Roberto Premier: Quando un giocatore sbaglia, si volta verso la panchina

Alessandro Maggi 18

L’Olimpia Milano si prepara alla trasferta di Belgrado. Il 27 febbraio 1985 Roberto Premier segnò 21 punti proprio contro la Stella Rossa

L’Olimpia Milano si prepara alla trasferta di Belgrado. Il 27 febbraio 1985 Roberto Premier segnò 21 punti proprio contro la Stella Rossa in Coppa Korac. E’ l’Ariete di Spresiano il protagonista di un’intervista concessa al QS. Ecco alcuni passaggi.

SULLA SQUADRA

«Da ex giocatore noto una cosa: quando un giocatore sbaglia, la prima cosa che fa è voltarsi verso la panchina. Una via di mezzo tra paura e attenzione alla reazione dell’allenatore. La panchina è molto lunga, il cambio è sempre pronto: come un senso di incertezza. Lo stato d’animo, insomma, non mi pare così sereno. Non dico che devi andare in campo rilassato, ma questo atteggiamento può creare un po’ di scompensi “mentali” a livello di gioco» 

SU ETTORE MESSINA

«Messina a livello di titoli ed esperienza non si discute. Si potrebbe al contrario dibattere su certi metodi, su certe reazioni, sull’impatto che queste hanno sui giocatori. Lui lo fa perchè lo ha sempre fatto, come Obradovic, è questione di abitudine, ma può darsi che con determinati individui possa non funzionare».

SU KEVIN PANGOS

«Vediamo come risolvono il problema Pangos, se lo sostituiscono o meno. A me non ha mai convinto, ma sono opinioni personali. Ora magari va allo Zalgiris e fa sfracelli, ma mi è parso un giocatore in grado di incidere solo segnando. Non lo vedevo governare la squadra».

18 thoughts on “Roberto Premier: Quando un giocatore sbaglia, si volta verso la panchina

  1. Concordo con le dichiarazioni di Premier. Con che tranquillità si può giocare sapendo che al primo errore vieni sostituito?

    Sul metodo Messina, nessuno mette in dubbio i suoi 35 tituli, ma l’ultima Eurolega vinta risale al 2008 e può darsi che il basket in 15 anni si sia evoluto più di Messina (come Mourinho nel calcio che ha vinto tanto ma l’ultima Champions risale al 2010).

    Anche a me Pangos non ha mai dato l’impressione di far girare la squadra. Di questo è convinto anche Coach Messina, che l’aveva già escluso dalle finali scudetto 2023 e l’ha tenuto solo per il contratto troppo oneroso da tagliare, ma alla fine ha dovuto arrendersi all’evidenza mettendo fuori squadra un playmaker che in Olimpia non ha mai funzionato.

    1. L’errore di base per me è stato affiancare a un Pangos, fermo da qualche mese, un Mitrou Long che con zero esperienza di basket a un certo livello e non essendo un play, non ha messo nelle condizioni Pangos di poter riprendere confidenza con la partita.
      Poi gli infortuni hanno fatto il resto .. il primo in torneo estivo e il secondo con Fene a Milano che ne hanno fermato l’inserimento nella squadra e la sua ripresa.

      Quando è c’è stato l’annuncio di Pangos non ricordo particolari critiche anche xke sul mercato era quello più quotato.

      Poi la storia la conosciamo tutti purtroppo.

      Ora vediamo.. i giorni passano, ma di soluzioni non ne arrivano .. arriveremo ancora a dicembre gennaio ?

      Forza Olimpia e buon basket a tutti

  2. Dice quello che pensano i detrattori di Messina che in questo forum (ma anche in altri) vengono sbeffeggiati.

  3. Considerazioni condivisibili anche se mi chiedo come possano, giocatori di questo livello, giocare così condizionati.
    Nel roster, salvo i giovani che giocano poco o nulla, sono tutti fior di nazionali o stranieri più che esperti.
    Insomma, nessuno vuole disconoscere le colpe di Messina ma si prendano tutti le loro responsabilità.

    1. Ma allora se sei un giocatore di livello, perché ti giri lo stesso verso la panchina dopo un errore…….. l’ho visto fare a molti giocatori in roster, Hines incluso, non solamente a Caruso e Kamagate. E soprattutto, un altro sintomo della strategia del terrore di Messina, è vedere i giocatori che non prendono tiri aperti, parlo di Melli e Shields e quasi tutti gli altri, per paura di sbagliare ed essere cazziati dal Coach. Io sono per il sistema Pozzecco, che avrei visto bene al posto di Messina, ma ha già firmato per l’ASVEL e i rusultati stanno parlando per lui.

