Olimpia Milano post Venezia | Perseverare è diabolico, ma prendiamo il buono

Alessandro Maggi 6

Olimpia Milano post Venezia. E’ successo di tutto, ancora una volta, ma non ce la sentiamo di puntare il dito contro questa squadra

Olimpia Milano post Venezia

Olimpia Milano post Venezia. E’ successo di tutto, ancora una volta, ma non ce la sentiamo di puntare il dito contro questa squadra.

Il rischio è adeguarsi ai difetti, lo sappiamo, però a volte bisogna anche guardare le circostanze, e prendere il buono.

Per 30’ abbiamo visto una buona squadra. Una bella squadra. Ben messa in campo, rapida, veloce, divertente, con vari punti di riferimento: da Neno a Bolmaro, passando per LeDay. Una triade che fa per sé e per gli altri, dando forma al disegno di questa stagione. 

Poi si verificano alcune situazioni, alcune accettabili, altre meno. Hai alcuni giocatori fuori, vieni da una settimana stressante culminata con il successo sul Real: ci sta un momento di flessione. Lo hanno tutti.

L’avversario prende fiducia, come spesso capita (lo abbiamo visto anche con lo Zalgiris e la Virtus) gli entra tutto, torna sotto, e tu, stanco e esasperato, per vari attimi perdi la testa. Ci sta anche questo se hai elementi disabituati a questo ritmo. Sia chiaro, non hanno alternative: devono abituarsi.

Inutile fare drammi, anche se Jordan Parks si prende il tiro giusto e il ferro ti grazia. Quello che ci sta meno, più che il concetto dell’errare umano e perseverare diabolico, è non trovare contromisure a certi accadimenti. 

Tutto parte da un sistema difensivo che resta un problema, anche e non solo per le assenze di Nebo e Shields. Nelle fasi in cui fatichi ad attaccare, la tua metà campo deve essere la certezza, così come la gestione dei tempi di gioco.

Qui non ci siamo, qui Ettore Messina deve trovare una soluzione in fretta perché su questi aspetti si fanno le stagioni. L’aveva detto, questa è una squadra che può pensare di vincere a 85, ma non può concederne sempre 30 nei 10’ chiave. 

Ulteriore capitolo da analizzare. Roster a 16 uomini, 3 fuori per infortunio. Sono 13. Lasciamo fuori Nico Mannion, che era fermo da un mese e si è ritrovato a giocare due gare in quattro giorni. Non ha mai attaccato l’uomo, non aveva gamba ieri. 

Ci chiediamo però come sia possibile contro un avversario in grande emergenza ottenere solo 10 punti da 7 uomini quando ti chiami Olimpia Milano e dovresti avere il roster numero uno dello stivale. Se non consideriamo Neno, Leandro e Armoni tra gli esterni ha segnato un solo punto Mannion, anche perchè Bortolani è rimasto NE e Flacadori ha giocato 3’.

Con la panchina, con le seconde linee, ieri dovevi e potevi gestire i passaggi a vuoto del quarto quarto. Ettore Messina deve riuscire a ottenere qualcosa da tutti, senza disperdere talenti nel corso dei mesi rendendo le rotazioni di fine stagione quasi obbligate. Come accaduto gli scorsi anni. 

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6 thoughts on “Olimpia Milano post Venezia | Perseverare è diabolico, ma prendiamo il buono

  1. Analisi condivisibilissima che riapre la questione completezza roster .. vero che siamo in emergenza perenne infortuni, vero che abbiamo fuori il reparto lunghi, che Mirotic abbia necessità di riposo a mio avviso, ma che Tonut sia quello visto ieri sera,non riesco a capacitarmene, e sinceramente, credo che molto dipenda anche dalla una testa e dal suo approccio alla partita.
    Che sia sensibile caratterialmente lo si evince ormai da tempo anche dalle espressioni del suo viso e dal linguaggio del corpo, ma posso dire che mo,ti dipende dalle prime due 9 tre azioni.
    Se si concretizzano positivamente allora abbiamo anche Tonut in campo, altrimenti è come se si autoescludesse e, sinceramente, alla sua età, con la sua esperienza, e con il suo strapotere atletico e fisico mi permetto di dire che sia inaccettabile.

    Forza Tonut dai dai dai animo, come diceva un mio vecchio allenatore … animo Stefano

    Forza Olimpia

  2. Prendo atto che la differenza tra essere una barzelletta o meno dipende dall’esito dell’ultimo tiro degli avversari…
    Come giustamente detto è fondamentale mettere tutti in condizione di dare un minimo di contributo perchè questi momenti di up e down all’interno della partita dipendono anche dal fatto che sono sempre i soliti che tirano la carretta.

  3. Primi 3 quarti ottimi.
    Poi … poi avviene qualcosa che è ormai una costante: la scorsa stagione erano i terzi quarti da incubo, adesso sono i parziali subiti inversomili.
    Chiedere a Messina di cambiare gestione del roaster è come chiedere alla montagna di andare da Maometto.

  4. Dare più spazio alla panchina è un dovere, se fai due campionati, di cui uno molto stressante per intensità, gioco, trasferte.
    Importante dare minuti un po’ a tutti, per non arrivare cotti ai minuti decisivi. Importante però è anche schierare quintetti “sostenibili”.
    È difficile, certo. Ma se uno non entra praticamente in campo, poi quando entra non può garantire subito apporto offensivo e difensivo di livello. Di Dumars non ce ne sono molti, in giro.

    Messina dunque deve riuscire a trovare equilibrio tra i quintetti, magari evitando di schierare uomini solo nell’ultimo quarto, sperando che garantiscano giusto apporto.
    Ma è il suo lavoro: immagino sappia bene quel che c’è da fare.

    Ora testa all’ EL: la prossima è gara da vincere assolutamente, anche se non cambierà la stagione, in termini di obbiettivi. Una sconfitta farebbe invece molto male.
    Forza Olimpia

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