Alec Peters: Qui c’è potenziale, stimolante far parte di questo processo

Alessandro Maggi

Alec Peters guarda al presente e al futuro con Olimpia Milano. Dopo una carriera vissuta tra Mosca, Istanbul, Vitoria e Atene, l’ala americana ha scelto il club biancorosso per aprire una nuova fase del proprio percorso, con l’ambizione di avere un ruolo importante e contribuire alla crescita della squadra.

«Il mio arrivo a Milano era in cantiere da molto più tempo di quanto la gente creda», racconta Peters. Una scelta maturata nel tempo, anche attraverso i racconti di giocatori che a Milano hanno già lasciato un segno: «Avevo notato quanti giocatori che rispetto avevano giocato qui. Kyle Hines, per esempio, Chacho Rodriguez, Bryant Dunston, un mio grande amico con cui ho giocato a Istanbul».

Per Peters, Olimpia Milano è sempre stata una realtà osservata con attenzione: «Capita tra giocatori di parlare di altri club, altre città, di chi è in crescita, di cosa stanno facendo. E quando parlavo con loro di Milano o quando ho giocato contro Milano, ho intravisto potenziale. Mi sono visto venire qui, crescere e avere successo».

Il tema centrale è proprio questo: non soltanto una nuova maglia, ma un progetto da costruire. «Che si trattasse dell’allenatore, del club, della città, c’erano certe situazioni in cui, dopo aver giocato qui per così tanti anni, consideravo ideali. Parlando con il mio agente e con un contratto che stava per scadere, avevo deciso di esplorare qualcosa di diverso, un ruolo più importante. Allora ho guardato in giro, come se fossi su una carta geografica e Milano continuava a venir fuori».

L’interesse, poi, è diventato concreto e reciproco: «Ho detto: “Ehi, vediamo se c’è una possibilità o no”. Alla fine, questo interesse si è rivelato reciproco. Vogliamo migliorare, crescere insieme. Volevo venire qui ed essere parte della costruzione di un progetto, parte del processo di crescita, portando dietro tutta la mia esperienza, costruita in buone squadre e vincendo molto».

Peters arriva a Olimpia Milano con la convinzione che il club possa tornare stabilmente ai massimi livelli europei: «Io so che l’Olimpia può essere una squadra del livello più alto e far parte di questo processo è molto stimolante, penso ne valga la pena». Una sfida più complessa rispetto all’inserimento in una squadra già pronta, ma proprio per questo più significativa: «Riuscirci è più difficile che unirsi a una grande squadra già vincente, con un roster fatto in cui è sufficiente adattarsi. Ma volevo qualcosa che, mentalmente, fisicamente e in generale, rappresentasse il passo più importante della mia carriera».

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