      1. Mi permetto di risponderti: una percentuale molto limitata di atleti e’ in grado di azzerare la mente dopo l’errore e eliminare totalmente lo stress creato dall’errore appena compiuto. La maggior parte ha bisogno di un confronto esterno prima di rifocalizzarsi. E’ umano in condizioni di stress competitivo. Cerchi immediatamente una validazione positiva per ribilanciare la tua energia e tornare in bilanciamento. Può’ essere che la cerchi in un compagno per vedere se hai comunque supporto, e per molti subconsciamente lo sguardo va sulla panchina e sul coach. Controlli che le cose siano OK, e cerchi un filo di energia positiva che ti rimetta in carreggiata. Chiaro: non tutti gli errori sono uguali, e non tutti gli atleti sono identici. Kobe raramente guardava in panchina dopo un errore (anche se l’ho visto fare anche a lui indirizzando lo sguardo su Tex Winter più’ volte dopo una giocata non riuscita, una palla persa o altro che non girava). Una palla persa su pari punteggio a due minuti dalla fine non e’ lo stesso che un tiro preso e che non dovevi prenderti (sbagliando). Ma più’ o meno i meccanismi psicologici si applicano a giovani (nella stragrande maggioranza dei casi), giocatori di mezzo livello (spessissimo) e in alcuni casi e situazioni anche a top stars.

  4. Infatti Obradovic, da tutti i commentatori di ROM, ritenuto il più bravo di tutti, è uno caldo e riflessivo. In panchina sta seduto, dà del Lei a tutti i giocatori e quando li sostituisce prima chiede scusa. Già….

    1. Che Obradivic è il migliore in assoluto non lo dicono tutti i commentatori di ROM ma è il curriculum che parla. 9 EL non si vincono per caso e l’ultima non quasi 20 anni fa come il tuo pastore.

    2. Premetto che non conosco da vicino la realtà’ “Obradovic”, quindi la mia e’ un’osservazione fatta a distanza e sul sentito dire. Lui urla si, arriva all’insulto diretto (ricorderete un “F%$^ you, Datome…F YOU everyone” ripreso a microfono aperto anni fa durante un time out. Ma c’e’ una differenza e posso capirla avendola vissuta direttamente. Lui ha quella capacita’ di girare una sfuriata in carica positiva. Mi spiego: ti attacca si’, ma sai a livello di pelle che lui e’ con te, e’ in guerra al tuo fianco. Quello e’ il busillis umano. E non dico che per Obradovic abbia funzionato cosi con tutti i suoi giocatori ma la sensazione che ho e’ di un tecnico agitato, dentro la competizione, caldo e a volte torrido nelle reazioni, ma di uno che e’ in guerra a fianco dei suoi soldati. Cosa che non tutti gli “urlatori” riescono a tenere durante sfuriate e reazioni forti contro i giocatori. Il pallino sta li: riesci a dare la scossa forte ma allo stesso tempo mantenere una relazione stretta con la squadra in modo che sentano che tu sei con loro, non il loro giudice distaccato? Sei in grado di sfuriare e stare dalla parte della squadra a livello emozionale? Non e’ cosa banale quando scegli quella strada di metterti in opposizione e il tutto diventa molto delicato in fretta. E quando perdi la sintonia, ricostruire quella fiducia al 200% (sottolineo 200%, non 100%) e’ tutta strada in salita…tutto qui, non so se condividi (anche in parte) la spiegazione ma cosi’ e’ come la vedo io…sono realtà’ e dettagli sfumati ma non per questo insignificanti, anzi

  5. Parole sante quelle di Premier … un vero campione con le palle a forma di tetraedro!
    Ha perfettamente ragione in quello che ha detto.
    Chi non lo capisce, sopratutto per l’aspetto legato allo stress che ti mette addosso l’allenatore al primo errore, vuol dire che non ha mai fatto sport. Tutto qui.

    Puoi essere condizionato sia se sei un giovane, perchè vieni intimorito, sia se sei un campione, perchè ti girano le palle!

