La Gazzetta titola: Milano nono ko di fila. “Questo è lo specchio della nostra stagione”

Alessandro Maggi 6

La Gazzetta dello Sport titola a pagina 44: «Milano nono ko di fila. “Questo è lo specchio della nostra stagione”»

La Gazzetta dello Sport titola a pagina 44: «Milano nono ko di fila. “Questo è lo specchio della nostra stagione”». Sottotitolo: «L’Olimpia cede nel finale al Maccabi. Coach Messina deluso, ma confermato».

Questo l’attacco di Paolo Bartezzaghi nel suo articolo: «La notte europea continua. Anche questa volta Milano sembra vicina alla svolta, ma anche questa volta arriva la sconfitta, la nona di fila in Eurolega, la sesta al Forum. Alla fine qualche fischio si sente, ma anche qualche applauso».

6 thoughts on “La Gazzetta titola: Milano nono ko di fila. “Questo è lo specchio della nostra stagione””

  1. Sconfitta molto pesante, perchè il Maccabi visto ieri mi è sembrato squadra mediocre e nulla più, anch’essa con assenze importanti, che mai aveva vinto in trasferta in questa stagione in EL.
    Nell’intero quarto quarto si vedeva lontano un miglio come i giocatori fossero letteralmente terrorizzati, in piena confusione, tanto che son stati commessi errori madornali pure in difesa da parte di chi solitamente lì è un maestro.
    L’impressione, chiara, è che in quei 10 minuti di terrore e confusione non vi sia un solo giocatore, tra quelli in campo ieri, in grado di rappresentare una sicurezza per i compagni, quel giocatore a cui dare la palla quando si è in difficoltà. Nemmeno dopo i time out di Messina, con uno schema disegnato sulla lavagnetta, si riusciva non dico a realizzare un canestro, ma almeno a imbastire un’azione degna di questo nome. Terrore e confusione a livelli assurdi.
    Lo scorso anno, nei momenti di difficoltà durante le partite, la sicurezza era il p&r Chacho-Hines, quante volte si andava da loro quando si faticava a trovare un canestro!
    In questa stagione, per adesso, non vi alcuna sicurezza per i giocatori: non può esserlo dare la palla in mano a Naz o ad Hall, non può esserlo Davies spalle a canestro in posizione statica, non può esserlo un Cabarrot che entra testa bassa a canestro venendo respinto con perdite, non può esserlo palleggiare per 20 secondi e poi sparare una tripla sconclusionata. Probabilmente la sicurezza sarebba stata Shileds, l’uomo a cui dare la palla icendo “pensaci tu”, ma purtroppo è assente e lo sarà ancora per molto; o magari Pangos, ovviamente un Pangos sul pezzo, in grado di prendersi determinate responsabilità.

    C’è molto da lavorare, sì, ma allo stato attuale sinceramente non si può non pensare che, dopo aver perso contro questo Maccabi, la striscia di sconfitte consecutive in EL sia destinata ad allungarsi a dismisura. Spero di sbagliarmi ovviamente.

  2. Tutto si svolge proprio sotto i nostri occhi, partita dopo partita, addirittura come se scorresse al rallentatore, ma nonostante ciò nessuno, nessuno di noi, giocatori, staff, panchina, commentatori professionisti e commentatori del blog, riesce a vedere cosa succede realmente, a trovare la causa di quello che accade, come succede nelle magie, solo che questa è una macumba.

    Poi testimoni la tua fedeltà alla squadra e ai suoi uomini come del resto ha fatto la proprietà, ma siamo tutti amareggiati, tutti alla ricerca del quid che oggi non funziona e che ci farà svoltare.
    Sia pure a stagione finita, com’è finita questa in EL, siamo seri e realisti.

    “Vedo anch’io le cose che vedete voi” detto da Messina in conferenza stampa – proprio in risposta al Guazz, del quale mi pare di aver riconosciuto la voce – significa che magari ci rimettiamo in piedi e vinciamo qualche partita, ma le prime 6 sono di un livello che per noi oggi è astratto, quindi i po sono andati.

    Siamo tutti amareggiati.
    Allora si spiega come i tifosi più semplici, più ingenui, cerchino anche loro di comprendere quello che scorre sotto i nostri occhi, ma che forse proprio per questo, nasconde la verità, la chiave.
    Gente senza cultura, sportiva in particolare, gente semplice e frustrata, che di fronte all’enigma offre soluzioni semplici, immediate – direi candide, e che proprio per questo fanno incazzare chi ragiona, chi soffre, chi prova a quadrare il cerchio.

