Podcast: il Media Day di Olimpia Milano, tutte le voci dal Forum

Alessandro Maggi 2
Podcast Media Day Olimpia Milano

Pip: Il media day di fine stagione di Olimpia Milano: il momento in cui campioni, allenatori e giornalisti si ritrovano tutti insieme a fare finta che il futuro non esista ancora.

Mara: Alessandro Maggi ha seguito da vicino quei momenti, e i pezzi che ne sono usciti raccontano due territori precisi: i giocatori che salutano o forse restano, e un allenatore che guarda già alla prossima sfida europea.

Pip: Partiamo dai saluti — o quasi saluti — in casa biancorossa.

Permanenze e addii in casa Olimpia

Mara: Il media day ha messo in fila tre storie molto diverse: un addio già scritto, un futuro sospeso e una trattativa ancora aperta. Il filo comune è una stagione chiusa con lo Scudetto numero 32, e la domanda su chi ci sarà il prossimo anno.

Pip: Armoni Brooks è quello con la risposta più definita — e anche la più elegante. Prima di annunciare Lione e l’ASVEL, ha lasciato una frase che vale come biglietto da visita: “Sono stati due anni fantastici a Milano. Il modo in cui siamo usciti, credo sia stato il modo giusto per farlo: con i titoli. I trofei di MVP sono stati solo la ciliegina sulla torta.”

Mara: MVP della stagione regolare e MVP delle Finals: la ciliegina era piuttosto pesante. Brooks ha ringraziato il club e i tifosi, ha detto che Milano è stata un passo enorme nella sua carriera europea, e ha chiuso con una battuta rivelatrice: “Spero che non si siano pentiti di avermi firmato.”

Pip: La risposta implicita è no. Ha anche descritto come il gruppo ha retto nei momenti difficili: “Abbiamo vissuto tanti alti e bassi in questa stagione, ma siamo riusciti a gestire la tempesta.” E quando contava, si sono uniti.

Mara: Situazione molto diversa per Shavon Shields. Il numero 31 non ha ancora una risposta: “Non sono sicuro.” Ha detto che ama Milano, che la sua famiglia ama Milano, ma ha chiuso con tre parole che non chiudono nulla: “Il tempo dirà.” Ha indicato la Coppa Italia come il momento in cui lo spogliatoio ha capito di poter vincere nei grandi momenti.

Pip: E poi c’è Ousmane Diop, che invece ha le idee chiarissime sul desiderio — meno chiare sull’esito. “Quelli che devono parlare stanno parlando, sanno cosa voglio, cosa desidero qua. Quindi aspettiamo, speriamo di sì.”

Mara: Diop ha vinto il primo Scudetto della carriera dopo tredici anni in Italia, e ha ricordato che vincere a Venezia — dove aveva perso una finale con Sassari — è stato qualcosa di speciale. Ha anche lanciato un messaggio più ampio sul tema delle opportunità nel paese che lo ha accolto, un pensiero che ha detto di voler portare avanti per sempre.

Pip: Tre storie, tre posizioni diverse sullo stesso confine tra passato e futuro. Vediamo cosa pensa chi quella squadra l’ha costruita dall’interno.

Bilancio e prospettive di Poeta

Mara: Peppe Poeta parte da una dichiarazione che vale come sintesi di stagione: “Alleno da 24 mesi, ho fatto Coppa Italia e Scudetto a Milano: se fosse un sogno, non svegliatemi.” Ma il pensiero è già alla prossima Olimpia, che cambierà volto.

Pip: Underdog in EuroLeague è la parola che ha scelto per inquadrare il prossimo anno. Non come scusa, ma come punto di partenza: cerca giocatori con fame, profili diversi da quelli abituali, qualcosa da costruire nel tempo.