    Obradovic urla come un pazzo … ma fa molti complimenti ai giocatori quando le cose funzionano e tornano verso la panchina! Da comunque una carica positiva. Cosa che Messina sempre costantemente incazzato non fa!

    1. E aggiungo che Obradovic nella sua esperienza al Partizan ha lanciato anche qualche giovane facendolo giocare veramente sia in campionato sia sopratutto in EL, cosa che il pastore non ha mai fatto durante i suoi 5 anni da noi, vedi l’ultimo esempio Caruso che neanche gioca solo e a malapena durante i garbage time in LBA mentre in EL non sa neanche come è fatto il parquet…

  6. Ma Roberto,l’Ariete di Spresiano,è uno che è della nostra generazione,uno forgiato allo spurare sangue petersoniano,il Coach per antonomasia uno che viveva e combatteva per la squadra e i suoi giocatori,uno che stava male se doveva tagliare un giocatore (es quando lo fece con Walker”) e per il quale i giocatori si immolavano.E Premier aveva i coglioni di affrontare gli insulti del pubblico personalmente come fece a Livorno quando anche non accettò la telecronaca faziosa di DeCleva noto virtussino televisivo.Ma che ne sanno i figli di un pastore minore,succubi di carezzine del proprietario e bisognosi di articoli di conforto con citazioni di chi di basket non capisce nulla?A noi resta la grinta di Dan e di Cesare Rubini,fieri Guerrieri Olimpia!

  7. Ricordo Premier quando finivamo gli allenamenti in secondaria al palalido nel mezzo pomeriggio per lasciare entrare la squadra maggiore alle 18. Stendevano tape blu sulle finestrine di quelle piccole porte beige, in modo che non si potesse guardare dentro. A noi delle giovanili veniva lasciato qualche minuto per raccogliere la roba e uscire…lui sempre energico e sorridente (sopratutto con Meneghin era un piacere vederli insieme, con Dino che si divertiva a apostrofarlo scherzosamente). Poi cominciavano le botte e le battaglie sotto gli sguardi seri di Peterson e Casalini. Noi abbiamo da loro imparato che la partita della Domenica per quel gruppo era una passeggiata rispetto agli allenamenti settimanali. Si respirava energia di un gruppo cosi’ unito che niente sembrava poterli scalfire (stiamo parlando del 1985-1987 per chi come me era giovane e giocava a basket in cui tempi). Detto da Premier, questo commento sulla filosofia di coaching forse fa capire alcuni dei commenti di chi tra me a alcuni altri viene da una vecchia guardia ma sa apprezzare e capire quando i gruppi “girano” e quando no. E i metodi di leadership applicati come e quando e i casi in cui funzionano a quando no. E anche a quei tempi in cui si sputava sangue in palestra e fuori (anche noi delle giovanili eravamo torchiati dai vari Saibene, Crespi e isolatamente Casalini per cadetti e juniores), certi atteggiamenti dispotici erano rari e spesso a doppio taglio. Anche Peterson, che uomo di ferro era al 100%, non si permetteva gli sbotti che Messina mette in mostra, quasi scimmiottando Obradovic e Altman (meno). Salvo un’eccezione di uno scazzo che distrusse Marco Lamperti (vice D’Antoni) non ricordo neanche lontanamente problemi simili a quelli che abbiamo visto nei quattro anni di Messina, il cui errore e’ di continuare lungo una strada di comportamenti che sono distruttivi per chi gioca e che gli hanno creato già’ molti problemi con vari dei suoi giocatori passati da Milano. Basta fare a pezzi un paio di figùrini del roster e lo spogliatoio cambia umore. Bello vederlo riconosciuto pubblicamente (chi ha giocato e vissuto già’ lo sa) da un campione storico

  8. Grazie per aver condiviso la tua esperienza diretta. Essendo un po’..datato, anche io ricordo quei tempi e la sensazione che la squadra fosse un gruppo
    . Anche con l’ arrivo di Brown, che con Meneghin e McAddo (e Bargna) creavano sovraffollamento tra i lunghi, il gruppo si è unito per trovare il modo di giocare con tre lunghi.
    Di certo vi era unità di intenti. Forse però i tempi sono cambiati e i professionisti di oggi non hanno più quella voglia di sacrificarsi tanto per una vittoria. Certo, chi li guida deve saperlo motivare, non solo disegnare schemi.

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