Olimpia Milano post Unics, ovvero la salita e la ricaduta. Sono le montagne russe d’EuroLeague, e la seconda è sempre inevitabile come la prima.
La transizione difensiva
Lo avevamo detto ieri. Controllo delle palle perse, citando Ettore Messina, ma anche e soprattutto dei rimbalzi.
L’Unics avrebbe giocato cercando di correre, dunque controllando la situazione sotto le plance, e colpire in uno contro uno.
Ha avuto le percentuali, altalenanti globalmente per una squadra che comunque ha quella caratteristica lì, affidarsi all’isolamento più che alla circolazione. E’ il suo talento.
E ha avuto i possessi: le tessere del puzzle hanno trovato collocazione nel finale di primo quarto, tutto il resto per i russi è stata discesa.
E’ questa l’arma per fare male a Milano? Oggi sì, lo ha dimostrato anche il Bayern poche settimane fa. Ma il dato del 34-14 a rimbalzo non rispecchia quanto fatto dall’Olimpia sino ad oggi.
E’ andato tutto troppo male, ma si è caduti in una trappola nota senza cercare vie alternative. E un problema c’è. Tenere il ritmo quando sono gli altri a correre. Transizione difensiva. Quella che ti permette di ricompattarti in fase dinamica.
L’Olimpia oggi non parla quando deve rincorrere. Dovrà riuscirci. Non ha giocatori performanti come nella difesa a metà campo, ma ha le competenze e buone gambe da alcuni per ridimensionare il problema.
La circolazione di palla
Che ieri c’è stata, come sottolineato dall’amico Guazz: 16 assist con 29 tiri a segno.
La squadra si è cercata, sempre, anche nei momenti peggiori. Ha sbagliato molto in fase di possesso, ha sofferto molto con i portatori di palla (ne avevamo parlato ieri), ha tirato male anche piedi a terra.
Manca qualcuno che “tiri fuori le castagne dal fuoco” in questi momenti? Oggi sì, delle due una però.
Se Kevin Punter catalizzava i possessi, ma l’assenza ha reso più imprevedibile il gioco di squadra, bisogna prendere pregi e difetti di una strategia piuttosto che di un’altra.
Certamente nelle ultime gare la squadra non ha tirato bene, lo ha dimostrato anche nel primo quarto con un Fenerbahce da chiudere serenamente sul +30 sfruttando tutte le occasioni create.
Ma la coperta, oggi corta, può essere più ampia. Non tanto recuperando Malcolm Delaney, gli infortuni li hanno tutti (e Milano forse ha patito meno di altri), ma ottenendo di più da seconde e terze firme. Quel che sta dando Datome, quel che sta mancando da Grant e Daniels (ma siamo a novembre), quel che non sempre si ottiene da Mitoglou.
I valori di una sconfitta
Le sconfitte hanno sempre qualcosa da insegnare, esattamente come le vittorie o alcuni passaggi chiave di una vittoria.
A novembre si studia vivendo, non vi è niente di scontato, soprattutto in una competizione dove il livello medio resta alto, pur notando il notevole calo dei picchi di talento delle ultime stagioni.
Le difficoltà possono essere momentanee, le pecche sono invece tendenze, che si osservano in un segmento temporale più ampio.
Non si deve vivere Kazan come una spia o un interrogativo, ma come un accadimento evidentemente possibile. Milano può perdere così. Tutti ora lo sanno.
E allora, se quella via esiste, meglio renderla più accidentata.


Quoto, eccepisco su un unico passaggio, quando si dice che Grant e Daniels non performano, “ma siamo a novembre”; io direi: ” e siamo a novembre”……..il tempo che passa è un fatto…..soggettivo
vabbe’ grant abbiamo capito ke l’eurolega nn la tiene e quando rientra malcom giokera’ solo LBA e daniels attenderei a giudicarlo entro natale visto ke ha avuto pure un piccolo infortunio ke lo ha tenuto fuori piu di un mese ps pure a me convince poco