Caro Drew… il nostro amico #goudeBlock

Caro Drew,

sapevamo già tutto,  lo sapevamo da tempo. E’ solo che restiamo tra i pochi che quando ci viene affidata un’informazione riservata la teniamo per noi, anche quando ci regalerebbe un briciolo di seguito in più. E poi, soprattutto, mentre passavano i giorni ed il ritmo incalzante dei Playoff ci regalava, una dopo l’altra, le tue splendide prestazioni, abbiamo voluto sperare che qualcosa cambiasse, che accadesse qualcosa di eclatante da far cambiare il mondo.

Ed il mondo è cambiato: da 27 a 28, perché tu lo hai voluto più di chiunque altro. Il banner col quel numero 28 si è issato nel cielo del Forum la notte del 13 giugno, quando hai compiuto quel gesto che tra decine di anni sarà ancora negli occhi di tutti, come lo è il tuffo di Bob (“the slide”), come lo sono le mani di “Gio” Gallotti sul polpaccio di Dino a Losanna, come lo è la rincorsa di Arturo sulle tribune di Belgrado e come lo è, unico episodio recente, “the shot”, il tiro di CJ che mise fine alla dittatura senese.

Ci siamo illusi, abbiamo sognato  che il cuore avesse la meglio sulla ragione, se  di questo si tratta, abbiamo scritto con sangue biancorosso il racconto di “The Block” e, perché no, da veri amanti del gioco lo abbiamo anche associato alla prestazione di Shavon Shields quella stessa notte, il che lo ha reso ancora più glorioso.

Poi ci siamo svegliati e siamo tornati sulla terra: le nostre fonti erano attendibilissime, non c’era più posto per te nella Milano del futuro, già scritta per buoni tratti da diverso tempo.

Sei arrivato con la nomea del giocatore difficile,  te ne vai con quella dell’eroe. Ti abbiamo criticato per quella difesa dove ti abbiamo visto dare poi tutto, ma in fondo, prima ancora di quella stoppata, c’è la tripla di Cantù e quell’immagine che non sarà piaciuta a tutti, ma che era dipinta di biancorosso. Perché nel gioco del business, delle regole e del budget, per tanti di noi contano ancora più di tutto il senso di appartenenza. Ed allora chissenefrega dei tweet o di un primo passo subìto: quella maglia hai cominciato a sentirla tua e noi ti abbiamo accolto nella ristretta memoria dei nostri grandi.

Non è certo il momento della ragione, è solo quello del cuore. E non è nemmeno lontanamente nel nostro pensiero l’idea di discutere una scelta della società che sì, oggi è impopolare, ma può benissimo essere figlia di un indirizzo tecnico preciso. Il campo ci dirà se giusto o sbagliato, nella speranza che non sia un nuovo 2014, una sfortunata riedizione di quanto accaduto con Curtis e Keith. Perché non vi è capitolo della storia dell’Olimpia che non abbia il cuore come tema principale.

“If you can keep your head when all about you Are losing theirs and blaming it to you”: Rudyard Kipling lo ha scritto e la tua testa è alta e ci guarda nel profondo degli occhi.

“If neither foes nor loving friends can hurt you”… Nessuno ti può far male e togliere la gloria che ti sei guadagnato.

E’ appunto solo il momento del cuore ed a quello non sarà un’opzione non esercitata a comandare. Il nome di Andrew Goudelock da Stone Mountain, Georgia, contea di Dekalb, resterà per sempre scolpito nella storia dell’Olimpia Milano, così come “The Block” farà parte di tutto quello che racconteremo ai nostri figli ed ai nostri nipoti con le lacrime agli occhi.

Perché ogni volta che ci cade una lacrima sincera, guadagniamo un amico. Le tue, Drew, ne hanno guadagnati decine, centinaia di migliaia.

Siamo e saremo per sempre gli amici di #goudeBlock.

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11 pensieri su “Caro Drew… il nostro amico #goudeBlock

  1. Scelta che può sembrare impopolare ma ci sta , per una volta mi sento di assecondare la scelta della società , e intraprenderla …
    Non si può costruire un roster solo basandosi sull’emotività e su dei playoff ( seppur ad alto livello) .
    C’è una stagione intera da valutare per lui e da ottobre ad aprile e’ stata insufficiente , non solo per colpa sua .
    Buona fortuna cmq e grazie drew !!

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  2. Al di là dell’opportunità o meno della scelta societaria, che io in chiave Eurolega mi sento di condividere pensando a quanto le carenze difensive ci abbiano limitato quest’anno, di lui rimarrà un ottimo ricordo per il ventottesimo scudetto e per come ci ha salutato.
    Bel pezzo comunque, complimenti

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  3. La crudelta’ dello sport moderno non fa sconti nemmeno alla nostra palla a spicchi: il “sangue” dei play off e’ ancora caldo e stiamo tutti gia’ pensando al futuro prossimo.
    Goudelock ha incantato nella post season ma ha stentato non poco durante la stagione. In eurolega non ha stazza. Da qui una decisione che appare sensata. Poi bisogna vedere chi arrivera’ se sara’ in grado di garantire, oltre al livello tecnico, anche quello emozionale che Drew ha palesato alla fine con le sue lacrime. Buona fortuna, Drew e grazie di tutto!

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  4. Vero che durante la regular season è stato un po’ altalenante. Ma quando si è iniziato a fare sul serio, ha alzato l’asticella del rendimento ed è stato decisivo. E poi ha un anno in più di integrazione nel roster. Non so…

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  5. Caro Drew, grazie per averci mostrato sul campo e fuori dal campo, che a Milano, nella nostra amatissima Olimpia, un grande giocatore come te può migliorare rispetto a quando è arrivato.
    Migliorare come giocatore e come uomo, come tu stesso hai detto pubblicamente, conquistando i nostri cuori per sempre.

    Sai, noi a Milano ne abbiamo viste di ogni.
    Campioni di fama che sono arrivati e si sono sciolti come neve al sole.
    Altri giocatori che, nella festa in campo, con la coppa dello scudetto ancora in mano, bagnati ancora di champagne, hanno dichiarato che non sapevano se sarebbero rimasti con noi…
    Uff. Che differenza con le lacrime di gioia e sofferenza con cui hai accettato il trofeo di MVP nel giorno dello scudetto!

    Ci hai regalato l’emozione più forte.
    Quella stoppata e quel pianto.
    Ci hai fatto capire quanto questa stagione sia stata davvero difficile e sofferta, che non tutti e non sempre vi abbiamo creduto.

    Drew, in un solo anno sei entrato per sempre nella storia di questa società.
    Sei un grande!
    Grazie.

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  6. Avrebbe potuto essere un ottimo esempio per i giovani e per i nuovi arrivati. Non solo per trasmettere lo spirito Olimpia ma anche a dimostrazione che un gap a livello tecnico o atletico spesso può essere in parte sopperito con sudore, sacrificio, abnegazione e spirito di squadra.

    È sostanzialmente lo stesso esempio che ci arriva da Trento a cui vanno i miei più sinceri complimenti…nonostante tecnicamente, atleticamente e numericamente inferiore a Milano, hanno giocato una serie alla pari ed anzi sono convinto che senza The Block in gara 5 lo scudetto sarebbe andato a Trento.

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