Mara: Sul mercato è stato diretto: “Il supermercato di EuroLeague è veramente super competitivo.” Confermare tutti è impossibile, e Poeta lo sa. La via indicata è un’altra: identità, appartenenza, crescita progressiva — non inseguire gli investimenti faraonici degli altri.

Pip: Una stagione da triplete, un allenatore rookie su una delle panchine più pesanti d’Europa. Il sogno, per ora, non si spegne.


Mara: Addii certi, rinnovi sospesi, un allenatore che guarda già all’anno prossimo con meno certezze e più ambizione. La prossima Olimpia Milano è ancora da scrivere.

Pip: E il media day finisce sempre così: tutti sorridono, nessuno firma niente. Al prossimo episodio.

2 thoughts on “Podcast: il Media Day di Olimpia Milano, tutte le voci dal Forum

  1. La squadra nuova sarà di Baiesi e Poeta, ci dice il nostro ospite qui, Maggi.
    Sarà un passo avanti? Spero fortemente che lo sia, e non ho elementi per credere il contrario.
    Però in quanto è trapelato finora, ci sono dei segnali d’allarme che a me sembrano piuttosto importanti.

    Il più importante di tali segnali, secondo me, è: Bolmaro, Hall, Guduric – che mi sembrano conferme sicure.
    Allarme perché non solo sicuramente costano e parecchio, ma perché delineano un’idea di squadra che in Europa ha già dimostrato di non funzionare.
    Ovvero giocare con gli ball handlers, senza un vero play maker.
    Errore gravissimo, secondo me – soprattutto nella pallacanestro moderna…

    Senza un vero play perché a questo punto mi pare che non ce lo possiamo permettere: né economicamente, né come attrattiva di squadra, purtroppo.
    Dell’Orco ha un bel dire che Poeta è stata una grande intuizione (!), ma non riesco davvero a condannarlo se poi a questa grande intuizione non affida i soldi necessari a costruire una squadra con tutto quello che serve…
    Sa benissimo, Pantaleo, anche se di basket mi pare che sappia pochissimo, che Poeta con la sua idea di ball handlers ha fallito tutti i finali di EL, perché semplicemente non soltanto quella soluzione non funziona in generale, ma in particolare non funziona con i giocatori che si ritrova.

    Ricordatevi infatti che Hall da noi faceva il ball handler, ma soltanto perché Messina non riusciva a trovare un play decente, tra quelli che metteva a contratto; faceva il ball handler ma soltanto per adattamento da buon soldato, ma mal volentieri e con un peggioramento piuttosto netto del suo rendimento personale.
    Ricordatevi che Guduric è venuto da noi da MVP di EL, e che questo vale: ma se tutti sono stati così scontenti del suo rendimento, forse è perché è stato fatto giocare come non può.
    E ricordatevi che Bolmaro spacca magari le partite in Italia, ma nelle vere partite, cioè quelle di EL, da ball handler fa un tale casino che alla squadra non è davvero utile…

    Poi, con tutto l’affetto per l’attaccamento di Diop, serve almeno un buon centrone e un suo cambio, e due giocatori piuttosto forti nel ruolo di Shields, se parte, e almeno uno davvero forte nel suo ruolo, se resta.

    Tante necessità e pochi sghei, e poca voglia di trovarne degli altri.

    Certo, visto dove siamo, fare un passo avanti non sembra difficile, ma la nuova squadra sarà un passo avanti?

  2. due play magari non eccelsi servono, con bolmaro che può coprire tre ruoli, una guardia oltre hall e guduric, due ali, oltre a ricci, cambi per peters, un buon centro, io la metto giù così….play bolmaro ; paris lee (maddox) ; roberto gallinat
    guardia : new williams ; hall ; guduric
    ala piccola burnell ; justin lewis ; donta scott; ricci
    ala grande : peters; booker; caber erkan
    pivot : nsier brooks ; camara; diop

    akele non lo prenderei, poi ci sono tonut e flacca e forse thompson, secondo me scelta sbagliata.

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