
Gigi Datome ha ricordato Giorgio Armani con Luca Guazzoni dell’Ansa. Ecco le sue dichiarazioni che fedelmente riportiamo.
«Era un proprietario esigente, sempre presente ma mai ingombrante. Ci seguiva con affetto ma quasi sempre in disparte, i contatti con lui avvenivano nei momenti più importanti. Pesava molto bene le parole, era sempre di supporto».
«I modi e i valori contavano più del risultato per lui. Una volta, dopo aver vinto la Coppa Italia, nello spogliatoio ci aveva ringraziato per lo stile con cui lo avevamo fatto: senza rabbia, solo sorridendo».
«Quando mi hanno introdotto nella Hall of Fame del club, mi ha donato una targa. Sopra ci sono le parole che aveva speso al momento del mio ritiro: mi ha definito ‘leader’, ‘esempio’, ‘patrimonio morale dell’Olimpia’. E si è detto ‘ammirato’ da me. Non sono una persona legata alle cose materiali, ma quella targa è una delle cose più care che ho».
«Era la Chacho Night per Sergio Rodriguez. Mi avvicino a lui all’intervallo, lo saluto e gli mostro le foto del mio matrimonio. Le guarda con attenzione, cerca errori nelle cuciture dell’abito che era ovviamente firmato Armani. Non si diventa proprietario di un impero del genere senza prestare attenzione ai dettagli. Non trova pecche. Poi mi guarda negli occhi e mi dice: ‘Siete bellissimi’. Penso ce l’avesse con mia moglie o con i vestiti, visto chi era lo sposo».
