
Trapani Shark è fuori. Ma inutile sottolinearlo, non finisce qui. Da tempo il presidente Valerio Antonini ha promessa battaglia nelle sedi della Giustizia Ordinaria, e ieri sera la FIP ha confermato di essere pronta a rispondere con i suoi legali.
La domanda è sul cosa ci resta. Un campionato falsato, in primo luogo. Trapani era 10-1 prima di perdere i pezzi e cadere con Sassari e Varese, non presentarsi a Bologna e regalarci la farsa di sabato con Trento. E comunque ha partecipato agli scorsi playoff, cadendo solo in semifinale, pur non essendo in regola con i pagamenti visti i 4 punti di penalizzazione arrivati in primavera.
Ci resta un club che ha fatto il passo più lungo della gamba, quanto meno, settimane di comunicati e controcomunicati, del vecchio concetto “se non puoi convincerli, confondili”, di dichiarazioni incaute che hanno semplificato azioni e decisioni.
L’ultimo “capolavoro”, in tal senso, ieri mattina, a Radio Anch’io, quando Valerio Antonini a domanda risponde così: «I ragazzini mandati in campo? Rispondo sostanzialmente che chi dice queste cose non conosce i regolamenti. Se io non avessi schierato la squadra per due partite consecutive avrei, di fatto, automaticamente autorizzato la radiazione della mia società. In questo modo, invece, sarà oggi la federazione a dover radiare la società».
Nessuno ha radiato nessuno, Trapani Shark nella prossima stagione potrà iscriversi nuovamente ad un campionato senior, soprattutto, una simile ammissione ha dato una nuova chance al Giudice Sportivo per agire nel modo più duro.
Rinunciare ad una trasferta non è differente dal scendere in campo, in casa, con qualche infortunato (o presunto tale) e un paio di ragazzini abili per spendere falli e chiudere il match il prima possibile.
Ci restano anche tanti dubbi sulle regole d’ingaggio. Il Manuale delle Licenze doveva proteggere il movimento da rinunce in corso d’opera, ma un anno fa abbiamo rischiato di perdere Pistoia, e ora perdiamo Trapani.
Serve probabilmente un nuovo passo in avanti da parte delle istituzioni a protezione della credibilità. La loro in primo luogo. La FIP alla fine ha deciso di agire, in maniera diretta, sapendo di dover spostare il tutto poi in sede ordinaria.
Giusto essere irremovibili, chi chiedeva conciliazioni senza scendere in motivazioni regolamentari ha solo mostrato una volta in più la propria pochezza morale, e per quanto la narrazione sia stata lasciata per troppi mesi alla sola controparte, scansare polemiche quotidiane ci ha preservati da ulteriore confusione.
Viene qualche dubbio in più sulla Legabasket, che sostanzialmente si è espressa solo in difesa del presidente Maurizio Gherardini, indubbiamente un fantasma in tutta questa vicenda. «Ci atteniamo a quanto deciso» le uniche parole dell’ex dirigente del Fenerbahce. Ci si attendeva qualcosa di più…
E alla fine, ci restano i mesi di passione trapanese, che hanno colorato tutto il movimento. Il primo pensiero va a loro, illusi e traditi da un progetto che in queste settimane non ha certo registrato solo la crisi del basket, ma anche del calcio e dell’informazione. Ci sono cascati in tanti, e tanti sono accorsi alla corte del Sultano per poi fuggire nella notte, giornalisti di fama nazionale, ex giocatori o presunti sindacalisti…
Ma non pensiamo a loro, pensiamo alla stampa locale che ha lavorato con onestà e passione, pensiamo a quel popolo trapanese che cantava «sono un siciliano, un siciliano vero»… Non se lo meritavano, il basket da una grande squadra siciliana avrebbe avuto solo da guadagnarci. Peccato.


Non entro in merito alla questione nn ho mezzi e competenza per farlo, ma il rammarico per la perdita di un team ormai al vertice è totale. Lo stesso ho provato quando quando la mia Milano nn ha più potuto misurarsi con Treviso, Bologna, Cantù, e ancora le altre grandi del passato. Peccato anke se era una fine annunciata ormai da anni.
A questo punto, quante saranno le retrocessioni dalla A1 in A2?
Presumo una.
Mi auguro Cantù 😉
Dispiace per la piazza e per gli appassionati tifosi Trapanesi ma bisogna essere consci delle proprie forze e rispettare le regole.