
Olimpia Milano post Partizan, non ci può davvero essere smacco o recriminazione dopo un match in cui si è sempre rimasti sotto, trovando l’occasione per la vittoria dopo un fischio totalmente errato a vantaggio di Leandro Bolmaro.
E’ stata una gara complessa, in cui non si è capito come fosse possibile essere a -2 sul 33-31, risvegliandosi in effetti dopo 5’ sul 53-33 con un parziale di 12-0 sul finire del secondo quarto e uno di 8-0 al rientro in campo dopo l’intervallo.
In entrambi i casi le parole di Ettore Messina non hanno sortito effetto. Nè la ricerca disperata di un quintetto in grado di opporsi alla fisicità del Partizan, in una gara in cui gli arbitri hanno concesso di tutto ad entrambe le squadre.
Alla fine la svolta arriva addirittura con Vlatko Cancar in campo, e Marko Guduric a prendere le redini del gioco. In tal senso colpisce sempre più la crescita del serbo palla in mano in questi anni, anche nella produzione dal p&r: mette in ritmo i compagni, ragiona sempre prima sul passaggio, sa ribaltare il campo.
Va detto che la lucidità di squadra è sempre quella che è: 11 palle perse a fine primo tempo, 16 alla sirena, per quanto il rapporto assist/palle perse del secondo tempo sia 10-5. Che non è niente di straordinario, ma neanche il 9-11 dei primi 20’.
Resta che nei momenti cardine, complici la sofferenza di Ellis e Mannion contro la difesa fisica serba, e l’incapacità di tenere il primo passo in difesa di Jones o Brown, l’attacco si ferma. E non riesce mai a servire con continuità i lunghi, perdendo un vantaggio non da poco visto che il Partizan ha solo Jones.
Ricordiamo il primo rientro a -11, sul 61-50: Milton che prende facile il centro dell’area, palla persa in attacco e tripla in transizione di Marinkovic. Quindi i 3’ senza segnare tornati ad un possesso di svantaggio.
Sia chiaro, c’è anche del bene. Come il 27-14 di parziale appena incassato il -20, o la difesa di Nebo in un possesso infinito a 4’ dalla fine in piena rimonta: 3 palle sporcate, quindi anche la grande uscita sul tiratore da 3.
E arriviamo il finale. Due le domande dei tifosi cui cerchiamo di dare una spiegazione, accettabile o meno. Perché Armoni Brooks in campo solo negli ultimi 80’’ del quarto quarto? In primo luogo va detto che degli ultimi 10’ ne gioca 4’ (che non sono pochi, almeno non come gli 11′ complessivi) la scelta è nel mantenere equilibrio difensivo con Quinn Ellis visto che l’Olimpia, dopo aver concesso una media di 23 punti a quarto ne concede solo 11 negli ultimi 10’.
Milano in effetti non segna, ma anche non incassa. Scelta giusta? Scelta sbagliata? Opinioni, ma la decisione parte da qui. Poi l’ultimo possesso. Sia chiaro, non c’è alcuno schema disegnato da Ettore Messina, visto che il gioco non ha interruzioni negli ultimi 48’’.
Marko Guduric segna il -2. Zach LeDay e Leandro Bolmaro in aiuto fermano l’attacco di Carlik Jones, quindi dopo il rimbalzo di Josh Nebo prende palla l’argentino, che parte in transizione ma si trova davanti Bonga. Bolmaro la cede a Brooks, che è schiacciato tra il compagno e Guduric in arrivo.
Palla al serbo in una zona intasata del campo con 6 uomini in pochi centimetri. E qui la decisione è prendere la conclusione in isolamento, ma con poche gambe e poco spazio, il tiro è una ciofeca. Scelta del giocatore, ma anche una transizione condotta con poca lucidità da Bolmaro, che va nel traffico.
Si torna da Belgrado con un successo e una sconfitta, soprattutto due gare decise nel finale. C’è del buono su cui lavorare, anche se lo stop di Shavon Shields preoccupa non poco.
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Se non ti fidi di Ellis e Mannion, lascia a casa Dunston e portati Flaccadori – secondo me.
Per troppi possessi e troppo a lungo il trattamento di palla è stato affidato a Bolmaro, che sa fare magari tante altre cose, ma questa proprio no.
Affidata a lui la guida, anche con uno degli altri due in campo: per questo deduco la sfiducia.
Ma “portare palla” e “guidare l’attacco” sono due cose molto diverse – e purtroppo le recenti scelte di play making della Milano Messina non sono rassicuranti, sul passaggio di questo concetto.
Ripeto anche, fin da ora, che Ellis NON dovrebbe giocare da guardia: è un regista, gli va data la confidenza e lo spazio per maturare anche in EL, perché tollerando qualche difetto necessario di gioventù, si fanno crescere uomini e giocatori – mentre il compromesso: non mi fido di darti il timone, ma ti faccio giocare lo stesso, ma dove dico io, col suo carico di costrizione e sfiducia, secondo me è letale.
Nella (solita) confusione e immobilismo del nostro attacco, si è visto il risultato di queste scelte.
Di punti comunque ne abbiamo fatti non pochi, sia chiaro, ma forse anche l’altro mito ha fatto il suo tempo, soprattutto sull’organizzazione difensiva.
Di buono ho visto Guduric, e non era difficile: sia che si trovi con Shields, sia con Brooks, trova sempre il modo di metterli in ritmo in condizioni di vantaggio. Una risorsa preziosa, se Brooks starà in campo…
C’è ancora qualcuno che crede alla favola che Messina è cambiato nell’approccio con i giovani? No è sempre lo stesso e piano piano uscirà fuori come sempre la sua vera natura. Ellis in EL ha i giorni contati.
Ieri ennesima dimostrazione che Bolmaro non è un play perché uno confusionario e pasticcione come lui non può in nessun caso dirigere l’orchestra.
Che Leandro non sia un play credo sia oramai noto a tutti,pure ai sassi,che possa portare occasionalmente palla oltre la linea di centrocampo questo e’ invece un altro paio di maniche.
D’accordo pure su Quinn concentrato solo sul ruolo di portatore di palla anche se e’ del tutto schizofrenico ritenerlo già fatto e finito a livello di eurolega.
Pur con i conclamati limiti Nico pare al momento molto più avanti di lui,come e’ ovvio che sia.
Proprio in ragione di questi motivi ed in considerazione del fatto che il Partizan e’ una squadra quasi esclusivamente a “ trazione anteriore” ,ho trovato pure io alquanto strane le convocazioni per questa seconda sfida e personalmente avrei lasciato a casa 2 tra Bryant,Vkatko e Pippone a vantaggio di Diego e Stefano.
Inutile precisare che se il tiro di Marko fosse entrato ora si parlerebbe di altro,ma va bene pure così,avevo previsto almeno una vittoria a Belgrado e così e’ stato ed un meno 2 con il Partizan in caso di lotta per i play in fino all’ultimo secondo e’ un gap facilmente colmabile.