
Le critiche, se ben espresse, meritano rispetto. Lo abbiamo anche verso quanto scritto ieri dal Messaggero Veneto: «La disparità di metro arbitrale è lampante. Dai, ha 40 milioni di budget l’Olimpia contro i 5 scarsi dell’Apu, è la miglior difesa per distacco, non ha certo bisogno di aiuti, che nemmeno chiede. Ma l’Italia è la terra dell’inchino preventivo».
Due cose. Tutto quel che viene a ricompattare l’ambiente biancorosso, ben venga. La reazione dei tifosi è stata univoca, quindi ringraziamo l’estensore dell’articolo, di cui non facciamo il nome per evitare facili insulti.
Poi c’è il tema. Olimpia Milano è stata nuovamente accusata di “sudditanza arbitrale”. Perché i termini sono quelli. Non è la prima volta quest’anno. Sarà, evidentemente sul fallo in attacco di LeDay, il piede di Alibegovic sotto quello di Brooks, e il pallone controllato con il piede sulla riga di fondo, c’erano certezze.
Perché a noi sono parse scelte dubbie, quindi scevre di qualsivoglia sudditanza, visto che sono arrivate nel finale di gara. Spiace anche, un’altra volta, aver letto la parola “budget”. Non c’è niente da fare, in questo basket italiano provinciale, quella parola è una colpa, non un pregio. Spiace.


O che un giocatore di Udine prima di fermarsi e mettere palla a terra fa 5 passi con tanto di esclamazione e commento di Andrea cronista televisivo. Il livello giornalistico si è abbassato notevolmente, ma questo lo ha scritto la signora in età avanzata che da dietro il tavolo ha continuato a insultare ad ogni decisione arbitrale tutto e tutti… e non era l’unica, calcolando che di basket probabilmente avrà visto e compreso solo che la palla sia arancione e che se la contendono dei bei ragazzi.
Articolo puramente campanilistico alla Peppone con tutto il rispetto x Guareschi e Peppone stesso.