dimesso,
    anche contro il parere della Proprietà.
    Ma a 2 anni e mezzo di super ingaggio non si rinuncia tanto facilmente.
    La patata bollente sta nelle mani della Proprietà che, alla maniera di Ponzio Pilato, se ne lava le mani.
    Per quanto tempo dovrà durare ancora questo teatrino patetico ?

  4. James, Grant, Punter, Leday, Davies.
    Questo è un quintetto da F4, minimo.
    È un quintetto di gente che a Milano non gioca più ma anzi ci fa il mazzo quando li incontriamo.
    Chi ha voluto le loro teste, spesso per sostituirli in modo osceno?

  5. Penso che la prestazione di Grant di ieri sia sufficiente … quasi una doppia doppia.
    E ricordiamoci che non c’erano Sloukas e Nunn ha fatto tipo 3/16.

    Le squadre forti sono diverse dalle nostra. Ieri poi la regia si è anche divertita a rincorrere Messina sempre incazzato! Io non vedo mai serenità, sempre una rigidezza bestiale. Sempre nervosismo. Con gli assistenti ridotti a mummie! Alcune corre voce non abbiano il dono della parola! Nessuno che incita che incoraggia. Solo un personaggio che va avanti e indietro incazzato col mondo. Nessun giocatore può giocare sereno in queste condizioni. E l’unico pensiero diventa quello dello stipendio a fine mese … e cercare un buon ingaggio al prossimo giro. E’ quello che chiunque farebbe al loro posto.

    Ma … lasciando stare i nomi altisonanti … un Bolomboy al posto di Poythres che vaga spaesato per il campo non si riusciva a prendere? Ogni partita troviamo un loro centro che ci fa un fondo pazzesco … e noi giochiamo con Poythres.

  6. Comunque dai, di cosa vogliamo lamentarci? A livello di immagine siamo al top, tutto lo staff, a partire dal POBO, sfodera il nuovo completino con pullover doublepen blu e logo a destra, direttamente dalla nuova collezione Autunno Inverno 2024, . Gli altri staff sono rimasti alle classiche giacche e cravatte, ma vuoi mettere che significa in termini di immagine? In fondo che cos’è l’Olimpia di oggi? Una bandiera dell’Italian Style, più che un progetto sportivo. POBO Docet.

  7. Grant per me migliore in campo … solita difesa e 8 dico 8 assist … che avrei tenuto non fosse altro che perdevi di certo Delaney e quasi certamente Rodriguez … visto poi l’ottimo finale di stagione … oh poi quando una squadra senza centro forte incontra una squadra con il centro forte la squadra senza il centro forte o tira da 3 con % illogiche o perde … tanto per iniziare …

    1. Un po’ come quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile …
      l’uomo con la pistola è un uomo morto …
      Ah ah ah

  8. Frustrazione, la parola che riassume tutto è questa, meglio definita come
    “mancato appagamento o soddisfacimento” oppure In psicologia “stato psichico di profonda depressione o di sconfitta, che insorge di fronte a difficoltà sentite come insormontabili”.
    Frustrati noi tifosi, insoddisfatti per le continue sconfitte, ma soprattutto per la noia che si genera guardando giocare questa squadra.
    Ieri è l’ennesimo grano di un rosario, di un rito che si perpetua con prestazioni indecenti in campo e dichiarazioni altrettanto indecenti, e fotocopiate, in sala stampa.
    Chiedere scusa e perseverare negli errori, siamo sull’uscio del campo psichiatrico.
    Frustrati i giocatori, lo diciamo da due anni che le facce non sono serene, danno la sensazione di trovarsi davanti a difficoltà insormontabili.
    Non si vedono progressi, qualche ciambella riuscita non cambia l’idea che la ricetta non sia quella giusta. Partite insipide, di cui non ci si ricorda una sola azione memorabile.
    Attacchi statici, come fosse una partita di scacchi, difesa fintamente arroccata, perché manca la torre, che tutti hanno ma a Milano non serve. Al posto della torre mettiamo gli alfieri. Impareranno a muoversi in linea invece che in diagonale!
    Guardie che non sanno dare la palla ai lunghi, lunghi perennemente lontani dal canestro, azioni che si concretizzano negli ultimi 4 secondi, dopo 20 di vagabondaggio a metà campo.
    Giovani che invecchiano in panchina, a km zero, redarguiti o puniti come stagisti di primo impiego. Nuovi acquisti anonimi, nel volto e nel palmares, facce da supplenti desiderosi solo dello stipendio a fine mese.
    Nonostante tutto domani sarò di nuovo davanti allo schermo, perché la passione per l”Olimpia e per il basket non finirà mai.
    Ogni volta con la speranza di vedere qualcosa di diverso, qualcosa che non sia la faccia incazzata di chi è, a mio parere, motivo di tutte le frustrazioni.

