Perchè con il Fenerbahce è un’occasione persa. Perchè il tempo, già a novembre, stringe, eccome

L’Olimpia Milano cade in casa con il Fenerbahce, 70-79, ed è un ko che fa male. Parrebbe concetto contraddittorio, parlando della squadra di Obradovic, ma la realtà di un giudizio si costruisce in 40’, non guardando i semplici rapporti di forza prima della palla a due. Certo, esistono i numeri, che raccontano di un Fenerbahce sceso in campo consapevole della forza offensiva dell’Olimpia, e che si è portato a casa tre quarti su quattro, concedendo nei parziali in esame mai più di 19 punti. Come a dire, piano partita azzeccato per il coach serbo, con Milano che oltretutto doveva fare a meno di Miroslav Radujica e Andrea Cinciarini (comunque mai in campo nelle ultime due uscite europee). Ma ci sono altri numeri, che portano ad escludere ogni alibi. Di forza, di assenza, e di tempo.

La superiorità del Fenerbahce. Innegabile, ma oggi i turchi sono squadra sofferente senza uno dei due risolutori in roster, ovvero Bogdanovic. Nullo l’inserimento di James Nunnally (4.4 punti di media in Europa), evidente l’involuzione di Gigi Datome (10+4 contro Milano con 2/6 al tiro, 8 punti di media rispetto ai 12 abbondanti della passata stagione), anche Jan Vesely e Ekpe Udoh hanno funzionato ad intermittenza, con il ceco negativo a Milano, e il nigeriano niente di più che normale. In una simile situazione, il 27-14 del terzo quarto, con il vantaggio del fattore campo, doveva essere cavalcato con più convinzione contro una squadra che conviveva col peso della potenziale quarta sconfitta in cinque gare;

Le assenze di Miroslav Raduljica e Andrea Cinciarini. Prima della palla a due, pur nella sua negatività attuale, il guaio al gomito del serbo pareva pietra tombale per ogni speranza di successo. Ovvio che la presenza di un centro aiuti in fase offensiva per far rifiatare la squadra e aprire contemporaneamente il campo alle conclusioni degli esterni, ma Milano non ha perso la partita in l’area. Pur concedendo 10 rimbalzi offensivi, Milano ne ha catturati a sua volta 16, vincendo nel dato generale 37-33. Di più, anche la produzione nel pitturato non ha sortito grossi differenze, per un 32-36 finale. Certamente, vincendo gli uno contro uno in punta, con Sloukas soprattutto, Milano non ha mai garantito adeguata copertura in aiuto. Ma questo non sarebbe accaduto neanche con Raduljica;

Siamo solo a novembre… Tutto vero, ma Milano non ha sfruttato il +18 con il Bamberg, l’occasione di un terzo successo in fila a Belgrado, e le carenze del Fenerbahce al Forum. Quattro gare vissute sul filo del rasoio, perchè ci aggiungiamo il Darussafaka, con una vittoria e tre sconfitte. Milano vince solo quando fugge, e cade quando c’è da combattere. Non un bel segnale in vista delle gare che, da gennaio, peseranno, e parecchio.

Dove ha vinto dunque il Fenerbahce? Nella capacità di ritrovare il filo del discorso, ovvero attaccando sempre in uno contro uno dal play (Sloukas o Dixon che fosse), con la consapevolezza di creare sempre e comunque una situazione di superiorità numerica. Oggi, proprio in tal senso, la presenza di Ricky Hickman è un lusso che Milano non può concedersi. Un danno assoluto, se sposato ad un 2/7 al tiro con un solo viaggio in lunetta. Per lui -13 di plus/minus, per Mantas Kalnietis +4, che era +11 a fine terzo quarto, rispetto al -6 dell’americano. Ecco perchè il reinserimento di Andrea Cinciarini sarebbe assolutamente fondamentale, così come una gestione meno rigida delle rotazioni da parte di Jasmin Repesa. La matematica, nel basket, aiuta nei punteggi, non nella gestione degli uomini.

Alessandro Luigi Maggi

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