Olimpia Milano post Virtus | Biancorossi più profondi, Punter la chiave

Olimpia Milano post Virtus che, nonostante lo si voglia ridurre alle questioni Rai, per fortuna regala a ROM una giornata da record

Olimpia Milano post Virtus che, nonostante lo si voglia ridurre alle questioni Rai, per fortuna regala a ROM una giornata da record, e al basket italiano il terzo capitolo di una sfida che promette scintille.

Le pagelle di ROM

La mossa di Messina

E’ stata una vittoria. Importante anche. Dunque bisogna partire dalla mossa che molto ha deciso. Djordjevic mette Adams in pressione sul Chacho dopo il +8 del primo quarto? Messina fa lo stesso con Punter su Teodosic nel secondo tempo, e vince la partita.

Il “movimento Djordjevic” dell’asso serbo fa d’altronde malissimo all’Olimpia, e allora una volta in più celebriamo un giocatore, l’ex di giornata, che chiude con 18 punti (4/15 al tiro, è vero) e anche l’attitudine difensiva chiave.

Per non dimenticare, di chiave mette anche la tripla a 1.13: Weems manca il colpo del -1, Punter dice +7. E tanti saluti alla Virtus Bologna.

La partita

Fatta di parziali e controparziali, con l’Olimpia Milano a vincere meritatamente, tenendo la testa avanti per quasi tutto il secondo tempo.

Dopo la difficoltà iniziale, la Virtus si affida a Teodosic, e in difesa pressa il portatore di palla, chiudendo le linee di passaggio e imponendo all’attacco milanese di collassare nella zona centrale, chiudendo il canestro.

Le parole di Ettore Messina

All’Olimpia, in quei frangenti, manca un po’ di lucidità, ed è da segnalare come spesso il momento di flessione sia con il “Chacho”, più positivo di Delaney nella globalità del match, ma in difficoltà con i blocchi stanziali e imprecisi di Biligha, e quindi portato a lunghi secondi di palleggio.

L’Olimpia soffre quando entra pigra nei giochi, la Virtus vola se può attaccare in transizione: in questo confronto, è stata l’unica chiave possibile per Djordjevic.

La seconda mossa del coach serbo, che premia solo in avvio, sono i blocchi lontani dal pallone a liberare Gamble. Se il centro può prendere posizione sotto canestro, Hines non ha braccia per coprire la linea di passaggio.

Ma tutto cambia se le mani si alzano sul portatore di palla. Milano lo capisce in fretta, e qui va spesa anche una parola per Delaney, in una giornata no. Con Punter il play USA difende, e tanto, con maggiore aggressività.

Poi, si può dire anche altro: ovvero che Delaney non è al meglio della condizione, da quel che si vede, e che la frustrazione tenda a portarlo a forzature, tentativi mancati di uno contro uno, dunque attacchi senza idee.

La differenza di roster

L’Olimpia ha ruotato 10 giocatori, di cui due sotto gli 8’, Moraschini e Biligha. Ma ha solo due giocatori in plus/minus negativo, Biligha e Datome, in un match vinto di 5: cosa di non poco conto.

La Virtus ne ruota 11, concedendo 4’ a Alibegovic e 3’ a Tessitori, elementi che fino ad oggi avevano fatto discretamente, con alcuni picchi molto positivi.

Di fatto, c’è una differenza sostanziale di “dipendenza”. Milano, in una gara dove entrambe le squadre hanno palesato carenza di continuità, ha per lo più retto con qualsiasi quintetto in campo.

Djordjevic ha rilevato, nei fatti, come due elementi non fossero all’altezza del match, mettendo in campo un quintetto incapace di rendere su entrambi i lati del campo, ovvero quello con Belinelli e Markovic in coabitazione, senza Teodosic o Adams in appoggio. 

E’ vero, mancava Pajola, Belinelli si farà. Ma quando si parla di profondità, bisogna anche guardare a questi fattori.

Conclusione

Virtus vs Olimpia Milano è stata una gara godibile, non certo spettacolare, ma con interpreti diversi e interpretazioni dei ruoli di alto livello.

La visione del Guaz

Per la prima volta, da anni, la squadra biancorossa si è confrontata con un rivale che, in Italia, può fare la differenza anche con i propri pregi. Non solo vivendo di luce riflessa per le manchevolezze Olimpia.

Milano non è più egocentrica in Italia. E questa è la notizia più bella. E il grande merito della Vu.

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