  9. ANY&WAY
    quando il POBOHEADCOACH35TITLES dice che la proprietà non ha accettato le sue dimissioni o qualcosa del genere.. perché mi pare che in passato sia andata così … se fosse andata cosi è veramente inqualificabile … perché le dimissioni non si annunciano … non si aspetta che vengano accettate o meno … si danno e basta.

  10. Lentamente (perche’ ci vuole sempre tempo per digerire pensieri e rimuginare delusioni), quasi tutto il popolo Olimpia si sta rendendo conto del buco che questa gestione ha creato. E’ stata un suicidio assolutamente allibente, neanche fosse premeditato. Un’autopunizione recidiva avendo tutto quello che si potesse desiderare per avere successo: capitale a disposizione, una proprietà’ paziente (e generalmente comprensiva), un brand storico per attrarre talento su una piattaforma di valori forti costruiti con decenni di fatica e lavoro di chi li ha preceduti, tempo per sviluppare un prodotto solido e coerente. Invece si e’ scelto l’autoflagellazione nascondendosi dietro una cocciutaggine che mischia supponenza e arroganza e mancanza di volontà’ di pensare e risolvere i problemi con mente aperta e instaurando fiducia e positività’. Veniamo qui criticati per analisi fattuali e un bilancio di risultati deludente, ma qualcuno mi mostri un barlume di positività’ emersa dallo spogliatoio o dai tecnici. Uno spiraglio di direzione illuminata, o la decisione di reagire, a valle di scuse e alibi costanti. Purtroppo temo questa storia porta’ solo finire quando ci si renderà’ conto che questo prodotto non funziona nemmeno in LBA. Perché’ fa acqua anche li mi sembra. Ma per la prova dei fatti dovremo attendere fino a Maggio, fin li’ alibi e scuse ancora consentono di comprare tempo…

  11. Facile criticare, ma se non ci fosse stato ArmaniGroup, chissà adesso dove saremmo finiti…….(questo dicono alcuni, non io)

    Avremmo mangiato certo un po di palta, non c’è dubbio, ma, restando tifosi delusi di un tempo che non sarebbe tornato, ci saremmo risparmiate le delusioni europee (cogenti e cocenti) di questi ultimi due terribili anni

    E purtroppo manca ancora molto tempo per finire questa disgraziata stagione e potrebbero arrivare ancora i soliti premi di consolazione (final8 e scudetto), che in una situazione, anche di prospettiva futura, di basso profilo, non consolerebbero un cazzo

  12. Maggi! Ma avevi scritto tutto per benino, avevi messo giù un’analisi accurata, approfondita, puntuale un qualcosa scritto da uno che ne capisce: la parte tecnica, i ruoli, la pancia e la testa (beh qui ti ho capito un po’ meno ma è solo colpa mia) e la voglia, il carattere… persino quella cosa che in Europa ci guardano come quelli del “vorrei ma non posso”… ero pronto a sottoscrivere ogni parola, ogni virgola, ogni punto e punto e a capo.
    E poi, alla fine, sul più bello mi scrivi: “altrimenti si cambi modo di lavorare “… lì per lì non ci ho creduto, l’ho riletto, poi riletto e riletto ancora. C’era scritto proprio così.
    Allora mi è scappato da ridere, ma da ridere, ma da ridereeeeeee….🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣
    La potenza del pass!!!

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