«Ho letto qualsiasi cosa. Tutti parevano sapere più di noi. Ma c’è una sola verità. Ed è questa». Zoran Savic, GM del Partizan Belgrado, rivela i retroscena del “caso Mirotic” in una lunga intervista concessa in patria a Mozzart.
«Il primo contatto lo abbiamo avuto prima delle Final Four di Kaunas – racconta l’ex Virtus Bologna – sapevo che il Barcellona voleva interrompere il contratto. Nessuno si è mosso prima di noi in Europa».
Il club decide quindi di attendere l’estate: «Ci facciamo avanti anche con il suo agente, Igor Crespo. I colloqui sono proseguiti per tutto il mese di giugno, quando la risoluzione con il Barcellona era ancora lontana. Quindi emergono le voci: Olympiacos, Olimpia Milano, nessuno parlava di noi. E questo per lui è stato un segnale di grande serietà da parte nostra».
E si arriva al momento culminante: «Trattiamo con calma. Poi, un giorno, davanti a me, a Obradovic e al presidente lui rompe gli indugi: “Ho deciso, vengo da voi, e di questo informerò gli altri club”. Quando la notizia è uscita, sono iniziate le pressioni».
L’accordo era così definito: «Un triennale con clausola d’uscita al primo anno. Poteva facilmente risolversi se lo avesse voluto. Quello che gli abbiamo promesso è stato garantito. E ha avuto modo anche di confrontarsi con Kevin Punter. Lui ha fatto subito capire che voleva dare l’assalto all’EuroLeague. Ha lasciato il numero 33 a Andjusic per giocare con il 3. Era al centro di un grande progetto, sarebbe diventato l’idolo del 25% dei serbi. L’unica cosa su cui non potevamo competere con altri club era l’ingaggio».
E qui la situazione precipita: «Sono iniziate forti pressioni, ma tutti noi dobbiamo affrontarle. Io, Zeljko… alla fine abbiamo dato un’immagine negativa, come se uno che non ha mai giocato in Serbia non possa scegliere tra Partizan e Stella Rossa. Personalmente, mi ha infastidito quella frase sulle divisioni».
Nikola Mirotic infatti scrisse su Instagram: «non voglio essere una persona che divide, tanto meno sui colori del club».
Savic prosegue: «Le divisioni sono sempre esistite, lui non può dividerne nessuna. Le divisioni nello sport non sono una novità. Ognuno tifa per la propria squadra, le persone sono sempre divise per appartenenza di tifo. Non è qualcosa di specifico della Serbia. Con noi, scherzando, aveva fatto riferimento alle esperienze con Real Madrid e Barcellona, però poi avete visto tutti cosa è successo alla fine. Non avrebbe diviso nulla qui».
Sono parole anche colme di amarezza: «Mi dispiace solo che tutto sia stato presentato come una questione di vita o morte. Non è normale. Questo non è vita o morte, questo è sport e dovrebbe rimanere entro i limiti dello sport. Non si dovrebbe parlare del primo ministro che tifa per qualcuno, che altri ottengono più soldi dallo stato… I giocatori dovrebbero uscire sul parquet e mostrare chi è il migliore. Questa è l’unica misura. Ripeto, è stata una brutta immagine».
Sul livello di Nikola Mirotic, ovviamente, nessun dubbio: «È un giocatore di alto livello, non c’è dubbio, uno dei migliori in Europa, lo volevamo, non c’è dubbio. Devo anche dire che il suo mancato arrivo non ha rovinato particolarmente i nostri piani. Anche prima di Mirotic, abbiamo rinnovato il contratto con LeDay, che è il nostro quattro titolare, dimostrando quanto confidiamo in lui, il che significa che siamo molto stabili in quella posizione. Sono solo contento che non abbiamo affrettato l’acquisizione di alcuni giocatori graditi a Mirotic, o meglio, al suo profilo. Se li avessimo presi, avremmo rovinato alcune cose, ma così, tutto è ancora a posto…».

La responsabilità è sempre degli altri, puro scaricabarile stile politico italiano.
Vero mi sembra il pastore.
60 anni buttati nel cesso, un peccato non far fruttare una simile esperienza
Ma lo sapete che con queste continue critiche è accuse al “pastore” riferite a Messina, avete rotto? Ma chi vi credete di essere? branco di……
Del resto il “pastore” è un fesso qualsiasi, la sua storia è lì a dimostrarlo.
Ma alla fine che colpe avrebbe il Partizan? Hanno fatto una proposta e lui avrebbe accettato. Sui soldi in effetti Djordjevic dice quello che pensiamo tutti.
A me le parole di Savic sembrano sensate. Le “divisioni” nello sport son sempre esistite, non sono qualcosa che decreta vita o morte. Anche in un “paese caldo” (senza offesa per nessuno) come quello serbo.
Scenda in campi e dimostri quel che da fare, il colore della canotta non è poi così importante.
A meno che davvero non ci fossero minacce serie per la sicurezza sua e dei suoi familiari.
Cosa avrebbe chiarito? che non va da loro per soldi? chiarire con le mezze parole è fare una supercazzola.
Se venisse a milano nemmeno in questo caso pare, dico pare, essere l’offerta più ricca. nemmeno più ricca della loro, per cui bo…
Per me al di là di dove vada, se ha davvero ricevuto pesanti minacce fa bene a scegliere in coscienza di ciò che lo rende più sereno. Le rassicurazioni di terzi, fossero anche il presidente dell serbia o Obradovic sono bellissime, ma il giorno in cui fan del male a un famigliare non servono a un emerito cazzo.
L’hai data vinta a dei violenti? Nessuno è obbligato a far l’eroe con la propria pelle, per una palla da basket poi.
Questo a patto che sia tutto vero. Ma finchè non sappiamo, e non credo di saprà mai davvero, io non mi sento di criticarlo.