Shavon Shields ed Andrew Goude…Block: la magìa del gioco nel nome del professor Naismith

E’ la magia del gioco, è l’attestato di straordinarietà della pallacanestro su moltissimi altri sport: le emozioni di un gesto, la poesia di una prova corale, la forza di un individuo e la ricerca della perfezione dell’insieme. 

Gara 5 Milano-Trento è tutto questo ed il 91-90 finale ne è l’espressione più chiara. Quel cesto di frutta, quel “duck-on-a-rock” che era ricordo dell’infanzia in Ontario… Da quando il Dr. Naismith decise di farci il regalo più bello, è e sarà sempre così: il livello emozionale di una partita di Playoff non ha eguali, poiché può divenire sintesi paradisiaca dell’insieme anche quando molti dei singoli interpreti non sono di livello assoluto, come accade in questa serie finale.

Sono passati 126 anni e mezzo da quel 21 dicembre 1891 in Armory Street, Springfield, Massachussets, ma Andrew Goudelock e Shavon Shields sono lì, con quei 18 ragazzi che si sfidarono in gara di due tempi da 15 minuti che finì 1-0. 1 punto di scarto, come il 91-90 di ieri: perché la magia, appunto, ha qualcosa di superiore e ce lo ricorda saltuariamente ma assai indicativamente.

3-2 Olimpia, si va a Trento: è tutto fantastico, per chi sta vincendo, come per chi sta perdendo. Con il solo rammarico che non si possa andare a gara 27…

  • Dopo 4 episodi in cui il dominio era stato espresso secondo le caratteristiche più consone ad entrambe le squadre, gara 5 è stata sfida a viso aperto. Una sorta di ALL IN da parte di entrambi i coach in cui si è messo in campo tutto ciò che si aveva. Milano ha ritrovato il ritmo offensivo che ne ha segnato le migliori prove stagionali, Trento è stata capace di arrivare ad un soffio dal successo giocando ampiamente in territorio nemico. Ed alla fine l’ha spuntata l’Olimpia con un gesto che appartiene più alle movenze tipiche trentine. Questa è l’essenza del gesto di Andrew Goudelock: nessuno lo avrebbe mai immaginato decisivo in questa maniera. Tutti in piedi per Andrew GOUDE..BLOCK!
  • Shavon Shields è l’MVP, senza alcun dubbio, di questa gara e di questa serie. Ed anche qui si potrebbe obiettare facendo il nome dell’autore della stoppata di cui si è appena detto, ma l’ala trentina è un “passettino” avanti perché gioca in una squadra meno forte. Dovesse essere campione Milano, cosa che ritenevo prima della gara e confermo assai probabile, si potrebbe gestire il premio in stile “Jerry West”: sarebbe semplicemente un inno al gioco. Il passaportato danese nativo di Overland Park (Kansas), ex Cornhusker di Nebraska, ha fornito una prova, nel momento più difficile, che vale, a rapida memoria, l’onnipotenza di Carlton Myers a  Treviso. Raramente visto qualcosa di simile, ancor meno in una gara di questa importanza. E si aggiunga pure che ha giocato 27 minuti, di cui almeno 23 con problemi di falli, senza mai far mancare un notevole apporto difensivo. Standing ovation!
  • Il 48-50 di metà partita era situazione molto difficile per Milano. Sotto di due in una gara ai 50, con proprio Shields fermo a 4 punti: la tavola era apparecchiata per 20 minuti potenzialmente difficilissimo. Trento, per l’ennesima volta, si era superata, reggendo l’impatto offensivo milanese. Ed il 50-56 dei primi minuti del terzo quarto lo aveva confermato. Qui è emersa quella che è la forza, che è anche limite, di Milano: il piano partita è sempre lo stesso, non vi sono varianti, ed in questo caso seguirlo senza cambiare nulla è servito a restare nell’ambito del percorso tracciato da inizio stagione. Milano gioca così, tanti isolamenti, pochissime palle ai lunghi ed un ricorso al pick and roll centrale che è maniacale. Piaccia o non piaccia, restare nel seminato ha dato la vittoria ai meneghini. Il nervosismo di Micov, che chiaramente gioca a pallacanestro ad un livello tecnico superiore rispetto ai compagni e predica spesso nel deserto, espresso assai duramente almeno tre volte nei confronti della sua panchina, è un po’ specchio di questo “tutto”. Ed anche qui, però, il non aver cercato soluzioni più complicate è merito gestionale milanese.
  • Il post basso ed Arturas Gudaitis. Come ha fatto l’Olimpia a rimanere attaccata ad una Trento che spesso è parsa in controllo tecnico e psicologico della gara, soprattutto verso la fine del secondo quarto? Dando la palla al lungo lituano spalle a canestro, contro avversari, Silins su tutti, che non hanno assolutamente i mezzi per poterlo contrastare. Mai. Quel 4/4 ai liberi ed il canestro segnato hanno permesso alla quadra di Pianigiani di rimanere a contatto nel momento più difficile, evitando un passivo troppo severo da dover ribaltare in seguito. Se è vero che Tarczewski deve lavorare tantissimo spalle a canestro, dove non ha nulla, è invece chiaro che Gudaitis debba essere sfruttato al 100% in quella zona del campo, perché, pur non eccelso nella fantasia dei movimenti, è fattore già determinante, soprattutto contro chi fisicamente non gli si può opporre.
  • Il termine  resilienza è diventato di grande moda negli ultimi tempi: ecco, per spiegarlo al meglio, affiancategli il concetto di squadra dell’Aquila Trento. Gli uomini di Buscaglia sono parsi effettivamente stanchi e battuti almeno due-tre volte nella seconda parte della gara: era presumibile e logico, viste le rotazioni all’osso rispetto agli avversari. Mollare? Non se ne parla, mai. Quando il precipizio pare ad un passo, quando la vallata è oscurata dai nuvoloni più neri, questa è gente che trova risorse nel proprio “io” trasformandole in un “noi” che è inarrivabile. Percorso di livello notevole, seguito da anni, visibile già tre stagioni fa, migliorato nel tempo e consolidato oggi. Una guida tecnica perfetta, una società di organizzazione e competenza superiori: perché per scovare i vari Shields, Gomes, Sutton, Hogue e, perché no, anche l’ottimo Gutierrez di questi Playoff (ieri soprattutto), di competenza ce ne vuole tantissima. Vada come vada, resta un’eredità di grandissimo valore per la pallacanestro italiana, soprattutto in un periodo di vacche decisamente magre e di scempi societari assai frequenti, a qualsiasi livello.

