ROM non dimentica | Il tiro di Ruben Douglas, un’ingiustizia a spicchi

Alessandro Maggi 7

Era giusto che finisse così, ma non doveva finire così. Il 16 giugno 2005 non doveva essere l’ultimo capitolo: una storia di ROM

La stagione 2004-2005

E’ cosa di questi tempi iniziare un racconto con gli accadimenti extra-disciplinari dell’epoca. E’ divertente trovare collegamenti più che altro, e allora se Luciano Spalletti lascia ufficialmente l’Udinese reclamando a gran nome la Roma, c’è un leader che cerca di salvare il centro-sinistra, Romano Prodi, e una Luna Rossa che vola in America’s Cup con due vittorie a Valencia nel pieno del dominio degli svizzeri di Alinghi, mentre Mascalzone Latino prende schiaffi un po’ ovunque.

Nel basket, Milano è alla svolta. Dal 1996 ha avuto in otto anni cinque presidenti e otto allenatori. Il gioco stava morendo, ma Adriano Galliani coinvolge in pochi giorni Massimo Moratti e il Gruppo Armani, creando in estate l’Armani Jeans Milano. 

In panchina c’è Lino Lardo, oggi coach dell’Italbasket femminile, allora rampante guida di Reggio Calabria. In campo, una squadra accattivante, che avrà però bisogno di iniezione d’ossigeno a stagione in corso.

Due i nomi pesanti. Il centro Joseph Blair, dominante in Italia con Pesaro, quindi mvp di EuroLeague con l’Ulker. Ultima importante fermata della sua carriera, ma con ancora tanto da dare.

In regia ecco Jerry McCullogh, grande difensore che fece la storia di quegli anni di Cantù prima di un passaggio a Varese. In effetti, nella sua metà campo era un segugio, ma palla in mano non lasciò il segno.

Se il basket è spettacolo, e Giorgio Armani necessitava di corteggiamento, ai fiori ci pensarono in realtà altri due protagonisti. Un play italiano giovane e di buona qualità, Daniele Cavaliero, e un’ala Usa istintiva quando esplosiva, James Singleton. 

James aveva una fascetta intorno al capo rasato, una faccia da schiaffi senza precedenti, attitudine al rimbalzo, poca capacità di gestione delle emozioni corporee, ma due gambe in grado di monopolizzare le Top 10 settimana dopo settimana. Il tutto, proprio grazie alle “alzate” del play da Trieste.

A completare il tutto un tiratore italo-americano bisognoso di un parrucchiere, Dante Calabria, e tre carneadi che per voglia di fare a schiaffi, combattere su ogni pallone, e ogni tanto piazzare una tripla, divennero idoli del Forum: l’ala spagnola Diego Fajardo (uno che probabilmente necessitava di infiltrazioni anche per alzarsi dal letto), l’italo argentino di Villa del Rosario Mario Gigena (una fedina penale cestistica lunga un chilometro), e dal mese di aprile del 2005 un tedesco, Sven Schultze. 

A comandare il tutto, il capitano Claudio Coldebella. Uno passato in pochi anni da primo obiettivo di ogni insulto, a idolo del pianeta biancorosso, da anni boccheggiante non certo per colpa sua. 

L’avvio è importante, divertente, a lungo da capofila sorprendente della classifica. Poi l’inevitabile calo, perché Blair da solo non può tirare la carretta, Singleton vive di sprazzi, e McCullogh non è il trascinatore di talento che ci si poteva attendere.

(2/5 scorri in fondo per cambiare pagina e proseguire nella lettura della classifica)

7 thoughts on “ROM non dimentica | Il tiro di Ruben Douglas, un’ingiustizia a spicchi”

  1. di quella maledetta partita ricordo solo l’infinita serie di TL sbagliati da Joe Blair…….

    1. Joe Blair, che bidone! Il tiro di Ruben Douglas convalidato ebbe però il pregio di abbreviare un supplizio: quella Fortitudo era nettamente superiore alla allora AJ

  2. Io la vedo diversamente. Io ricordo l’attesa della verifica, la convalida del canestro, i tifosi che accettano la decisione, la squadra composta anche se delusa, Lino Lardo a raccogliere i suoi, un ambiente che lasciò giustamente festeggiare l’avversario. Fu il trionfo della decenza di una società, di una squadra e di una tifoseria di cui essere orgogliosi. Su altri campi si sarebbe dovuto dire al pubblico che il canestro non era buono per far defluire la gente. Milano offrì una dimostrazione di sportività che dovrebbe essere di lezione a tutti. Quella serie la si sarebbe persa comunque secondo me, allora meglio perderla dimostrando di essere di un altro spessore sportivo.

  3. A Livorno il fato ci e’ stato amico qui no,il succo della storia e’ solo questo.

    Lasciamo al padreterno il potere assoluto di decidere quello che e’ più o meno giusto.

    Io ricordo solo ,con grande piacere ed immenso rispetto,una squadra tecnicamente molto mediocre (ma con due grandissime palle)arrivare in finale di campionato pur nel pieno di una delle peggiori crisi societarie che ci hanno mai riguardato.

    Mi spiego meglio: ha per maggior valore quella onorevolissima sconfitta che un eventuale titolo nazionale vinto da una squadra con un budget da 33 milioni di euro ( il terzo in Europa quest’anno).

    Le vittorie e le sconfitte contano il giusto,quello che conta di più e’ non scordare mai chi siamo e significhi la parola OLIMPIA MILANO.

    I ragazzi della squadra del 2004/5 lo hanno dimostrato con i fatti e pur sconfitti hanno diritto al massimo rispetto.

    Ballerine,clown e magliette regalate al Forum sono solo cazzate.

    E qui mi fermo.

    1. L’importante come sempre è saziare il proprio ego pontificando sui social col solo scopo di poter dire Avevo ragione e se questo deve passare da una sconfitta ben venga l’importante è poter dire “IOl’avevo detto “
      Blah

  4. Esatto, partita persa per quell’asino di Blair (cui va sempre il mio ringraziamento per il fallo su Stonerook quando quest’ultimo vestita la maglia dei canturini) e non per quel tiro

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