    “Via l’allenatore! – dicono – prendiamo un super! No, 2! La colpa è di questo, di quello, dovevamo tenere quell’altro, la colpa è di tutti e chi non lo dice è un perdente” eccetera eccetera.
    Come se la risposta a un enigma contorto e devastante, sul quale stanno lavorando professionisti affermati della panchina e giocatori professionisti, possa stare tutta in una sola, semplice frase.
    Questa ricerca ossessiva della semplicità, da sempliciotti, fa ridere quando siamo sereni, quando invece siamo amareggiati e sofferenti come oggi, a volte fa incazzare.
    E non è ripetendola all’infinito, senza alternative, come una pubblicità invadente, che diventi più vera. (1. segue).

    1. Purtroppo il seguito è andato perso dopo che lo avevo spedito.
      Non ne ho una copia.
      Redazione se per caso riusciste a ritrovarlo…

  3. Spettabile Palmasco, le scrivo questa risposta per 2 semplici motivi

    1) per scusarmi del comportamento poco educato avuto nei suoi confronti nel passato

    2) per porle una domanda : perché essere sempliciotti se si dice di cambiare un allenatore o un giocatore?? Negli sport di squadra non vi sono altre soluzioni se il team non rende per i risultati aspettati. O se ci sono, me le illustri

    Detto questo saluto i gestori di questo blog che continuerò a leggere ma non scriverò più (per la gioia di molti).

    1. Ma, guarda, Sc74, forse tu stai pensando a un Dusko Ivanovic che da quando ha sostituito la panchina della Stella Rossa in crisi, non ha ancora perso, o a casi del genere.
      È certamente un aspetto della questione, ma devi riconoscere che sono soluzioni che funzionano per squadre senza grandi ambizioni reali, com’è la Stella Rossa – grande tifo, grande passione, ma non in grado di essere una seria pretendente per tante ragioni, magari non sportive – che quando perde male una serie di partite cambia allenatore e raddrizza qualche risultato.

      Il caso Milano però è diverso. Le ambizioni della squadra sono di essere costantemente tra le prime in Europa, di creare una squadra e una cultura sportiva.
      Questo è stato ed è il lavoro di Messina. Una visione globale che pochi altri allenatori hanno – anche perché a pochi è permesso.
      Quindi cambiare quella parte del meccanismo di un allenatore che dirige e regola il lavoro dei giocatori in campo, è soltanto un pezzettino che nello schema più ampio dell’idea Armani di una costruzione di squadra a Milano, non può essere risolto dal semplice cambio allenatore.
      Non sono in ballo qualche partita da vincere o da non perdere, ma la costruzione di un organismo di successo.

      Per questo, secondo me, ma anche secondo la proprietà, l’attore principale non può che essere Messina.
      L’idea è fare un Real Madrid, o, in tempi recenti, il fantastico Efes di Ataman che da ultimi insieme a noi dell’era Pianigiani, sono sempre lì a fare le finali, e le ultime due le hanno vinte.

      Molti di questi punti erano spiegati meglio nel secondo post che purtroppo s’è perso nella gestione dei commenti di questo sito.

      Per gli insulti e le aggravanti del nostro passato reciproco è storia passata, appunto, ci siamo accessi e siamo andati oltre per motivi stupidi, anche se comprensibili in un forum dove la partecipazione è dovuta soprattutto a trovare uno sfogo a passioni molto profonde.
      Acqua passata e mi scuso anch’io per la mia parte.

  4. Cosa succede? Difficile dirlo o forse è più semplice di quello che sembra; non stiamo parlando di un gruppo di giocatori che si deve ritrovare, ma di un gruppo che doveva tramutarsi in squadra e che per una serie di eventi, ancora?, non è avvenuto. Avverrà? Quando, posto che succeda, torneranno tutti? Del doman non v’è certezza, meno che meno nel nostro disgraziato caso

    Perchè magari si è proprio sbagliato tutto in sede di assemblamento di quei giocatori, magari si è sbagliato proprio il concept di quel progetto, nell’attesa attendiamo galleggiando in un “oggi” pieno di dubbi e incertezze

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