 

Che finisca tutto in gara 6 o che si vada all’apoteosi sportiva di una gara 7, questa serie sta diventando qualcosa di molto, molto importante per il gioco nel nostro paese. Appassionante, tirata come non si poteva pensare, dura, finalmente un po’ dialetticamente pepata nelle parole e nei comportamenti di molti protagonisti, senza quel buonismo di facciata che ha caratterizzato troppi episodi recenti portando le finali assai lontane dai Playoff veri. Le finali sono così, non ci si può voler bene fino all’ultima sirena e mi pare che entrambe le squadre lo stiano facendo, ognuna  secondo le proprie caratteristiche ed i propri mezzi, tanti o pochi che siano. Per questo non si può che complimentarsi con tutti i protagonisti in campo. Con una pacca sulle spalle più calorosa per “Drew” e Shavon.

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3 pensieri su “Shavon Shields ed Andrew Goude…Block: la magìa del gioco nel nome del professor Naismith

  1. Vedo che l’entusiasmo ha prevalso sulle solite “limature” mancate da Milano :-).
    Fissato come sono pero’ non posso non vedere che, arrivata al +11, la squadra si imbambola di nuovo, anche se la panca stavolta si sveglia un po’ prima per provare a chiudere la stalla. Qualche buona difesa in piu’ da parte nostra, non assomiglieremo mai a Trento ma 3-4 difese serie ci sono state, “bambole” colossali anche ma vabbe’.
    Kuz ha addirittura sorriso nella brevissima interview dopopartita con Eurosport, pazzesco !
    Piaciuto Gutierrez, e non solo per aver bucato diverse difese. Di Shields hai gia’ detto, volendo trovar il pelo si poteva provare l’inverosimile, immolando un Abass su di lui in attacco con il solo scopo di attirare falli.

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  2. Partita in cui Milano ha mostrato alcuni dei suoi noti limiti, soprattutto con Jerrells in regia, ma ad esempio si è riusciti a ricavare 38 dei 91 punti dal duo lituano cercando di servirli spalle a canestro sui mismatch (a mio avviso è solo in quelle circostanze che il loro gioco in post basso può avere la sua efficacia). Soprattutto dopo le prime quattro partite, non avrei pensato che si potesse vincerne segnandone più di 90 a Trento tirando poco e male dalla lunga distanza.
    Shields notevole anche se è presto per prevedere che tipo di parabola avrà la sua carriera, tra due o tre anni potrebbe essere titolare in un Fenerbache così come un giocatore solo di medio livello in Eurolega, però da tenere d’occhio senza dubbio

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  3. Vincere di uno ieri, senza qualcosa da sistemare, limare, sarebbe grave perche’ vorrebbe dire che non ci sono miglioramenti possibili. La difesa puo’ e deve essere piu’ continua. Quanto al play making si e’ gia’ detto: con Jerels in campo dobbiamo sperare che produca lui in proprio un po’ di punti, altrimenti ci son poche alternative. Vedremo. Certo e’ che la serie ci sta regalando contrastanti ed intense emozioni.

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