La Repubblica-Milano oggi in edicola titola a pagina 17: «La missione è opporsi alla deriva». Sottotitolo: «Gli sfoghi di Messina, la mancanza del senso di urgenza: all’Armani serve una reazione».
Nel suo articolo Massimo Pisa osserva: «Manca, infine, senso di urgenza. O di quella che Ettore Messina chiama “autoesigenza”, al di là delle difficoltà di cui sopra, dei limiti e delle fatiche, degli infortuni e delle critiche. Trovare le motivazioni per reagire alla deriva dovrebbe prescindere dalle staffilate dell’allenatore o dal rumoreggiare sui social di chi, comunque, individua nel coach il bersaglio principale della propria frustrazione. «Facciamo almeno a cazzotti!», urlò una volta Simone Pianigiani, da ct della Nazionale, al termine di un celebre timeout. Ecco, lo facessero, ad Assago».


Opporsi alla deriva vale per tutti e non solo per i giocatori. Iniziando dalla proprietà che deve capire se gli va bene aver investito probabilmente oltre 100 milioni nel triennio Messiniano per essere dove siamo.
Opporsi alla deriva vale per Messina che non può pensare di tirare a campare sulle fortune passate. In questo caso ci si può opporre in maniera elegante. Ovviamente vale anche per i giocatori visto che ormai, è ovvio, il coach diciamo e’ mal sopportato. Professionisti dovrebbero lavorare bene anche con un capo con cui non si va d’accordo e poi andarsene a fine stagione.
Ultima annotazione. Penso che non ci sia frustrazione nell’ormai 90% di persone che chiedono la testa di Messina sui social ma sana incazzatura nel vedere l’Olimpia ai livelli di quest’anno. Se fosse uno sport più popolare Messina sarebbe imitato da Crozza come Binotto. Quello che conta per i veri tifosi è la squadra non allenatore e giocatori quelli passano e velocemente nello sport moderno. Per questo i tifosi si sono rotti di Messina per come ha ridotto lo spirito della squadra.
Concordo su tutta la linea, analisi precisa dello stato d’animo di tutti. Messina è coach e manager. Il primo a doversi porre domande sulla situazione sconfortante è lui.
Direi che la mancanza di “senso di urgenza” è la parola chiave per società, tecnico e giocatori.
Detto questo, ormai siamo fuori tempo massimo per intervenire in EL, bisogna solo sperare che le squadre che andremo ad affrontare abbiano delle serate storte e provare quindi a guadagnare un pochino di tempo, ammesso che possa servire.
A mio modestissimo parere, era già evidente dopo poche partite (vinte o perse poco importa), che fossero necessari interventi da un punto di vista tecnico per meglio assemblare la squadra e farle esprimere il suo potenziale.
Poi, in mancanza di cambiamenti/aggiustamenti tecnici, con l’aggiunta di infortuni e risultati poco positivi, si è sviluppato il problema dei rapporti interni al gruppo e con l’allenatore ed ora la questione è ancora di più difficile risoluzione.
Difficilmente anche un intervento drastico cambierebbe a breve la situazione. I buoi sono scappati dalla stalla, bisogna vedere se e come riuscire a riprenderli, almeno per provare a non pregiudicare anche la stagione in Italia.